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Utente: MadameRevanche
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Onore, Lealtà, Rispetto.
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mercoledì, 29 agosto 2007

Quando il ballo diventa MAGIA....


...Qualcuno si vuol sgranchire un po'?






Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 12:29 commenti (12)
Category: balli estivi
sabato, 25 agosto 2007

Caro X,
credo non sia necessario dirti quanto profondamente io sia legata a te.
Credo che tu, in ogni istante del percorso che abbiamo compiuto insieme, abbia saputo che importanza e che affetto la mia anima ti tributava.
Oggi ho scoperto che mi hai mentito.
E l'ho scoperto in un modo atroce e romanzesco : mentre rassicuravo un'altra persona - che pure ti vuol bene - sul fatto che tu sei incapace di mentire.
"Ti sbagli, X non può mentire. Non lo farebbe mai.".
Ed invece puoi.
Anche tu.
PERSINO tu.
Tu, che per me hai incarnato per tanto tempo i "valori medioevali" in cui ci accusano di credere: la Lealtà, l'Onore, il Rispetto.
Tu, che per me sei stato l'idem sentire così a lungo cercato.
Tu hai mentito.
E non per un motivo nobile, o restitutivo.
Nè per il Bene nè per la Giustizia.
Hai scelto di sacrificare tutto quello che ci univa su un altare banale, e senza importanza, e senza peso.
Caro X, tu mi conosci, e sai che non sono facile preda di dietrologie o paturnie, e quindi non penso e non penserò che tu mi abbia mentito fin dall'inizio, giungendo ad incarnare il bluff di te stesso.
Quello che voglio dirti è qualcosa che evidentemente non sai.
Caro X, io credo che in determinati momenti la pressione del Fato si faccia intollerabile.
In quei momenti - nei quali ti sembra che tutto congiuri contro di te, contro il tuo inviolabile diritto di Essere e di dispeigarti liberamente - è facile perdersi, abbandonarsi al vortice, lasciarsene sommergere.
E portare con noi persone, e legami, e situazioni che magari non vorremmo distruggere, nè cancellare, ma solo tenere un po' a distanza, per poter respirare.
Caro X, io lo so che quando tutto intorno a te sembra emanare Dolore e Morte e Stanchezza, una persona come te possa reagire inopinatamente aumentando la propria volontà di potenza, sino a considerare tutto quello che è altro da sè in termini di accrescimento o decremento del proprio Essere.
Scegliendo l'accrescimento e rifiutando il decremento.
Anche se quest'ultimo gli è legato da vincoli che dovrebbero essere inscindibili.
E sai che, in virtù di questa conoscenza, io - ove tu avessi ritenuto di mettermi a parte della verità - non ti avrei giudicato, ma avrei combattuto sino all'ultimo respiro perchè nessuno potesse sminuirti.
E queste cose le sai perchè te le ho dette, in quei nostri interminabili discorsi, a volte bagnati da qualche lacrima di commozione o di stanchezza.
Quelle nostre conversazioni erano spesso per me l'unico momento davvero buono di una giornata davvero brutta.
E quando ho dovuto fronteggiare la crisi più sanguinosa della mia esistenza, TU sei stato l'unico a cui io abbia pensato di rivolgermi.
Ricordi cosa ti dissi, quella volta?
"Ne parlo a te perchè è come parlarne a me stessa col vantaggio di avere un punto di vista obiettivo.".
Se tu avessi scelto di dirmi la verità, avresti avuto il medesimo vantaggio.
Che poi altro non è che la fortuna di potersi fidare di qualcuno, e con lo stesso movimento affidare a lui la propria anima.
Non so cosa ti abbia indotto a scegliere la via della menzogna.
E so che tra molto tempo la delusa ironia che adesso segna ogni mio pensiero di te si scioglierà in un sentimento non meno doloroso, ma più equanime.
Ma so che una scelta l'hai compiuta.
E so - perchè era uno dei nostri Principi Fondamentali - che quando un Eroe sceglie, accetta di pagare un prezzo.
Sai, mio amatissimo X, qualche sera fa una persona di grande intelligenza ed intrepido cinismo mi ha fatto notare che uso troppe maiuscole.
Ed ha aggiunto di stare in guardia, chè l'ultimo che ha parlato di Onore si è fottuto la Giustizia ed il Rispetto.
Io non credo che sia così.
Al massimo, chi parla di Onore fa quello che hai fatto tu.
Hai parlato di Onore ed hai fottuto me.
Il che non è grave, perchè io tendo a risorgere.
Quello che mi dispiace è che col medesimo  movimento tu abbia  gettato al vento  qualcuno che da te si sentiva protetto, qualcuno a cui molte e belle cose hai insegnato per poi  negargliene la realizzazione in suo favore.
Ma è una tua scelta, ed io la rispetto, come sempre ho fatto e sempre farò.
Questo è il mio saluto a te, a quello che hai rappresentato, che hai portato di buono nella mia vita.
Devo metterlo via, nasconderlo.
Perchè non venga toccato dalla crudeltà di questo tuo ultimo atto, che non riconosco per tuo.
Perchè tu sei prezioso, per me, e devo metterti al sicuro.
Anche da questo TE che non conosco e non desidero conoscere.
E finisce come in un certo senso era iniziato, anche se noi abbiamo avuto mille inizi.
Ciao, X.
ILY

