Ti senti depresso? Vota e fai votare l'inossidabile
Meet Madame Revanche
Utente: MadameRevanche
Il Medioevo Punk così come lo vive una creatura straordinaria. Se pensi che qua dentro facciamo letteratura, clicca "Chiudi" e vai con Dio.


Onore, Lealtà, Rispetto.
Commenti
Gli Eletti
Memoires
Categorie
Volete ascoltare un po' di musica?
Compratevi l'IPod!!!
Footprints in the sand
Abbiamo rieducato *loading* sociopatici...
Foto
www.flickr.com
Questo è un badge Flickr che mostra le foto pubbliche e/o i video di madame_revanche. Crea il tuo badge qui.
Feeds
Yes, we're punk...

giovedì, 14 febbraio 2008

(Ovvero di come Nietsche affermò che "si è estremamente disonesti verso Dio: egli non può peccare!" ma non si avvide di quanto disonesto Dio può essere perchè egli può aspettare......)



Ci sono momenti per cui vale la pena di vivere.
Momenti in cui le cose sembrano finalmente conformarsi a quell'esigenza di giustizia e di perfezione che hai nel cuore e nella testa, e gli accadimenti si compongono e combaciano in uno scatto di perfezione.
Momenti nei quali persino l'aroma familiare di un caffè che si solleva in uno sbuffo tiepido da una tazzina ordinaria assume, per osmosi con l'ambiente, un significato quasi esoterico, che lascia intendere la rivelazione di chissà quale mistero.
Ed invece nulla è più nascosto, davvero, di ciò che è esposto allo sguardo di tutti, e si maschera dietro l'immagine ordinaria di un uomo e di una donna seduti in un silenzio sorridente di promesse a bere un caffè.
Ed in quel silenzio ed in quel sorriso passano, come nuvole spinte da un vento ultraterreno, fotogrammi infiniti di un passato recente, e vecchi dolori e nuove gioie, e tutto si amalgama negli occhi tenuti volontariamente bassi, come a rincorrere il filo di un pensiero che non si vuole fissare direttamente per non restarne abbacinati.
Il pensiero è quello che si lega a doppio nodo con la moto parcheggiata fuori, e con i giubbotti accuratamente piegati sul divanetto, e coi guanti che lui toglie e che io invece continuo a rimirare, come se dagli incroci della trama del tessuto potessi in qualche modo trarre presagi del futuro.
Il pensiero è quello che mi porta, quasi senza coscienza, a strofinare la punta dell'indice ricoperta di camoscio sull'interno del mio braccio, quasi volessi tracciare una linea netta e retta che mi attraversi dal polso al gomito e poi su fino alla spalla.
Ed il mio amico che sta partendo per l'America direbbe che il mio è un pensiero tribale, di segni di appartenenza che dovrebbero essere tracciati col sangue, ma io di sangue e di rovina ne ho davvero abbastanza.
La rovina, quella vera, l'ho vista sin troppo da vicino e, come se fosse una donna da copertina, osservarla da vicino me ne ha fatta disamorare, per le evidenti imperfezioni che invece il sapiente makeup celava.
Ci sono cose così belle che la saggezza dovrebbe imporci di non avvicinarle, chè nulla sfugge ad uno sguardo attento...
Così, tengo gli occhi bassi a rimirare il caffè, e sorrido, con un pensiero laterale a chi ha seminato vento e sta raccogliendo tempesta, e si ritrova oggi esattamente dove ero ferma io qualche mese fa, e precisamente amid concrete and clay and general decay...
E non so se in fondo sia valsa la pena di arrivare a tanto, ma per me è valsa la pena di arrivare fin qui, a sperimentare la perfezione e la gioia...
E due immagini si sovrappongono, nel mio pensiero laterale, ma una delle due è più grande e più luminosa, e sembra quasi assorbire l'altra, che infatti sparisce e non c'è più.
Ci sono momenti per i quali vale la pena di vivere.
E sono i momenti in cui ti accorgi di poter davvero dominare il cuore del sole, e così sollevi gli occhi nella pervasiva certezza che non rimarrai accecata.
E lassù, oltre il piccolo tavolo coperto di un blu fondo come l'oceano, c'è lui.
Che solleva a sua volta gli occhi esattamente un secondo dopo di te, e sembra quasi che gli sguardi si incontrino a metà strada, come amanti che si corrono incontro e non si scansano come in quella scena che, a vederla in tv, era comicissima ed invece andrebbe ascritta nei dizionari dell'orrore.
E là, sopra l'oceano, s'incontrano due mani, una guantata e l'altra nuda, e si intrecciano, e all'unisono esercitano una forza che ci trascina entrambi oltre il bordo, esattamente al centro di quel blu d'oltremare.
Ed altre due figure si sovrappongono, ma senza coprirsi e senza sparire.
Si sovrappongono e si fondono.
Perchè invero è questo che ci si aspetta da due lame, no?
Che si sovrappongano e, come per l'effetto alchemico di due eguali potenze, si fondano.


