Succede che ricomincio a dormire, cullata dalla melatonina e dall'effetto placebo.
E dai miei sogni scompare la bistrata rockstar.
Un po' me ne dolgo, perché tra un giretto e l'altro, io e la rockstar abbiamo messo a punto qualche progetto per il futuro, ed ero curiosa di sapere come andava...
E come va?
Va che ricevo una dichiarazione d'amore tormentata e al tempo stesso euforica, e col tormento e l'euforia rispondo, mentre nella testa mi rimbombano i saggi consigli del Direttore, e finisce che quasi quasi mi perdo la gioia del momento, annegata nel dubbio.
E poi, per uno strano caso del destino, qualcuno ti legge nel pensiero e aggiunge al tormento e all'estasi una postilla che spazza via il “però” del Direttore.
Ed è lì che comincia davvero...
Il mondo racchiuso tra una bottiglia di Amstel ed un pacchetto di Marlboro morbide, e notti in giro con qualcuno che prega e qualcun altro che scrive...
E quest'estate che è arrivata troppo presto, e ricopre di sole i momenti bui...
Guardo mia sorella risorgere inconsapevole dalle proprie ceneri, e tengo a freno l'impulso di metterla sotto una campana.
Così finisce che andiamo in giro in Smart come due stronzette alla moda, la capotte abbassata a condividere col mondo la musica degli anni '80 e le borse firmate.
E mi guadagno un giro di tango col maestro della scuola, che mi attrae a sé e mi lascia andare sul parquet troppo appiccicoso, 180 cm di muscoli felini ed un orrendo odore di birra bionda a poco prezzo.
Mi mette una coscia dietro il sedere e mi dice “Però...”, stupito di aver invitato a ballare la secchiona della classe e di essersi ritrovato tra le braccia una persona un po' diversa...
“Ma che mi frega...” penso ad alta voce.
Alla fine, quello che davvero volevo pare che lo abbia avuto, nel solito modo altalenante e faticoso...
Quello che volevo, alla fine, ce l'ho qui, racchiuso in 160 caratteri ed un'idea di futuro.
Un'idea che spazzi via l'idea che questi versi siano stati in un qualche modo preveggente scritti in mio onore ed a mia memoria, o in ricordo di qualcuno che si autoproclama “destinato all'estinzione”, come un qualche affascinante dinosauro....
“Eleanor Rigby picks up the rice in the church where a wedding has been
Lives in a dream
Waits at the window, wearing the face that she keeps in a jar by the door
Who is it for?”
E non so se sono i tre Campari di riscaldamento prebellico, o un qualche odio verso il prossimo...
Sta di fatto che uno sconsiderato giovine apre un ovetto Lindt e ci trova dentro un braccialetto di caucciù turchese con un pesciolino d'argento. E decide di regalarmelo.
Ed io mica gli dico “Oh, grazie...”.
Son mica una provincialotta, io...
Gli ammollo un pistolotto di minuti QUARANTA sul pesce nell'iconografia cristiana, e le catacombe, ed i catari, e la scritta INRI, e le persecuzioni, ed i cammini inversi...
Quaranta minuti fitti fitti, con me che straparlo come la figlia indemoniata di Piero Angela e 'sto tapino fanciullo che mi guarda a bocca aperta, ed io che calco la mano, spronata dall'invidia, chè io negli ovetti di pasqua ci trovo massimo la macchinina minuscola con le ruotine saldate...
E via per la seconda puntata di Quarche, con i richiami alla religione mussulmana ed i riti orfici, e bla e bla, mentre è un pessimo Negroni quello che cola sul mento stupefatto del giovane...
E dormo, e sento con un angolo del cervello il telefono che squilla, e salto giù dal letto, pattinando sul marmo del corridoio con i pantaloni troppo lunghi della Freddy ed i piedi nudi.
E naturalmente non ce la faccio, ha smesso di squillare, e ci trovo due messaggi che mi fanno ridere forte e saltellare come un boxeur entusiasta della vita...
E ripattino nel letto, e cerco di metter insieme un filo quasi logico e poi chiedo a Mr. Nokia di inoltrare la chiamata.
E c'è questa chiesa chissà dove, con un persona seduta fuori che parla con me nel silenzio più totale, e nessuno riesce poi a dire quello che conta veramente, ma fa bene così tanto al cuore questo ridere mezzo commosso e mezzo isterico...
