(Ovvero di come Nietsche affermò che "si è estremamente disonesti verso Dio: egli non può peccare!" ma non si avvide di quanto disonesto Dio può essere perchè egli può aspettare......)
Ci sono momenti per cui vale la pena di vivere.
Momenti in cui le cose sembrano finalmente conformarsi a quell'esigenza di giustizia e di perfezione che hai nel cuore e nella testa, e gli accadimenti si compongono e combaciano in uno scatto di perfezione.
Momenti nei quali persino l'aroma familiare di un caffè che si solleva in uno sbuffo tiepido da una tazzina ordinaria assume, per osmosi con l'ambiente, un significato quasi esoterico, che lascia intendere la rivelazione di chissà quale mistero.
Ed invece nulla è più nascosto, davvero, di ciò che è esposto allo sguardo di tutti, e si maschera dietro l'immagine ordinaria di un uomo e di una donna seduti in un silenzio sorridente di promesse a bere un caffè.
Ed in quel silenzio ed in quel sorriso passano, come nuvole spinte da un vento ultraterreno, fotogrammi infiniti di un passato recente, e vecchi dolori e nuove gioie, e tutto si amalgama negli occhi tenuti volontariamente bassi, come a rincorrere il filo di un pensiero che non si vuole fissare direttamente per non restarne abbacinati.
Il pensiero è quello che si lega a doppio nodo con la moto parcheggiata fuori, e con i giubbotti accuratamente piegati sul divanetto, e coi guanti che lui toglie e che io invece continuo a rimirare, come se dagli incroci della trama del tessuto potessi in qualche modo trarre presagi del futuro.
Il pensiero è quello che mi porta, quasi senza coscienza, a strofinare la punta dell'indice ricoperta di camoscio sull'interno del mio braccio, quasi volessi tracciare una linea netta e retta che mi attraversi dal polso al gomito e poi su fino alla spalla.
Ed il mio amico che sta partendo per l'America direbbe che il mio è un pensiero tribale, di segni di appartenenza che dovrebbero essere tracciati col sangue, ma io di sangue e di rovina ne ho davvero abbastanza.
La rovina, quella vera, l'ho vista sin troppo da vicino e, come se fosse una donna da copertina, osservarla da vicino me ne ha fatta disamorare, per le evidenti imperfezioni che invece il sapiente makeup celava.
Ci sono cose così belle che la saggezza dovrebbe imporci di non avvicinarle, chè nulla sfugge ad uno sguardo attento...
Così, tengo gli occhi bassi a rimirare il caffè, e sorrido, con un pensiero laterale a chi ha seminato vento e sta raccogliendo tempesta, e si ritrova oggi esattamente dove ero ferma io qualche mese fa, e precisamente amid concrete and clay and general decay...
E non so se in fondo sia valsa la pena di arrivare a tanto, ma per me è valsa la pena di arrivare fin qui, a sperimentare la perfezione e la gioia...
E due immagini si sovrappongono, nel mio pensiero laterale, ma una delle due è più grande e più luminosa, e sembra quasi assorbire l'altra, che infatti sparisce e non c'è più.
Ci sono momenti per i quali vale la pena di vivere.
E sono i momenti in cui ti accorgi di poter davvero dominare il cuore del sole, e così sollevi gli occhi nella pervasiva certezza che non rimarrai accecata.
E lassù, oltre il piccolo tavolo coperto di un blu fondo come l'oceano, c'è lui.
Che solleva a sua volta gli occhi esattamente un secondo dopo di te, e sembra quasi che gli sguardi si incontrino a metà strada, come amanti che si corrono incontro e non si scansano come in quella scena che, a vederla in tv, era comicissima ed invece andrebbe ascritta nei dizionari dell'orrore.
E là, sopra l'oceano, s'incontrano due mani, una guantata e l'altra nuda, e si intrecciano, e all'unisono esercitano una forza che ci trascina entrambi oltre il bordo, esattamente al centro di quel blu d'oltremare.
Ed altre due figure si sovrappongono, ma senza coprirsi e senza sparire.
Si sovrappongono e si fondono.
Perchè invero è questo che ci si aspetta da due lame, no?
Che si sovrappongano e, come per l'effetto alchemico di due eguali potenze, si fondano.
Che poi, avrei anche voluto parlare della legge Nicolais sull'amore, e di come si potrebbe pretederne l'applicazione, e di prodotti marginali e di galline, e di riconoscimenti, e di come si possa sorridere come un manga a chi, in risposta al tuo ciarliero "Buon San Valentino!" ti risponde "Quello del massacro o quello decapitato?", ma non oggi.
Oggi è San Valentino, mammolette, e vi lascio ai vostri cioccolatini ed ai vostri pegni d'amore eterno.
Io, per me, me ne vado a sentire un po' di buon rock con gli amici, chè qua, grazie al Cielo, è San Valentino tutto l'anno....
Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 18:09 commenti (13)
Category: amore ed altri demoni




....che, dicevamo, dovrebbe essere fotografato e messo nei dizionari sotto la parola RUTILANTE.
Trascorro la seconda serata guardando in dvd le avventure di Ted Bundy.