Che poi, avrei anche voluto parlare della legge Nicolais sull'amore, e di come si potrebbe pretederne l'applicazione, e di prodotti marginali e di galline, e di riconoscimenti, e di come si possa sorridere come un manga a chi, in risposta al tuo ciarliero "Buon San Valentino!" ti risponde "Quello del massacro o quello decapitato?", ma non oggi.
Oggi è San Valentino, mammolette, e vi lascio ai vostri cioccolatini ed ai vostri pegni d'amore eterno.
Io, per me, me ne vado a sentire un po' di buon rock con gli amici, chè qua, grazie al Cielo, è San Valentino tutto l'anno....


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 18:09 commenti (13)
giovedì, 14 febbraio 2008

Madame Revanche ad amico in politica: "Guarda, non vedo l'ora che ti fanno segretario così potrò fare la groupie attempata ai tuoi comizi...."

Amico Politico: "Guarda, forse nominano una mia cara amica...."

Madame Revanche: "Allora ripongo la guepiere..."

Amico Politico: "in fondo è meglio una donna.... E poi lei è un gran pezzo di femmina, la mia amica, avrà il suo successo....peccato solo che è già ipotecata".

Ps: non uso la tag "Adotta un pirla" perchè il mio amico politico non è affatto pirla...Solo, a volte dovrebbe esser preso a bastonate!


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 15:59 commenti (6)
mercoledì, 13 febbraio 2008

E quando mi prende, è da lui che ritorno.
Lui, che aveva da ragazzo questi occhi fondi e queste labbra severe, è già a quel tempo sembrava guardare la vita con la gravità infinita che si deve riservare alle cose realmente importanti...



Lui, il bicchiere gigante che tieni accanto di notte e nel quale non affondi un coltello per spalmare, ma ci ficchi dentro tutto il braccio, nudo, fino al gomito e se potessi anche più su, abbastanza da sentirtelo colare ovunque e cospargerti di quella sua inusitata e bizzarra dolcezza, che ti sussurra frasi che non troverai mai in nessun cioccolatino.
Frasi come questa.

"Un filosofo è un uomo che costantemente vive, vede, sente, intuisce, spera, sogna cose straordinarie; che viene colpito dai suoi propri pensieri come se venissero dall'esterno, da sopra e da sotto, come dalla sua specie di avvenimenti e di fulmini; che forse è lui stesso un temporale gravido di nuovi fulmini; un uomo fatale, intorno al quale sempre rimbomba e rumoreggia e si spalancano abissi e aleggia un'aria sinistra. Un filosofo: ahimè, un essere che spesso fugge da se stesso, ha paura di se stesso - ma che è troppo curioso per non "tornare a se stesso" ogni volta" .         

Al di là del bene e del male, 1886


Lui, che ha scritto libri che da ragazza ti rigiravi tra le mani con un senso di vaga euforia come fossero qualcosa di proibito, e proibiti lo erano davvero perchè contenevano ciò che ti avevano vietato di pensare, e di vivere, e di sognare.
Perchè dovrebbe essere proibito per legge, a parere di molti, rigirarsi nella testa e tra le labbra pensieri inattuali e senza ipocrisie, chè quelle invece son  sempre tanto alla moda.
Pensieri come questo.