E ritorno a dormire, mentre la chiesa si svuota all'esterno.
E dentro, e fuori ed in ogni luogo, c'è una canzone, che unisce idealmente me e lui.
Mi sto sforzando di superare il trauma da vacanza, quella specie di horror vacui che mi prende all'approssimarsi di giorni festivi, ma i risultati non sono esaltanti.
Ho preso un impegno per mercoledì pomeriggio ed uno per venerdì mattina, sicchè la settimana risulta irrimediabilmente vulnerata.
Immagino, comunque, che sia il massimo che posso fare, per adesso.
Ho passato il mattino come ospite di un'associazione femminile.
Quando la presidentessa mi ha contattata, grondava di pietà e sete di conoscenza, l'una e l'altra abbastanza inquietanti per il tono un po' morboso...
Ho accettato per avere l'occasione di riabbracciare Giovanni, un vecchio amico, uno psichiatra infantile "bello e tenebroso".
Quando eravamo all'universita', sfruttava quello che imparava per terrorizzare i figli di amici e parenti.
"Mi sto costruendo la clientela..." diceva.
Adesso è come Robin Williams nel film sul genio della matematica: anticonvenzionale, sensibile e specializzato in casi disperati.
E bello come doveva essere bello Lucifero…
Quando arrivo, la presidentessa è evidentemente sotto choc…
La preoccupazione le ha scavato un solco sulla fronte, facendosi beffe del trucco da statua di cera, i capelli phonati alla Little Tony denunciano qualche spiegazzamento di troppo, gli occhi tirati da un lifting alla Cleopatra si assottigliano disperati…
“Dottoressa, benvenuta! – mi saluta, e la sua mano artiglia il mio braccio, attirandomi in una confidenza che non voglio, tanto più che a me i titoli mi danno fastidio – Mi dica, conosce l’altro relatore, il prof. XXXXX?”
Certo che lo conosco.
Ma credo che questa creatura sudata ed ingioiellata non vuole VERAMENTE sentirsi dire che io ed il suo relatore ci chiamiamo "Fratelli di Sangue".
Capisco, comunque, cosa abbia strapazzato tanto la solida facciata barocca della presidentessa…
“Certamente…”
“E allora GLI PARLI!!! Non si fa così, non si fa così…”
Prima ancora che riesca a chiedere cosa è accaduto, Giovanni si materializza, un’aria luciferina sotto gli occhiali dorati.
“Ciao, Capsula…” mi urla abbracciandomi.
“Ciao, Nucleo…” gli rispondo, e via dentro il nostro gioco preferito, saltelli, piegamenti e “bella lì”
La Presidentessa è terrea : voleva relatori d’eccezione e si trova davanti due squilibrati…
Sta lì a guardarci con la stessa espressione stravolta di Elisa di Rivombrosa sotto il patibolo (è l’unica scena che ho visto, siate comprensivi…), incapace di allontanarsi ma neanche desiderosa di restare.
“Giò, che problema hai creato ai nostri ospiti?” chiedo nel mio migliore tono da maestrina del cazzo mentre cerco disperatamente di non ridere.
“Oh, non siamo d’accordo sul tema del mio intervento, un parallelismo tra Cogne e Erika ed Omar…”
Mi giro verso la presidentessa con aria di disapprovazione.
“Signora, non può scegliere lei il tema…”
Immediatamente retrocessa a mera signora, la presidentessa esplode.
“NON E’ IL CONTENUTO!!! E’ il titolo, il TITOLO!!!”
Non ho neanche bisogno d’interpellarlo, Giovanni spontaneamente confessa.
“L’ho intitolata “Uno a uno, palla al centro”. Non mi sembra male, no?”
E mi dice cose tipo “Eh, son cose belle...” o “Hai bisogno di uno bravo....”.
Posso confermare, però, che nell'ora che siamo insieme il kajal non gli cola neanche di un millimetro, mentre a me – quelle rare volte che lo metto – tempo dieci minuti mi conferisce quel simpatico aspetto a koala che mi ha resa l'idolo del WWF.
“E' che tu ridi, e se ridi lacrimi, e se lacrimi il kajal ti cala.”, mi informa la mia amica Alessandra.
Quindi, quando mi metto il kajal sono pregata di fare la persona seria.
Ma io non sono una persona seria.