"..cala il sipario...le luci si spengono...mi inchino a te che mi hai guardato e ascoltato...un ultimo applauso da me a te.

Sì questo teatrino chiude...senza addii...senza arrivederci...chiude e basta...solo per un po'....

I miei occhi staranno sempre a fissare il cielo....che sovrasta questo oceano virtuale....

Questa è la fine di un nuovo inizio, le comete non rimangono per sempre...sono solo di passaggio...lasciano un segno o un bacio vero...per chi lo sa cogliere...".




Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 23:04 commenti (22)
sabato, 25 agosto 2007

Ovvero
Del perchè possa convenire morire in un'epoca in cui tutti ti spingono a vivere.

Interrogata su quale sia il significato della vera bellezza - e correlativamente della vera bruttezza - l'intellettuale Samantha De Grenet risponde così.
"Per me la bellezza è assolutamente non necessaria. Ho avuto uomini bruttissimi e li ho molto amati, mentre non ho provato nessun tipo di attrazione per altri che erano considerati gli uomini più belli del mondo. Quindi, non la metterei sul piano delle misure o del colore degli occhi...
Certo, ci sono dei difetti fisici che ai miei occhi causano una bruttezza irrimediabile."
L'ingenua intervistatrice - che siede su quello sgabello in quanto si è seduta sul trespolo di un marito famoso (donde il detto Di giorno Lolita, di notte Cocorita.) indaga, gli occhi inquisitori ed il tono arguto.
"E quali sarebbero questi difetti? Le deformità? Sono le deformità che proprio non ti consentono di provare attrazione per un uomo?".
Ed è qui che la nostra Eroina assurge all'Empireo.
"Ma no!!! - scatta inviperita - Quali deformità! Le deformità fanno parte della natura!!! Sono ben altre le cose che ai miei occhi causano una bruttezza irrimediabile! Chessò... I pori dilatati sul naso e sul mento."
Segue santino, da stampare ed adorare.



...Che poi, ieri sera, si assisteva, con un amico di bevute, alla completa debacle dell'essere maschio (o forse l'elemento più interessante non era la rinuncia del maschio in questione a qualsiasi simulacro di yang. Forse IL PUNTO era la manipolabilità...), e l'amico di bevute, tra un sorso e l'altro, mi diceva: "Vedi quanto è facile fare un partito politico?".
Son mica sicura di voler essere il segretario di un partito con cotali iscritti.


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 13:25 commenti (5)
lunedì, 20 agosto 2007




Leggo su XL di Agosto la seguente dichiarazione...
"Dopo Fun House, il rock 'n' roll ha preso due direzioni opposte. da una parte ci sono quelli che hanno deciso di percorrere una strada impervia, ovvero rendere omaggio agli Stooges (così è nato in pratica il movimento punk-rock). Dall'altra parte ci sono quelli che hanno fatto rock senza fare davvero rock. E sono la stragrande maggioranza.
Per quanto mi riguarda, O SEI DALLA PARTE DEGLI STOOGES O SEI IL NEMICO." (Mark Arm, Mudhoney).