"Che cos'è la felicità? La sensazione che la potenza cresce, che si sta superando una resistenza.

L'anticristo, 1888


E pensi che son passati vent'anni, da quando stringevi tra le mani quel libro, e stavi seduta su una panchina vista mare a tentare di spiegare al tuo fidanzato fenderiano l'idea dell'eterno ritorno, e ti accorgi che è come se non fossero passati affatto, vent'anni, che tutto è sempre eguale a se stesso, ed il fenderiano l'eterno ritorno non lo comprenderà mai, chè è il giro di do il centro del suo universo, mentre tu di centri ne hai una miriade.
Perchè hai altrettanti universi.
Perchè su quella panchina tu la lezione l'hai imparata nello stesso momento in cui la dispensavi.

"Sono infinito: contengo moltitudini."
La Gaia Scienza


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 22:08 commenti (2)
lunedì, 11 febbraio 2008

Meez 3D avatar avatars games


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 22:23 commenti (6)
sabato, 09 febbraio 2008

....che, dicevamo, dovrebbe essere fotografato e messo nei dizionari sotto la parola RUTILANTE.
Caos calmo, manco a dirlo.
Nanni Moretti è un mito, un archetipo, se vogliamo.
Può risultare antipatico, e saccente, e sarcastico, e lo è, ma è un Assoluto.
Sta seduto di fronte a Fazio, sorride e finchè ci riesce è assolutamente cortese nei confronti del suo ospite.
Racconta il suo film, non manca di ridere autoironico delle innumeri recensioni entusiastiche per la sua "prova d'attore", quasi che nei 30 anni precedenti a questo film, anni in cui si parlava di palombelle rosse, e caimani e scarpe da donna, egli non avesse fatto l'attore.
E da un certo punto di vista, in fondo, è così, chè tanta è la coincidenza tra Michele Apicella ed il proprietario del cinema Sacher che davvero non si riesce a comprendere se il personaggio sia il primo od il secondo.
Ora, l'errore più enorme che si possa fare nel rapportarsi all'Assoluto è quello di portarlo al proprio livello.
Errore enorme e pure più frequente, perchè è talmente arduo l'elevarsi a quelle altezze che la seconda, tragica opzione (vale a dire fare il figo con chi è meglio di te) è in questo caso improponibile.
Fazio, quindi, opta per un atteggiamento sconcertante e, seppure intelligentemente riconoscendo l'Assoluto,  decide, ahilui, di tentare qualcosa di temerario: decide di provare a piacergli.
Ci prova inizialmente simulando, e poi realmente vivendo, un atteggiamento di totale sudditanza.
Ogni due per tre gli sollecita di prenderlo come attore in un suo film, ma presto quel gioco di ruolo tra maestro e discepolo lo cattura, e gli confonde i piani, e gli imbroglia la lingua e le idee.
Inizialmente Nanni Moretti, sia lode al merito, ha anche tentato di metterlo a suo agio: ha scherzato sul caimano, e la par condicio.
Inutilmente.
Fazio è completamente ammaliato, intrappolato dal suo stesso tranello.
Il dialogo tra i due è, a mio avviso, la metafora perfetta di come NON approcciare la persona che si ama da lontano.
Fazio è l'innamorato che desidera essere corrisposto.
Dinanzi alla sua ironica Beatrice va in palla.
Dimentica chi è, rinnega suo padre come il peggiore dei Romei, ed inizia a sparare scemenze.
E' tragedia...
Perchè perso non  sa bene in quale discorso, pronuncia due parole.
UN ATTIMINO.