Non nel senso di quei collegucci imbalsamati nelle loro smanie di cassazionismo.
Io sono un avvocato di strada.
Non fighissimo come quello di Grisham, ma neanche come Danny De Vito che fa firmare le procure ai tizi con lesioni multiple incastrandogli la penna nel gesso.
Sono un avvocato un po' così.
Così come?
“Eh, così...Un po' buzzicona!” mi dice Alberto Sordi.
Io ce l'ho il tailleur blu.
E le Pirelli marroni.
Ci ho anche la The Bridge, che fa fighetta in carriera.
E ci ho il Moleskine, altro che l'Agenda Legale col mio nome in oro.
Solo che sotto al tailleur blu, io metto le Converse.
Perché le Pirelli sono scomode, e cigolano, ed io cammino troppo veloce, e il gnik gnik delle Pirelli risuona per i corridoi.
E la The Bridge non è quella in cuoio da portare a mano.
E' una Wayfahrer bianca e blu da portare a bandoliera. Sono il Sindaco della The Bridge, io.
Solo il Moleskine è normale.
Sempre che non vi dispiaccia ritrovare, tra un'udienza ed un adempimento, una cosa tipo questa.
Il problema è che non dormo.
E quindi divago.
Dicevo, vado in giro con lui.
Niente di trascendentale.
Pochi locali alla moda e molte code in autostrada.
Solo, parliamo.
Parliamo fino allo sfinimento.
E lui mi tiene una mano sul ginocchio.
Però io lo so che siamo fidanzati.
E' una specie di vibrazione.
Un'aura.
E parliamo.
E ridiamo.
Ecco. Ridiamo. Tanto.
Il problema è che non dormo.
Perché quando dormo sono con lui.
E quando non dormo, posso scegliere tra le repliche di Striscia e le telefoniste porno.
Bamba : "E allora cosa stai facendo di bello?"
Madame :"Mi contemplo le Converse nuove!!!"
Bamba, possessore di un paio di Converse blu, catalogate tra le bombe chimiche non convenzionali :"Ah, belle!!!Quali sono, quelle alte o quelle basse?"
Madame :"Ehm, quelle..."
Bamba :"Se dici quelle MEDIE, ti chiudo il telefono in faccia...."
Madame Revanche :"............."
Fervono i preparativi in Casa Revanche per la cena vippe di sabato sera.
Mentre si compulsa l'Artusi nella costruzione del menù perfetto e si esamina il salone col Luminol in cerca dello sporco invisibile, Nostra Signora del Dubbio Esistenziale (a.k.a. Mammà) si pone domande amletiche...
NSdDE, guardando in tralice la figliola : "E tu? Tu che ti metti???"
Madame, ricambiando torvamente l'occhiata : "Non lo so, ma se speri che mi metta la giacca ti sbagli..."
NSdDE, conciliante :"Ma no, quale giacca... Metti una bella maglietta ed un pantalone...Dopotutto, sei a casa tua..."
MR, improvvisamente sorridente : "Ottima idea!!! Che ne pensi di una maglietta blu?"
NSdDE, incapace di credere alle proprie orecchie, e piena di amore materno : "Oh, il blu è elegante...Ma dai, in fondo sei una ragazza....Mettiti qualcosa di vivace, su..."
MR, sempre più sorridente :"Che ne diresti di una maglietta arancione?"
NSdDE, entusiasta : "Perfetto!!!L'arancio è vivace, e di moda! Ottima scelta!!!"
Come dire....
La risposta è dentro di te. Epperò è SBAGLIATA!!!
Bamba richiama dopo che gli si era spento il cellulare durante la conversazione...
MR - "Essù, che motivo hai di essere depresso???Dovresti essere felice, con la botta di culo che hai avuto a trovarmi..."
Bamba - "Eh...Che mi s'è spento il cellulare...Quella è stata la botta di culo degli ultimi sei anni..."
Leggo qui che le ostetriche inglesi hanno messo a punto le
DIECI REGOLE PER UN PARTO ORGASMICO.
IO ve le spiego....
1) Organizzare il parto in casa, dove l’ambiente famigliare mette a proprio agio la futura mamma
Appena si rompono le acque, telefonare ad amici e parenti. Dopo una bella partitella a pallanuoto (con palombella rossa per le puerpere chez Apicella), mandarli comodamente affanculo.