Ecco, mi sono innamorata...


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 22:25 commenti (14)
lunedì, 06 agosto 2007

Mentre vado in macchina a fare colazione, uno sconosciuto cliente Vodafone sente irrinunciabile la necessità di parlare con me.
Trovo, quindi, tre chiamate senza risposta e, non senza un vago dispiacere per il mio rito mattutino che sta per essere violato, richiamo.
Non è un mio cliente, quello a cui dico “Pronto?” con una voce alla Marilyn Manson.
“Ah, sei tu...” è la sconsolante risposta, pronunciata in tono da cospiratore.
“Ciao, sooo-noo io,,,,,A-mooo-re miiioooo” canto inviperita per non avere dall'altro capo dell'etere un fascinoso Alberto Lupo ma LUI...
“Aspetta, mi sposto...”.
E spostati. Anzi, levati proprio dai coglioni, penso.
Finalmente al riparo da orecchi indiscreti ed ingiuriosi, questo patetico mezzo uomo si concede un sorriso.
“Ma come???Non ce l'hai il mio numero di telefono????”.
No, stronzo, non ce l'ho.
Non saprei cosa farne, di questo numero, e del suo titolare e di tutto il cucuzzaro che ti porti dietro.
Se voglio provare il brivido di una telefonata di nascosto dall'amata consorte, mi basta pescare a caso nella mia rubrica.
Tu non vali neanche una scopata.
Sono sei anni che non ti vedo, e non mi manchi neanche un po'.
Non a me.
Ma a tua mamma sì.
Anche lei non ti vede da sei anni, da quel giorno in cui, finalmente, venni a prendermela ed a portarla via.
Via da te, dal tuo disinteresse disumano, dalla tua idea che con i soldi si potesse comprare tutto.
“E dove sei? Al Mare? E come stai?”.
Sto da DIO, coglione.
Perchè vedi, mentre tu eri in altre faccende affacendato, io salvavo tua madre da una crisi d'astinenza da psicofarmaci.
Tu eri allo Sporting Club ed io cercavo di non lasciarmi impressionare da questa tossica di 76 anni a rota, che sbavava e bestemmiava ed urlava.
“E la nonna come sta?”.
La NONNA, mica mia mamma, TUA mamma.
Da quando è nella mia giurisdizione, tu sei finalmente riuscito a sbarazzarti di quel peso immane, che ti obbligava a rinviare le cene ed il burraco.
Così, adesso è la nonna anche per te, che eri e sei la luce dei suoi occhi, un chiodo fisso piantato esattamente al centro del cuore.
E così è troppo, e chiudo il telefono e lo spengo e non lo butto giù dal ponte solo perchè mi hai chiamata sul telefono che uso per lavoro.
E sono finalmente libera di bollire.
E ripenso.
A come eravamo vicini, ed a quanto un solco che è diventato un crepaccio inespugnabile ci abbia separati.
Scavato non da noi, ma da tua moglie e dalla inspiegabile acquiescenza che hai avuto nei confronti di chi ha sempre avuto come scopo ultimo della vita quello di inglobarti nella sua famiglia.
Come se, fino all'incontro con lei, tu avessi vissuto in una bolla temporale, generato non dai tuoi genitori ma venuto su per chissà quale miracolo.
Come se, fino all'incontro con lei, tu non fossi stato l'alter-ego del nonno, il lato dionisiaco di un'educazione tendenzialmente apollinea: la MIA educazione.
Come se non fossero mai esistite le notti in cui tu tornavi tardissimo dalle cene con gli amici, e mi trovavi seduta perfettamente sveglia sul divano della cucina a custodirti il pigiama a righe e le pantofole in attesa che tu accendessi la televisione (io non potevo, il nonno diceva che alle nove e mezza le bambine vanno a letto, ed io ci andavo, ma poi mi alzavo perchè mai il nonno aveva detto che quelle bambine non potevano alzarsi...) e mi permettessi di vedere con te il film della notte, da sostituire al volo con la boxe se sentivamo qualche passo nel corridoio...