Nanni Moretti, non inquadrato, si lascia scappare un basso e sentito "No!" e d'improvviso non c'è più, su quella poltrona c'è Michele Apicella che compie su se stesso uno sforzo sovrumano per non abbandonarsi all'overture su quanto siano importanti le parole, ma non importa, perchè ci siamo noi, qui dietro il vetro con gli occhi sbarrati come bambini golosi fuori da una pasticceria a mormorare "Ma come parli? Come parli???".
E' una discesa agli inferi...
Perchè dopo l'attimino, Fazio vuole recuperare, esattamente come un corteggiatore goffo tenta la via della macchietta per porre rimedio al trito "complimenti alla mamma..." (a proposito, raccolgo firme per una proposta di legge che preveda l'introduzione del Codice Penale Sociale, vale a dire di un testo che sanzioni le più orride espressioni colloquiali interpersonali. Complimenti alla mamma sta nella sezione ergastolo e pene corporali...).
E semplicemente si scava la fossa, elogiando la locandina di Caos Calmo e prorompendo in un accorato: "Da oggi, nessuna panchina sarà più la stessa...".
L'Assoluto dice di nuovo "No!", stavolta ridendo per l'assoluta enormità della frase.
Ride, l'Assoluto.
E lo cancella.
Perchè si sporge dalla poltrona, e si protrae verso il giovane innamorato, come se volesse baciarlo, ed invece gli chiede:"Ma qui prendono i cellulari?".
La domanda è come uno sparo.
Colpisce Fazio esattamente al centro della fronte, e lo sconvolge.
"Mah, sì...Perchè?"
E l'Assoluto: "Niente, chiamo il mio cinema e vediamo come sta andando.".
Non so quali altre domande Fazio avesse in serbo per Nanni Moretti.
Di certo, le rileggerà per mesi, riguardando i successivi dieci minuti, in cui Michele cerca di parlare col Sacher ed infine ci riesce, e s'informa sulle presenze in sala per le proiezioni del suo film, e riferisce al suo interlocutore i dati degli altri cinema.
Io sono sicura che quelle di Fazio erano domande intelligenti, e divertenti, e acute.
Però son rimaste lì, con Nanni Moretti che lo esclude dal proprio orizzonte e gli dice "Tu parla, parla..." mentre la sua attenzione è tutta rivolta ad ermanno al di là del telefono, ed a Fazio non resta che la boutade sul cellulare di Nanni Moretti, troppo antiquato (peraltro, il migliore Nokia mai prodotto, funzioni spartane ma ha linea anche ventimila leghe sotto i mari....) rispetto al suo, e neanche questo lo pone al riparo dallo spirito d'osservazione dell'Assoluto, che esattamente osserva "Il tuo avrà il vivavoce, ma non funziona. Il mio non ce l'ha ma funziona.".
E poi la telefonata finisce, e siam tutti lì ad agognare di vedere come andrà a finire questa storia d'amore.
E questa storia d'amore finisce come tutte le storie d'amore.
Tragicamente.
Perchè dopo averlo trascinato in un giochetto, ed avere incassato come risposta che la cosa più bella della vita di Nanni Moretti sia un disegno di Zorro fatto da suo figlio quando aveva cinque anni, Fazio mica si accorge della commozione dell'Assoluto.
Fazio opta per la lusinga.
"Sai, adesso capisco perchè ti hanno definito delizioso... Tu dovresti fare televisione!!!".
E su questo dire, Michele e Nanni si sovrappongono e perfettamente coincidono.
"Mah...Non direi!" è la risposta.
Sic transit gloria mundi, proprio...

Ps: nei prossimi giorni, fatevi un giro su youtube, e cercate questa intervista.
Credetemi, è da enciclopedia della televisione.
Della televisione da NON fare, possibilmente...



Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 21:57 commenti (10)
venerdì, 08 febbraio 2008



Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 13:35 commenti (1)
giovedì, 07 febbraio 2008

