"Bushido significa "determinazione nella volonta' di morire" (Bushido towa shinu koto to mitsuketari). Cio' implica che tutti i samurai devono vivere in modo ammirevole e con onore in modo da non avere rimorsi al momento della loro morte dato che tale possibilita' si presentava ogni giorno. Comportarsi in modo pregevole significava seguire un rigido codice morale che comprendeva, tra l'altro, giustizia ed educazione."
Quando ho scritto ai bordi di questo blog che qui dentro non si fa letteratura, dicevo la verità.
Ho vissuto la maggior parte della mia vita in modo tale da non avere rimorsi, e ne sono sempre stata fiera, perchè il pur difficile esercizio della lealtà e della sincerità (che in questo mondo sembra non paghino), il trattare chiunque con rispetto e gentilezza, il bandire dai miei atti l'arroganza e la prevaricazione forse non venivano ricambiati ma mi lasciavano e mi lasciano serena con la mia coscienza.
C'è stato un periodo, nella mia vita, in cui "mollare" sembrava l'unica possibilità davvero realistica.
Ho scelto di tenere duro.
Ho lottato come non mai, ho pagato un prezzo enorme in fatica e sacrificio e dolore ricacciato indietro.
Ho ruggito come un leone.
E mi sono alzata.
Ero convinta che sarebbe arrivato, per me, il momento di rendere il conto ed incassare la lauta parcella che avevo maturato nei confronti di una vita non semplice.
E quel momento, in verità, è arrivato.
C'è stato un periodo formidabile nel quale avevo tutto quello che potevo desiderare.
Solo che io non c'ero.
Tramortita dallo stupore, mi sono come messa in standby.
Ho deviato rispetto al dovere di lealtà, e mi sono smorzata dinanzi a comportamenti crudeli e ripetuti.
Lì dove Madame avrebbe preso la katana e tagliato via senza pietà, Barbara ha scelto di far finta di niente.
Quattro improperi e poi via, la ruota ha girato ancora.
Così, nelle ultime quarantottore, ho sperimentato tutte le variazioni del nero.
Qualche giorno fa, ho rispolverato la mia katana e me la sono portata a studio.
Sta lì, adagiata sulla sedia come una gatta pigra, e mi guarda.
"Perchè l'hai portata a studio?", mi ha chiesto Briz.
"Perchè devo ricordarmi chi sono. Perchè da mesi non sento più il samurai dentro di me.".
Il samurai l'ho sentito ieri sera e stanotte.
Mi faceva uscire dalla gola lamenti strozzati. Mi faceva ruggire la pancia.
Io credo che ognuno di noi abbia il diritto di essere felice.
E credo che ognuno di noi abbia il dovere di limitare le occasioni di infelicità e di non prestare il fianco ad esse.
Credo che vivere in modo ammirevole significhi, prima d'ogni altra cosa, aver rispetto della PROPRIA vita e della propria integrità.
Credo che nessun essere possa perseguire la Giustizia se si comporta verso se stesso in modo ingiusto.
E credo che l'Educazione sia in sostanza la prescrizione di Nichiren: il Maestro bussa tre volte e poi si ritira.
Senza insulti e senza odio.
Senza prendere a calci la porta, perchè una porta HA IL DIRITTO anche di restare chiusa, se lo desidera.
Stamattina io visto la porta restare chiusa.
Ho versato qualche lacrima e mi sono ritirata.
Senza insulti e senza odio.
La Giustizia che perseguo riconosce alla porta il diritto di restare chiusa.
L'Onore secondo il quale mi sforzo di vivere mi vieta di prenderla a calci.
Il Maestro si ritira.
Non c'è nulla di disonorevole, nel suo ritirarsi.
E' ciò che ognuno ha il diritto di fare: ricercare la felicità.
E' un diritto che hanno tutti.
Anche io.