Perchè quei film erano inadatti all'educazione post-fascista di una bambina ma MOLTO adatti al mondo nuovo.
Ed allora occorreva tener serrate le porte, mentre Kubrick riprendeva atipiche gite in triciclo e tu cercavi di farmi capire cosa diavolo fosse il Latte Più.
E poi, è finito tutto, sulle note struggenti della tua festa di fidanzamento, mentre questa donna sorrideva come Lady D, con un sorriso che non le arrivava mai agli occhi, mentre guardava noi.
E mentre finivano le lunghe attese notturne iniziavano, quasi con lo stesso movimento, le giornate di quell'estate piena di cortesie indifferenti, col nonno che cercava di dimostrare affetto verso quella maledetta, che l'affetto non lo voleva.
E tu eri presente, quando il nonno le consegnò quel brillante meraviglioso, quello che io guardavo ossessivamente nei nostri pomeriggi in gioielleria e chiamavo “nocciolina”.
E lei, che, rigirandosi tra le mani quei quattro carati di totale perfezione, non trovò altro da dire che “Grazioso...”.
Tu eri presente, e non muovesti neanche un muscolo di quella tua faccia che io amavo.
Toccò al nonno porgere il suo Cartier d'oro e dirle : “Ma certo, cara...E' un omaggio alle tue origini. Brucialo e vedrai che ti tornerà in mente quel tuo simpatico nonno paterno. Quello che vendeva carbone, no?”.
Ed anche lì, tu non facesti niente, neanche per difendere la tua indifendibile compagna.
E poi il viaggio in Francia, quando lasciasti parcheggiata da noi la tua intoccabile auto nuova di zecca.
Ed il vostro ritorno, con lei che teneva tra due dita, come qualcosa di immondo, la bambola che mi portaste ed io che ti dissi “Scusa, dammela tu, no? Non vedi che lei non vuole?”.
E tu fermo ed immobile, e quella fissità da fesso giustificò nei nostri cuori la vostra scoperta.
Quindici chili di pomodori che riempivano il pavimento posteriore della tua auto.
Quindici chili di pomodori che per una settimana – precisamente da quella telefonata che facesti appena arrivato e nella quale mi dicesti che non era il caso che io provassi nostalgia, visto che la tua fidanzata era lì con te – ebbero il modo di godersi il sole distesi sulla tappezzeria in alcantara, sviluppando colori ed odori insperati.
Ed io ed il nonno che ridevamo dietro i due ciliegi e tu immobile e muto, a pugni serrati, e lei che disse : “Ragazzina? Quella è un diavolo...”.
Bene, c'è una cosa che non sai.
Quei quindici chili di pacco-regalo li comprai con la scorta del nonno, il quale intendeva assicurarsi che pagassi poco merce già comatosa.
E sempre il nonno era l'artefice di quegli improvvisi rovesciamenti di tutto quello che di religioso si trovava in casa vostra ogni volta che io vi ponevo piede.
Io al crocifisso appeso sul letto non sarei arrivata.
Lui sì, e con l'occasione metteva al contrario i vangeli, e le coroncine e le icone, tutto a testa in giù, e l'empia pia che inorridiva.
E c'è un'altra cosa che non sai.
Farai bene a restare lì dove sei.
Non ti avvicinare.
Questa volta, non basterà un autolavaggio.