Ted BundyTrascorro la seconda serata guardando in dvd le avventure di Ted Bundy.
Il film di Matthew Bright, nonostante sia poco noto, è affascinante.
Piuttosto che ripercorrere l'ormai trito processo all'uomo per il quale fu coniata la definizione di serial killer, Bright sceglie di focalizzare la storia sulla persona di Ted, ricostruendo i percorsi mentali del nostro eroe e quella spaventosa convivenza  tra il ragazzone americano dagli occhi azzurri e il massacratore di ben 36 ragazze.
Credo che Anthony Hopkins, con la sua caratterizzazione di Hannibal Lecter, abbia in qualche modo forgiato, nell'immaginario di quelli come me, la matrice perfetta di qualsivoglia serial killer.
Credo che, dal momento in cui il tenebroso dottore ha occhieggiato da dietro le sbarre la riottosa passera campagnola, nessuno sia più riuscito a conferire una tale simbolica potenza al Male, nè ad eguagliare l'assoluta leggerezza con cui il mostro ci porta quasi a solidarizzare con lui.
Nessuno se non, forse, il Kevin Spacey di Seven, che giustamente omette di fornire qualsivoglia giustificazione delle proprie azioni e sceglie, invece, un percorso del tutto alternativo, la sfida eroica e disperata, per procacciarsi la morte senza che essa gli venga comminata in nome di una giustizia che non riconosce come efficace od adeguata.
Il film di Bright  cambia totalmente  ottica,  ed offre, curioso a dirsi, un documentario psicologico di Ted Bundy, aiutato dall'interpretazione veramente stupefacente di  Michael Reilly Burke,  rivisto anni dopo in Death of a president, quasi a sottolineare la sua passione per il documentario  bizzarro...
Burke riesce ad imprimere, nelle sfumature dei suoi azzurri occhi wasp, una tale mistura di perfidia, disturbo e seduzione da risultare persino più affascinante del vero Ted Bundy, il quale - a dimostrazione di certe mie teorie sul Male - ricevette, dopo la scoperta dei suoi crimini, più di duecento lettere d'amore.
Per non parlare della a dir poco inquietante somiglianza tra Burke e Cristopher Reeve...





Quasi ti sembra, in alcuni momenti, che dal famigerato Maggiolone giallo esca non l'orrore senza fondo del mostro perfettamente integrato e come tale non riconoscibile, ma Clark Kent improvvisamente mondato da miopia e allergie da kriptonite e quindi pronto a sbarazzarsi della noiosa Lois...
Accade così che, quasi senza soluzione di continuità, Ted passi dal supporto offerto in un centro di ascolto per donne maltrattate al meno politically correct ruolo di carnefice senza che chi osservi il viso strepitosamente espressivo di Burke possa sentire il salto di personalità.
Anzi, la cosa veramente spaventosa è proprio l'armonia nella quale i due ruoli si fondono e convivono, quasi che il Male possa collocarsi sul fondo come Nessie e decidere di venir fuori solo quando è ora di fare la pappa...
Il video qua sotto è indicativo.
Inizia con una serie di foto di Ted a cena con amici ed al processo, e mostra una persona ben più che normale: un uomo affascinante, simpatico, del quale non si diffiderebbe mai.
E poi, subito dopo la foto in cui lui gonfia le guance in aula meditando su qualcosa, perfetto nel suo abito sartoriale e con la cravatta scura superbamente annodata, un'altra immagine di un suo sorriso in primo piano.
Guardatelo negli occhi...
Non vi sembra che sul fondo ci sia effettivamente qualcosa?


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 13:25 commenti
martedì, 05 febbraio 2008