"Non permettere mai che le avversità della vita ti preoccupino. Dopotutto nessuno può evitare i problemi, nemmeno i santi o i saggi. Semplicemente recita Nam-myoho-renge-kyo e, quando bevi saké, stai a casa con tua moglie. Soffri per quel che c’è da soffrire e gioisci per quello che c’è da gioire. Considera entrambe, sofferenza e gioia, come fatti della vita e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo qualunque cosa accada. In questo modo sperimenterai una gioia illimitata derivante dalla Legge. Rafforza la tua fede più che mai."
Un'amica mi trascina ad un happy hour per farmi conoscere la sua nuova fiamma.
Pare, infatti, che un bipede "Madame Revanche tested" abbia, sul lungo periodo, una riuscita migliore: quotazioni stabili anche sull'usato, tagliandi cheap e tenuta motore degna di un trattore.
Il campione in questione parla poco e sensatamente, non porta gli occhiali da sole sulla fronte (e questa, di questi tempi, è dote che fa impennare l'indice di gradimento chez Madame) e, spectacul spectaculare, potendo scegliere tra ben due quotidiani sul tavolo, afferra deciso La Repubblica ignorando bellamente La Gazzetta dello Sport.
Amica: "Allora???"
MR: "Allora cosa?"
Amica: "Dammi qualche buona ragione per approfondire questa conoscenza, scusa!"
MR: "Mah...Ad occhio e croce ce ne sono 25 centimetri, di buone ragioni..."
"Pronto?"
"Sono io."
"Ah, beh, è una buona nuova..."
"Perchè?"
"Beh, potevi essere qualcun altro....Invece sei proprio tu. Niente sindrome bipolare!"
"Barbarè, lassa futta, vah..."
"Ya, mein fuhrer. Che posso fare per te?"
"Sono a casa. Stasera parto per Milano, ho un convegno."
"Vuoi che venga a stirarti le camicie?"
"Magari. Ma dopo pranzo, quando fa caldo e tracolli. Così ti passa l'umorismo..."
"Grazie, Mengele, lei sì che si occupa di nostra salute!"
"Mangiamo assieme?"
"Ya, mein doktor."
"Ti passo a prendere io..."
"Ma dopo davvero devo stirare?"
"Se tieni a bada lo spirito, no.".
"Ci sto."
"Stai bene, Sorè?"
"No, ma adesso so che migliora."
"Che tempi...Da ragazzi facevamo a botte al Parco Robinson. Ora mi tocca farti stendere su una panchina e strizzarti il cervello...."
"Beh, sempre meglio che strizzarmi le tette."
"Anche perchè c'è poco da strizzare, eh..."
"Ecco, io per questo ti tengo come migliore amico. Perchè sei sempre pronto a stringere il cappio."
"Soddisfo i tuoi bisogni, ragazza. Mostra gratitudine."
"Ya, mein doktor. Posso avere un mestolo di zuppa in più, oggi?"
"Vedremo. Ore dodici."
"Tres bien. Sono felice di vederti, Giò. Oggi più che mai."
"Sono il Signor Wolf. Risolvo problemi."
"Qua mi sa che ti tocca sparare, Wolf."
"E qual è il problema? Una spada è inutile nelle mani di un codardo...Pensa un Uzi!"
Fulvietto:" No, perchè io all'amicizia ci tengo, io porcherie agli amici non ne faccio...".
Madame Revanche: "E quindi?"
Fulvietto: "Quindi questa causa la affido a te."
MR: "Scusa, ma P. è da sempre il tuo difensore!"
Fulvietto: "Ebbè? Noi non gli diciamo niente!"
MR: ".... E ti pare corretto?"
Fulvietto: "Sì. Tanto, mica va a controllare, eh!".
Poi dice che uno si butta a sinistra....
Balliamoci su, vah!
"Ho ucciso il tuo maestro e sto per uccidere anche te. E nell'immediato futuro, quella spada sarà mia...".
"Puttana. Tu non ce l'hai, un futuro."
La notte del 5 giugno 1989 a Trani è insolitamente calda.
Ho sedici anni, e me ne sto seduta in veranda ad ascoltare il fruscio dei pini del vicino ed il silenzio della notte, interrotto solo occasionalmente dal metodico russare di mio nonno.
