Ti senti depresso? Vota e fai votare l'inossidabile
Meet Madame Revanche
Utente: MadameRevanche
Il Medioevo Punk così come lo vive una creatura straordinaria. Se pensi che qua dentro facciamo letteratura, clicca "Chiudi" e vai con Dio.


Onore, Lealtà, Rispetto.
Commenti
Gli Eletti
Memoires
Categorie
Volete ascoltare un po' di musica?
Compratevi l'IPod!!!
Footprints in the sand
Abbiamo rieducato *loading* sociopatici...
Foto
www.flickr.com
Questo è un badge Flickr che mostra le foto pubbliche e/o i video di madame_revanche. Crea il tuo badge qui.
Feeds
Yes, we're punk...

mercoledì, 30 luglio 2008



Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 20:50 commenti (1)
Category:
martedì, 29 luglio 2008

Me l'avessero detto due mesi - quando la mia volontà di potenza si era tradotta in una volontà di decadenza, e sorridevo indifferente a mia madre che mi guardava con le lacrime agli occhi - avrei fatto quello che so fare meglio.
Avrei scrollato un po' le spalle, cancellato il sorriso e chiesto:"Ma davvero?", per poi tornare a fare quello che stavo facendo.
Chè Madame non ammette pause ed interruzioni. Neanche nell'autodistruzione.
Poi non so di preciso cosa sia accaduto.
Io ho una consapevolezza pari allo zero degli infiniti sussulti della mia anima, quando è in fase di evoluzione.
Ho piuttosto sempre la medesima, sconcertata meraviglia di svegliarmi una mattina e trovarmi di fronte una persona diversa.
Non nelle generali, negli atteggiamenti.
E' per questo che tra le mie tag c'è "araba fenice".
Perchè quando meno me lo aspetto, risorgo.
Che qualcosa fosse accaduto, sinceramente, mi era in qualche modo noto da un po'.
Quando come me vivi costantemente su una scacchiera, bene attenta a che nessuno tocchi la regina, le reazioni anche minime degli altri diventano importanti.
A volte, quello che ti salva la vita è aver saputo cogliere uno scintillio negli occhi di qualcuno.
Ma a questo, devo ammetterlo, non ero preparata.
Così, mentre ieri mattina sedevo a gambe accavallate nell'ufficio di Mac, mi sembrava non ci fosse niente di diverso nel nostro guardarci eloquenti dietro gli occhialini quadrati, neri i miei, rossi i suoi.
Niente di diverso nel fatto che, sebbene avessimo una scrivania di mezzo ingombra di fascicoli e stessimo entrambi ben appoggiati alle poltroncine, chi entrava faceva in modo di uscire alquanto frettolosamente, come se avesse interrotto chissà quale ardente rendez-vous.
Così, mentre mi andavo sistemando un'asola della mia castigatissima polo Nike rosa confetto, e l'altro era seduto alle mie spalle a leggere, la frase di Mac mi ha fatta sussultare.
"Barbarè... Ti sì fatta proprio bbona."
Ho alzato gli occhi in un moto di sdegno, e l'ho visto che mi guardava come mai prima.
Perchè noi ci siamo sempre amati di un sentimento profondo e dolente, e sempre quel dolore è stato coperto da valanghe di ironia crudele.
Stavolta, invece, mi guardava come sul piatto di un'invisibile bilancia.
"Prego?" ho scandito, sentendomi gli occhi dell'altro fissi sulla schiena.
"dovresti dirmi grazie, non prego. Non ti capiterà spesso che io ti tratti da femmina. Per me sarai sempre la fidanzata, stamattina ti guardo da maschio, però."
"Immagino che questo tuo revirement dal gay pride mi debba riempire di gioia..."
"Non fare la stronza. Lo sai cosa voglio dire."
"Forse. Forse no."
"E forse sì. Tira su la testa. Non mi piace quando mi guardi da sotto..."
"Ah, no?"
"Le fidanzate non ti guardano da sotto."
"Ma non mi stavi guardando come femmina?"
"E' stato un attimo."
"Peccato. La mattinata si preannunciava interessante...."
"Forse. Forse no."
"E invece sì."
"Credete che debba uscire?" chiede l'altro.
"Forse. Forse no."
"Okay, vi mando il caffè - decide alzandosi - Tu amaro, Bà, vero? Ed acqua fredda." ed esce, mentre noi stiamo ancora lì a guardarci.
Parla in fretta e non pensare se quel che dici può far male..., penso, e così neanche mi sorprende quando si lancia attraverso la scrivania e mi prende un braccio e mi tira verso di lui.
"E che cazzo, Mac!!!", mi indigno quando i nostri occhialini sbattono.
"Vivi, Barbara. VIVI, porc....".
"Scusa, ti sembro morta?"
"Oggi no. Oggi no."
"E allora mollami il braccio, sennò tu lo sembrerai eccome..."
"Mi minacci?"
"Ti avverto"
"Oh..."