E' triste, che vi devo dire...
Stamattina ero tutta presa e compresa nella mia partecipazione ad un processo abbastanza importante, il solito mix di carrozzone mediatico che va avanti da sè (il che significa distruggere la vita della gente senza un briciolo di prove) e smanie di protagonismo di giuovani virgulti forensi, la cui unica preoccupazione era quella di far vedere come cala bene la toga.
Nelle retrovie, io ed il solito gruppuscolo di geniali antagonisti, gente che ancora crede nella giustizia e nel valore della legge, e se ne sta in disparte con le orecchie tese ad ascoltare ogni minima minchiata che giustifichi un appello, chè tanto si sa che in primo grado si perde a prescindere, ma questa è la vita e bon.
Durante l'ennesimo ritiro della corte - sempre più assediata da eccezioni, cavilli e questioni preliminari, alcune fondate, la maggior parte sollevate al mero fine di giustificare il sostanzioso anticipo preteso dai clienti che io chiamo "amiricani" per via della loro tendenza a vedere il sole stars and stripes - i primi della classe fanno quadrato intorno al Pm, e si complimentano reciprocamente per la sagacia, la perspicacia e l'acume.
Noi stiamo dietro, a parlottare fittamente intorno ai metri quadri di verbali, convinti, oh beata gioventù, che le notevoli minchiate che leggiamo colpiranno l'udito dei giudicanti come pallottole quando emergeremo dalle nebbie e prenderemo la parola.
Cazzate.
E succede che la corte stavolta ci mette più tempo del previsto a trovare il bandolo della matassa, e così distogliamo i nostri occhialuti sguardi dai fascicoli e si finisce a parlare dell'ARGOMENTO, di quella cosa che attanaglia i cuori avvocateschi da qualche settimana, quando, nella bacheca dell'Ordine, tra  rinvii d'ufficio e le minatorie richieste di pagamento della cassa Forense, è apparso, come per mano di un crudele cartaio, LUI: il bando dei corsi di formazione obbligatoria.
Per molti di noi, quel manifesto patinato è suonato inquietante come la foto dello Zio Sam che ti punta il suo indice/grilletto in mezzo al torace e ti informa che sì, lui vuole proprio te, solo te, sempre te.
Per me, e per quelli che stamattina se ne stavano in disparte come piccoli Apicella del foro, è l'ennesima riprova dell'equazione foro=mercato, e ci fa rimpiangere di non poter installare - anche a distanza dall'aula odierna, per non arrecare troppo incomodo allo strabordante ego dei cassazionisti free lance - una più redditizia e soddisfacente bancarella di ortofrutta, chè se mercato dev'essere almeno si premino le primizie.
Qua, invece, è il trionfo del decotto, il paradiso del decrepito.
Li abbiam visti sfilare il giorno delle votazioni, gli illustri pescicani che ci han fatto fare la pratica.
Sembravano usciti da un horror movie di serie Z, si muovevano meccanici e cauti su femori tremolanti o fieri di protesi al titanio.
Di alcuni ci siamo anche domandati se, toccandogli la cravatta, avremmo sperimentato l'umido familiare di cose scongelate troppo in fretta.
Guardavano, chi spaurito chi sprezzante, la chiamata alle armi della formazione obbligatoria e quasi si dolevano di non essere nelle categorie degli esentati: donne incinte, ultraottantenni, rinunciatari dell'esercizio del mestiere più antico del mondo.
Noi, i baldi rappresentanti della nouvelle società dei magnaccioni, ci schieriamo invece compatti in due categorie.
Quelli che, come me, pensavano - ah, beata ingenuità! - che per fare l'avvocato occorresse studiare ed aggiornarsi senza che ci fosse bisogno di una legge.
Noi, sciocchi Candide muniti di agenda e Piquadro, pensavamo che, data la velocità supersonica con cui nello Stivale ridens mutano leggi e leggine, prima di andare a fronteggiare magistrati e controparti armati dei nostri patetici atti meglio avremmo fatto a sapere di cosa andavamo cianciando.
Cazzate.
Avevano ragione quegli altri.
Quelli che oggi stanno seduti in prima fila, e sorridono a giornalisti immaginari confidando che una sorte magnifica e progressiva porti loro in dono un vicino segaossa o un talent-scout da Vizietto trovato a rimestare gli intestini di una starlette.
Avevano ragione quegli altri.
Quelli che non studiano, chè tanto "prima o poi papà se lo chiama il Signore e lo studio è tutto mio".
Quelli che stamattina son seduti ai primi banchi, togati e lampadati e guardano i clienti con gli occhi di benevolo disgusto con cui si guardano schiavi redditizi.
Quelli come quello che poi si è alzato e con voce impostata ha detto: "Presidente, non le sfuggirà l'ossimorìa!".
Avevano ragione loro.
Quelli come me la ragione non l'avranno mai.
Quelli che, come me, gli occhi fissi nel fascicolo, alla parola ossimorìa sussultano e, come presi da raptus, incuranti del fatto che il microfono è malaccortamente settato su ON, si lasciano sfuggire dalla gola e dall'anima un  ispirato: "Ossimorìa?? I' che munnezza!!!" che corre rotolando per l'aula.
Quelli come me la ragione non l'avranno mai.
Al massimo, hanno l'impunità.
Se continuano beati a restare col naso nel fascicolo mentre quelli come gli altri spazzano l'aula alla ricerca dell'untore.