Ho sedici anni e sto per concludere quello che per molti anni a seguire mi parrà l'anno più brutto della mia vita, solo che a sedici anni ancora non hai ben chiaro quanto possa essere grande l'orrore.
Nei miei occhi puntati sulla luna è questa qui l'immagine che scorre, questo ragazzo con i sacchetti della spesa che fronteggia i carri armati.
L'orrore, già...
L'orrore di chi compie un gesto così enorme e semplicemente scompare. Nel nulla.
L'orrore ed il nulla.
Due volti della stessa medaglia, una medaglia chiamata disonore.
Il cinque giugno 1989 nessuno può immaginare che, nel 2003, questa sedicenne alquanto bizzarra vedrà Black Mamba e si convincerà di esserne in qualche modo l'erede spirituale.
Non lo immagina neanche questa sedicenne, che se ne sta seduta sconsolata nella notte ad aspettare che faccia giorno.
Un giorno che la porterà all'aereoporto di Bari, zona arrivi nazionali, ad aspettare che dal volo da Torino scenda colui che, da mesi oramai, sbarca solo per baciarla appassionatamente nella zona pre-imbarco.
Sedici anni sono pochi, soprattutto per mettere al riparo un fidanzato che di anni ne ha 29 ed è un ricercatore universitario di fama nazionale.
Ci si bacia appassionatamente e bon, niente colpi sotto la cintura.
"Davide, hai visto??? Hai visto????".
Trovo in quegli occhi lo stesso orrore che sento nei miei, i suoi dieci quotidiani tutti sul tavolino del bar a rimandare quell'immagine.
Vent'anni dopo, l'orrore è lo stesso.
Solo che hai parecchie cose più chiare, in testa.
Ad esempio, perchè ti facciano orrore certe forme talmente becere di machismo...
Fulvietto, per esempio.
Fulvietto ed il suo esclusivo circolo di fighi volanti, gentarella da due lire ma con molti soldi che pensa di poter comprare ogni cosa e si incazza se qualcuno, a sorpresa, dice : "No, grazie. NO.".
Qualcuno come me, per esempio, gente fuori di testa convinta davvero che si possano fermare i carri armati con due sacchetti della spesa.
Gente che, dinanzi alla cronica arroganza di Fulvietto e compagnucci di merende, lungi dal sentirsi schiacciata da cotanta impudicizia, si rende conto che una cosa è il prezzo ed un'altra è il Valore e, senza se e senza ma, ti manda a fare in culo.
Gente come me, per l'appunto.
Sono giorni che ascolto vanterie degne dei peggiori bar di Caracas, racconti agghiaccianti per mancanza, in capo al narratore, di qualsivoglia senso del decoro e dell'Onore.
Fulvietto e quelli come lui, gente con una consistente faccia da pirla e priva del minimo senso critico per avvedersene.
Gente, per dire, che, come Fulvietto, dinanzi ad un compagnuccio di merende che tratta a pesci in faccia lui, la famiglia e gli amici, mica si alza e se ne va.
Fa una battutina ironica e poi, ad un'altra cena a casa dello stesso soggetto, mica rifiuta di andarci, macchè.
"Ebbè, era un compleanno, mica si poteva dire di no, eh....".
Fantastico, proprio.
Il senso dell'Onore di un burattino di latta.
Un burattino senza fichi, appunto.
Il brutto di questa gente è che non si limita ad essere una merda.
Schizza, e finisce che sporchi qualcosa che a te è cara.
Così, quando questi rampanti del nulla si ritrovano, è facile che facciano branco.
Il branco spaventa.
Ma anche no.
Non una ex sedicenne del 1989.
Una che, piuttosto che replicare duramente a chi fa il gradasso solo per fare lo splendido dinanzi a Fulvietto, risponde: "Va bene, chiamami quando Fulvietto non c'è. Almeno ti ascolto e sono sicura che sei tu, quello che mi parla...".
...A fare il botto, dico.