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 16:35 commenti (12)
mercoledì, 01 agosto 2007

Ed insomma, c'è questa canzone, che è Summertime ed è stata composta da George Gershwin.
Summertime, che credo sia una delle canzoni più re-interpretate di sempre, il Capolavoro Assoluto, la bete noir con cui qualsivoglia cantante degno di questo nome deve confrontarsi (e non credete che l'assenza di Summertime dal repertorio di Ligabue o degli Zero Assoluto significhi qualcosa?)...
Ed insomma, c'è Summertime, il Masterpiece.
Assurta all'Empireo delle dieci canzoni che devi ascoltare prima di morire ad opera di una coppia di ASSOLUTI.

LEI è Billie Holiday, la voce femminile di sempre e per sempre. Che scandisce melanconica e puntigliosa ed angelica i versi di Summertime, lasciandosi cullare dalla sottile nostalgia di questo vivere che, in estate, diventa più lieve, con i pesci che saltano e le nuvole altissime in cielo.
Billie, elegante come poche, che gorgheggia come un angelo del paradiso e la senti sorridere, di quel sorriso lieve che ti aspetti di trovare sulle labbra delle grandi donne, quelle che seducono con il NON mostrare.
Billie canta con LUI.
Lui è Louis Armstrong, e già questo nome dovrebbe suscitare reverenza in chiunque sia dotato di un minimo di buonsenso.
Perchè Louis Armstrong è il GENIO.
Che non si lascia chiamare “La Voce” come un qualsiasi italo-americano ripulito.
Luis Armostrong si fa chiamare Satchmo, quasi che la sua missione, il suo TALENTO, sia ricordare a se stesso ed al mondo intero i campi di cotone, e gli amori e gli orrori cresciuti tra quei fiori di neve soffiata.
Satchmo, che è un DIO, e che nonostante questo, IN VIRTU' di questo, nutre in se stesso l'autoironia ed il sorriso sempiterno, che gli saltellano instancabili in quella voce di granita tritata grossa.
Satchmo.
Che quando da fiato alla tromba il mondo s'arresta, SI DEVE arrestare. Perchè su quelle tavole di legno segnate dai piedi del pianoforte e del contrabbasso, a farle scricchiolare con una gioia cosmica, c'è Dio che suona per te.

Ed insomma, c'è Summertime, il Capolavoro, che riempie il mio I-tunes mentre parlo con LORO.
LEI è la mia migliore amica, ed anche se non lo sa, è come Billie.
Elegante e col sorriso lieve delle grandi donne. Puntigliosa non so, non credo...
Ma PRECISA sì, cazzo.
Nel tempo, nel ritmo, nei movimenti di quella sua testa eccezionale che le fa sempre dire la cosa giusta, quella che volevi sentire, anche se sembra solo una cosa divertente e svagata.
Lei è la mia migliore amica, e castigat ridendo mores, ed è l'unica a cui io abbia potuto confessare un errore troppo grave ed un dolore troppo grande.
E lei, precisa ed elegante e col suo sorriso lieve, ha fatto l'unica cosa che andava fatta:ha buttato l'alcool sulle mie ferite e mi ha tenuta stretta mentre urlavo.
Mi ha guarita, e non c'era altro modo.
E lei stasera canta con LUI.
Lui è il mio migliore amico.
Non quello che conosco dal ginnasio e che mi ha vista divenire come sono.
Lui è il mio migliore amico della maturità.
Non credo che abbia mai visto un campo di cotone, ma di certo tra zagare e mandorli avrà sofferto ed amato anche lui, in quel suo modo ironico e sempre sorridente.
Lui, che certo conosce il sapore di una colazione d'altri tempi, col quotidiano che sfida il sole e l'insidia umida di una granita di caffè accompagnata da una brioche che profuma di agrumi e di vaniglia.
Lui, che è davvero un Assoluto, uno che quando apre la bocca e parla TI DEVI arrestare, se hai buonsenso. Ed ascoltare. Ed IMPARARE.
Come si fa ad essere ELEVATI senza essere supponenti.
Ed insomma, c'è Summertime, e pare che stasera la cantino loro, in un perfetto duetto che a volte assume il colore e la rapidità di un incontro di scherma.
C'è Summertime, ci sono loro e ci sono IO.
Io che sono un po' Gershwin, e quella canzone, quando l'ho scritta, sognavo che venisse cantata proprio così.
E siedo. Ed ascolto.
Una delle dieci canzoni che devi ascoltare prima di morire cantata da due delle persone che devi incontrare per vivere davvero.
Ed ascolto.
E sorrido.
Perchè è un'interpretazione PERFETTA.
E quando finisce, mi alzo e vado via.
Perchè Summertime, nella metafora e fuori, è perfetta, ma è una canzone.
E le canzoni devono esser lasciate libere di volare, come piccoli rapaci dalle ali larghe e dagli occhi potenti.
C'è Summertime, e ci sono loro, che immagino continuino a cantare in un posto dove io non voglio entrare.
E ci sono IO, che ho ascoltato la mia canzone assurta all'Empireo ed ora mi coccolo questa lascrima (una, sei, che importa...) e sorrido.
Come quando sai di aver fatto qualcosa di buono.
Come quando sai che l'hai fatto anche per te.


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 17:04 commenti (11)