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 20:39 commenti (4)
lunedì, 04 febbraio 2008

A dimostrazione, ove mai ce ne fosse bisogno, che il senso della decenza si è perso unitamente alla contezza della misura delle cose, e per rammentare a me stessa ed a chi ne vorrà trarre insegnamento che shit happens, pubblico il testo di un messaggio che mi è stato inviato da un colleguccio candidato all'Ordine.
In giallo, la Verità.



Cara Madame,
il primo turno è stato un successo (è arrivato penultimo.). Il secondo dovrà coincidere con la mia elezione (qua siamo alla via di mezzo tra Dr. Male e Adolf Hitler. Io già lo vedo il pugnetto che batte contro il podio, mentre il mignolo opposto sottolinea il sorriso...) , ma non per narcisismo (noooo....Sei stato anche tu unto dal Signore...ma guarda un po' che coincidenza! Vuoi vedere che, a furia di ungere questo e quello, il Signore s'è pentito di aver fatto quei tricchetracche a Sodoma???).
Mi conosci e sai che non ho queste ambizioni (ed infatti ti sei candidato perchè il tuo scopo segreto è quello di perdere indecorosamente. Tranquillo. questo ti accomuna alla sinistra italiana...).
Voglio modernizzare l'Ordine e farlo insieme a Te (so che vuoi fare l'estetista, ma io ti offro una fulgida carriera settore carpenteria sociale.),non farti seppellire dalla logica dei gruppi (a te ti seppellirà una risata. Sperabilmente la mia..., minimo.). Se scegli me, avrai te stesso in Consiglio (non vorrei sembrare pignola, ma se scelgo te, e tu sei me, io voterei me. Sai, di 'sti tempi la schizofrenia non va di moda...).
Ti abbraccio con quel cuore e con quella stima che sai (orbene, siccome non ti ho praticato un taglio ad Y, il tuo cuore non ce l'ho ben presente. Mea culpa. Però son curiosa di sapere che stima nutri nei miei confronti, visto che stamattina ci siamo incontrati e non mi hai salutata).
Il Colleguccio


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 15:46 commenti (3)
domenica, 03 febbraio 2008

La serata ben più che alcolica con la Crew mette in luce i seguenti punti fermi della nostra esistenza.

1) Harry Potter ci sta sui maroni.
Al solo pensiero del maghetto occhialuto un brivido ci percorre e scuote le nostre anime, al punto che la cattolicissima RV si rallegra di non aver ancora procreato sì da risultare esente dalle lunghe code per godere della visione del Calice di Fuoco et similia.
La frangia più estrema della Crew propone addirittura una serie di azioni di boicottaggio in danno dell'orripilante quattrocchi quali l'interposizione, tra le pagine delle copie in vendita, di foto di massacri di guerra, vittime di incidenti stradali e copertine di Cronaca Nera con l'immancabile tettona che annuncia l'efferato delitto del vicino.

2) Craig David è al momento l'uomo più bello del mondo.
Ne conveniamo non senza amarezza guardando il video di Let's Dance sul mio IPhone, che spara senza pietà metriquadri di muscoli fasciati da magliette bianche attillate come guanti di lattice e ettari di denti bianchissimi.
C'è stato anche chi, confidando sul fatto che lo schermo dell'IPhone ruota, lo ha capovolto con l'intento di osservare sempre e solo il lato B dell'atletico cantante. Invano.

3) La pizza napoletana ci ha stufato.
Quel disco gonfio e molliccio ci disgusta. Rivogliamo la pizza cosentina, croccante senza essere sottile, con la salsiccia piccante e le olive. I fedayn della calabresitudine addirittura propongono l'aggiunta delle alici.
Mentre sbaviamo romantici pensando al capicollo di Zia Assunta che ha appena finito di macellare il maiale, abbiamo la bocca piena di sushi.
Credo lo chiamino contrappasso.