Sono la fortunata portatrice di una sindrome reattiva da stress.
Uno sballo!
Stessi sintomi dell'infarto, solo più fetish.... Notti in bianco ad aspettare che il cuore ti esca dalla bocca, sbalzi di pressione che neanche una caldaia antiquata, tremolii diffusi, vocina da bambina mannara che si impossessa della tua laringe ed improvvisa difficoltà ad esprimere concetti semplici.
Tipo che stamattina vado al bar e chiedo: "'ngiorno, un bicchiere d'acqua e... uno di quei cosi nella tazzina..." perchè non mi esce la parola caffè.
E poi ieri, quando dopo decenni ho provato la spinta fortissima di far male a qualcuno, io che ho passato tredici anni della mia vita ad onorare il bushido....
Io, mi sono ritrovata con le unghie conficcate nei palmi delle mani - due si sono spezzate, ma meglio la manicure che la galera... - e mi sono sentita urlare come mai, io che credo nella gentilezza e nella comprensione e nella tolleranza.
Io, passata da essere umano a bestia e poi ritornata il paradigma della persona affettuosa ed educata, che conversava amabilmente, abbracciava, baciava e dentro aveva l'inferno....
M'è toccato rifugiarmi due volte in bagno, tanto era forte la voglia di urlare e scappare...
E la sensazione di sporco, chè io non mento mai, e ieri ho avuto una performance da Oscar, a masticare ed inghiottire roba che sapeva di veleno e tradimento, ma tant'è, io non vado mai oltre il giusto, nella punizione, e dovevo starci, là...
Stanotte rivivevo quei minuti secondo per secondo ed ho provato un misto di furia e vergogna da morirne...
Col cazzo, che ne muoio!
Uno sballo, proprio.
Così, dinanzi alla dottoressa che mi prescriveva esami, controesami, interrogatori e cazzi e mazzi, io, con la mia notoria congruenza, ho sbattuto le ciglia ed ho chiosato: "Bon, lasciamo perdere i sintomi. C'è una cosa che voglio sapere..."
Ha sorriso, la tenerella... "Vuoi sapere se guarirai? Certo!".
"No. Voglio sapere se questa cosa mi farà prendere qualche chilo, perchè vede, io devo arrivare al pesoforma entro luglio..."
Ha smesso di sorridere.
"Stai davvero molto male, allora.".
"Sì, ma guardi che pancia piatta, eh!".
Da qualche tempo ho un problema.
Nella mia vita ordinata e marziale è entrato Fulvio.
Fulvio è il classico furbetto del quartierino, uno che, per dirla con Oscar Wilde, "conosce il prezzo di ogni cosa ed il valore di nessuna": aggressivo, arrogante e con la medesima etica di una pozzanghera.
E da bravo fiore di loto quale io sono, ho intenzione di affondare le mie radici nel fango, e restare candida.
In altre parole, ho stabilito di inchiappettarmelo in modalità Madame: preparazione accurata della griglia, focalizzazione dei punti d'interesse, quadrangolare e bam: senti come urla il pennarone.
Ci sto lavorando da oltre un mese, in pratica da quando ho capito di aver sbagliato la partenza, con Fulvietto....
E' che quando ci siamo conosciuti, ha messo in mostra una delle cose che io più schifo, nella vita: l'attitudine a promuovere se stessi gettando badilate di merda su qualcun altro.
E siccome io a quel qualcun altro tenevo parecchio, la cosa mi ha alquanto contrariata.
Ho sbagliato.
Presa dalla collera, non ho ricordato il mio amico Oscar che diceva che la verità di un'idea non ha nulla a che vedere con la sincerità di chi la esprime.
Il concetto merdosetto, ho scoperto, non era poi tanto lontano dal vero. Onore al merito, dunque. Io premio SEMPRE la verità, ed è per questo che ultimamente Fulvietto, nei miei riguardi, è decisamente più rilassato.
Ne sono contenta.
Perchè gente come questa, che non ha nulla di sacro nella vita, vive sempre nel sospetto.