2) La donna deve sentirsi sicura e protetta e deve avere fiducia nel parto gioioso
E cosa c'è di più rassicurante del tavolo in vetro molato della propria cucina per sfornare il gioioso pargoletto?
3) La donna deve avere voglia di sentirsi sexy, bella, spregiudicata
Questa è roba per palati forti, neh... Mentre sudate e digrignate i denti come Van Damme in uno scontro con venti coreani incazzati, take your time... Ravviatevi i capelli, spingete su le tette, fate schioccare il laccetto del tanga e, tra una contrazione e l'altra, lanciate occhiate impudiche al vostro stupefatto inseminatore.
E' suo il merito di tutto questo. Siate riconoscenti, dunque. Sparategli.
4) Il rapporto tra la futura mamma e l’ostetrica deve essere stretto e confidenziale
Non abbiate dunque timore di esternare i vostri sentimenti, le vostre paure, i vostri reconditi desideri.
Chiedetele di mettervi una mano sotto il polso destro mentre mirate sapientemente al cuore del vostro inseminatore.
E se l'ostetrica equivoca la stretta confidenza e vi mette la lingua in bocca, sparate pure a lei. Non prima di avergliela troncata di netto con un morso, quella lingua...
5) Durante la gravidanza bisogna amare il proprio corpo e apprezzarlo
Come non amare, infatti, la pancia che sporge sino ad impedirvi di vedere le punte delle Manolo?
Come non entusiasmarsi delle nausee che vi colgono ogni due per tre, come se foste partite per una splendida crociera sul Titanic lunga nove mesi?
Come non apprezzare il costante mal di schiena che vi avvicina empaticamente ad uno spietratore delle Murge?
6) La stanza in cui nascerà il pupo deve essere riempita di candele profumate e oli essenziali per renderla “speciale”
Magari non avrete generato il nuovo Einstein, ma se lo ossigenate sin dalle fasce con incenso e patchouli, avrete certamente un bel pupone punkabbestia.
E potrete rullare canne grosse come Avana sul fasciatoio.
7) Pensare positivo – visualizzare un parto sexy e MAI pensare al dolore
Già, pensate positivo: solo dodici ore di atroci sofferenze e sarete di nuovo libere. Libere di alzarvi alle due di notte per farvi succhiare i capezzoli da un tipo sdentato come il Numero Uno di Alan Ford.
Libere di rinunciare per i prossimi tre anni almeno a tutto quello che si chiama "vita sociale".
Libere di impastare pappine disgustose come Muciaccia di Art Attack. Solo che a lui lo pagano.
Visualizzate il parto sexy. Immaginatevi urlare non di dolore, ma di estasi. Il dolore non esiste, lo dicono le ostetriche inglesi, mica cazzi. Del resto, se lo ripeteva anche Rocky Balboa contando gli incisivi sul ring...
"Non fa male, non fa male..."
8) Heavy petting con il partner, molto consigliato
Qui si sfiora il codice penale.
Se vi mette un dito in Zona Cesarini, capace che quell'inetto perfora il timpano del pupetto.
Se poi il pupetto è podalico, l'inetto è già in galera per pedofilia.
Non tutto il male viene per nuocere.
9) Dare libero sfogo alle proprie fantasie erotiche
Sostituite l'immagine reale di quello stronzo che vi ha inseminate - e che adesso si trova, grigio come la muffa, nell'angolo della stanza più lontano da voi - con quella, onirica, di un figone a vostra scelta.
Ma se volete veramente raggiungere l'orgasmo, immaginate quando, finalmente deposto il pupo tra le capaci braccia dell'ostetrica, potrete impugnare a due mani l'accetta che vi ha regalato per le nozze lo Zio Elmiro e ghignare all'inseminatore "Weendy???Sono a casa, tesoro!!".
10) Culminare l’esperienza con un “orgasmo cosmico” e vedere il bambino nascere già “gioioso”.
Appena sentirete la vibrazione di ritorno dell'accetta che si staglia contro le vertebre cervicali dell'inseminatore, sperimenterete il più gioioso, soddisfacente ed indimenticabile orgasmo della vostra vita.
Insieme alla vostra estasi, espellerete anche il pupetto.
Lasciate che l'ostetrica ripulisca il pargolo dai liquidi che lo inondano.
Non è Moana Pozzi, è solo un'ostetrica.
Può vivere felice anche ignorando cosa sia un cumshot.