4) Uòlter Veltraus non è esattamente il nostro idolo.
Sì, abbiamo letto tutti l'articolo dell'Economist e sì, piuttosto che votare per Silvio ci faremmo tagliare la mano.
Però.
Alla Crew Veltraus piace così così.
"Qua ci vuole qualcosa di tosto, ragà... - sobillo - Io vorrei cinque anni di Tatcherismo sfrenato, per dire..."
"E dove la trovi la Tatcher, in Italia?"
La risposta proviene dalle retrovie.
"E Maria De Filippi non va bene?"

5) Non abbiamo più il fisico di un tempo. Ma per fortuna abbiamo più cervello.
Alle due di notte, dopo numerosi drink - se ci facessero gonfiare il palloncino potremmo brevettare il primo dirigibile ad etilene - le macchine rigorosamente parcheggiate in un posto sicuro per trascorrere la notte, ce ne torniamo a casa a piedi in una disordinata fila da orfanelli in parata.
A due a due, mano nella mano con l'immancabile terzo appollaiato dietro la schiena come un pappagallo malvagio, parlottiamo di tutto quello che la nostra pretesa sobrietà ci consente di esprimere.
Argomenti di un elevato pregio culturale, eh...
Si passa dal transessuale del grande fratello (io non l'ho mai visto ma penso che, se sta nella casa del GF, tagliare per tagliare avrebbe fatto bene a farsi lobotomizzare) all'idolo del nostro tempo, Mastro Olindo da Erba che appunta ai margini della Bibbia deliranti dichiarazioni d'amore per la sua Rosa.
Pensiamo ai carabinieri che cercano di decifrare le freccette disegnate in direzioni opposte e ridiamo come iene, incuranti di Mac che ci saltella accanto difendendo l'onore dell'Arma.
"Ma chi mminchia vai contando, Barbarè!!! - mi ringhia - Un simu mica accussì fissa!"
Ci guardiamo con sfida, io pronta ad enumerare i fallimenti investigativi dei Ris, lui disposto a snocciolare i 190 arresti che ha eseguito nel suo primo anno di comando di stazione in Puglia.
Desistiamo all'unisono, troppo sbronzi per affrontare quella discussione senza venire elegantemente alle mani.
"Ricordati Cogne..." mormoro, e mi sembra di riuscire a parare quella manata che si sta stampando tra le mie scapole.
Mi sembra.
Perchè, non so come, mi ritrovo a volteggiare almeno due metri davanti agli altri, con lui che maldestramente cerca di afferrarmi ma il tessuto liscio del mio giubbotto Guru gli scivola tra le mani ed io allargo le braccia alla ricerca di un qualche equilibrio che non trovo.
Finisco abbracciata ad un segnale di stop, in ogni parte illesa fuorchè nell'amor proprio, con la Crew che mi immortala manco fossi una star e lui, l'infame, che ride piegato a novanta gradi.
"Ma sarai stronzo????" gli grido.
Mi viene incontro e mi abbraccia.
"Senti, avvocà - mi sussurra nell'orecchio, e non è proprio spiacevole quel soffio caldo, ma che vado a pensare... - Toglimi una curiosità... - sì, però arretra, cortesemente, chè la sbronza mi rende sentimentale e il signore solo sa se non ho abbastanza casini, al momento... - Ma il reato di oltraggio a pubblico ufficiale si somma a quello di ubriachezza molesta???".
"Okay, ragazzi, è ufficiale - dichiaro - Quest'uomo è uno stronzo!" e cerco quantomeno di sottrarmi dall'accusa di atti osceni in luogo pubblico, visto che me ne sto ancora avvinghiata allo stop e comincio improvvisamente a sentire caldo.
E' così che succede, immagino.
Ti trovi all'improvviso sull'orlo, un piede sospeso, un piede a terra.
Puoi allungare la mano e, semplicemente, prendere, certo che nessuno lo saprà mai.
Ci guardiamo.
"Oh, al diavolo..." penso. E gli sorrido.
E mi allontano.
Perchè la vera onestà è quella che rifiuta anche dinanzi alla certezza dell'impunità.



Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 16:13 commenti (5)