Il reale, belli miei, si conforma.
Se sei un sicofante, difficile che tu ti ritrovi attorniato da fedeli.
Così, mentre Fulvietto si rilassa, io sono la mano che dondola la culla.
Raccolgo informazioni e lascio scorrere.
Perchè io da questo tizio che vedete qui in marmo ed espressione giustappunto machiavellica ho molto e bene imparato.
Così, per dirne una, è bastato che io per qualche tempo scomparissi dal suo orizzonte per ritenere di aver vinto. Ha fatto una proposta disonesta al mio protetto spacciandola per un atto di amicizia e con la certezza che non mi sarebbe stata riferita.
Sbagliava, naturalmente.
Per quanto i rapporti tra me ed il mio protetto possano essere tesi - e lo sono un bel po' - c'è una cosa di cui chi mi è vicino non dubita: la mia integrità nel giudizio.
E poichè, direbbe il mio amico quassù, "Gli uomini spesso fanno come certi minori uccelli di rapina, ne' quali è tanto desiderio di conseguire la loro preda, a che la natura gl'incita, che non sentono uno altro maggiore uccello che sia loro sopra per ammazzarli.", io mi son portata in quota ed ho lasciato cadere dall'alto la mia contromossa.
Dall'alto: quindi in modo perfettamente logico, disinteressato e bonario.
Fulvietto, vistosi scoperto e non riuscendo a comprendere come mai io non avessi dato di matto, ha sclerato.
Ha modificato l'offerta immonda al mio protetto sostituendola con una assolutamente onorevole (e confermando con ciò l'esattezza del mio giudizio), ha pregato il mio protetto di rassicurarmi sulle sue onorevoli intenzioni e si è spinto ancora più avanti.
Stamattina, mentre bevevamo il caffè, ed il mio protetto era al telefono, mi ha mormorato: "Barbara, io voglio che tu sappia che nella mia proposta non c'era niente di male, eh, io avrei portato gli estratti conto delle spese, tutto alla luce del sole, eh... E comunque, guarda, il fatto che te ne abbia parlato vuol dire che poverino ce la sta mettendo tutta per migliorare...".
Un disastro, insomma.
Non solo ha dato corpo alla massima di La Rochefucauld secondo cui "La generosità spesso non è altro che la vanità del donare" ma ancora una volta, per rimediare alla propria debacle, ha dovuto smerdare il suo supposto "amico fraterno".
Me cojons!!!
E non finisce qua...
Proverbio inglese: "Se un uomo ha una grande idea di sé stesso, si può essere certi che è l'unica grande idea che ha avuto in vita sua.".
Mi mostra, impettito ed orgoglioso, una lettera che ha intenzione di recapitare a qualcuno che, evidentemente, ha sentito anche lui, al cospetto di Fulvietto, quel vago ma preciso sentore di merda e richiede, ottenendolo, il mio plaudente giudizio.
Plaudo, eccome.
Perchè anche nella lettera riesce in qualche modo ad esporre il mio protetto...
E poi mi piace assai che mi prenda da parte per inchiappettarsi il mio protetto, come se io e lui potessimo essere complici.
La complicità è una finta, da parte sua: la complicità si fonda sull'idea della parità, ed è un'idea che raramente sfiora i neuroni di gente come lui....
E dunque, giochiamo, tu sei il Male ed io sono la Cura.
So già come finirà: alla resa dei conti, il mio protetto sceglierà da che parte stare. E non sarà la mia, visto che sinanche oggi ha scelto Fulvietto, ed il suo piccolo mondo.
Pazienza.
"Amare significa volere per una persona le cose che si ritengono buone, a motivo di lei e non per sé stessi, ed essere pronti a compiere queste cose, secondo le proprie possibilità.", diceva Aristotele...
Io sono pronta, e voglio portare fuori la buddità di Fulvietto.
Con un taglio ad Y, che esponga al mondo tutto quello che ha dentro.
Del resto, "una spada è inutile nelle mani di un codardo" ma può fare meraviglie in quella di un anatomopatologo....