Quando sono andata via, mi ha abbracciata in mezzo al corridoio, stretta stretta.
"Divertiti, ragazzì..." mi ha detto a voce alta.
E poi, contro il mio collo, in una scia umida: "Belle tette, però..."
"A te mi sa che ne è appena spuntata una sotto la cinta. Buone vacanze, ragazzì..."


Discover Matia Bazar!


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 14:01 commenti (4)
Category: araba fenice
venerdì, 25 luglio 2008

Sms da numero non presente in rubrica
"Sei una troia."

Sms da Madame Revanche a numero non presente in rubrica.
"Cucciolo, puoi portare a casa due panini, quando torni? Grazie del pensiero e ti voglio bene. MAMMA."

Sms da numero non presente in rubrica
"E devi anche crepare"

Sms da Madame Revanche a numero non presente in rubrica.
"Ah...Prima passa dal notaio. Ti ho diseredato. Ciao, figlio mio"


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 17:16 commenti (9)
Category: adotta un pirla
giovedì, 24 luglio 2008

Funny GamesIo non sono normale, ma non è una novità.
Voglio dire, incrociarmi per strada alle tre del pomeriggio mentre, sotto un sole tropicale, me ne sto a sorridere lievemente rimirando questo cartellone fa tanto "meet Madame Revanche", no?
E del resto, dove pensate di incontrarla, Madame Revanche?
Al Circolo delle Vincenziane, forse?
Quello che magari farebbe spavento è osservarmi osservare il cartellone nella medesima posa di Michael Pitt, e sentirmi pensare di chiedere a qualcuno di fotografarmi così.
In questi giorni ho avuto il mio bel daffare.
Io non sono normale.
Se qualcuno mi delude, o mi fa del male, fa bene a scavare un buco per terra e a nascondersi.
A PROVARCI, almeno.
Ieri sera è successa una cosa strana.
Colpa di un software bacato, il mio nuovo cellulare ha pensato bene di mischiare la rubrica della SIM.
Quaranta nomi erano associati a quaranta numeri. A caso.
Così, mentre ero convinta di scambiare sms col mio compagno di merende, i miei 160 caratteri arrivavano ad uno stronzo.
Uno di quelli per i quali non vale neanche la pena di sprecare una pallottola, per intenderci.
Quando l'equivoco si è chiarito, e lo stronzo ha declinato le generalità, m'è montata dentro una furia assassina da troppo tempo repressa.
E così, mi sono ributtata indietro sul divano della sala prove, una coscia contro quella di un amico caro, l'altra a distanza di sicurezza da un'amica, ho chiuso gli occhi ed ho iniziato a pensare.
Quasi senza accorgermene, mi è cominciato a scorrere, sotto le palpebre, il film horror di uno che sta facendo del male ad una persona che amo.
Sembrava che qualcuno, nella mia testa, stesse facendo scorrere a velocità supersonica le tessere del gioco del 15, ed ad ogni numero era associata una malefatta.
Così, quando le tessere sono andate a posto, io ho sentito un clack che mi ha fatto bollire il sangue.
Senza accorgermene, ho incrociato le caviglie ed ho tirato su le gambe...
Quando mi incazzo, devo fare un po' di sforzo fisico, la resistenza mi fa scaricare la perfidia, la riconduce ai livelli di sicurezza.
Così, socchiudo gli occhi e mi giro leggermente verso il mio amico, che raddrizza impercettibilmente le spalle e mi dice: "Non guardarmi così..."
Gli sorrido, e mi sa che è anche peggio, perchè vedo che lo manda in tilt, questo SENTIRE senza comprendere, ma sinceramente non ho nè il tempo nè la voglia di rassicurarlo, devo pensare, devo programmare...
Allo stronzo io non ho voluto fare male.
Perchè è così stupido che neanche avrebbe compreso.
Ma a te...
A te, che pensi di essere intangibile....
Conviene che inizi a scavare.
Perchè io non mi chiedo mai: "Quando possiamo iniziare?".
Ma tu ti chiederai spesso: "Quando finirà?".



Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 15:51 commenti (10)
martedì, 22 luglio 2008

Il 4 marzo 1991, io avevo diciotto anni scarsi e la serena convinzione che avrei cambiato il mondo.
All'uopo, puntuale come alle messe che disertavo, compravo l'Unità e quasi strappavo le pagine bianche e nere pre giungere al cuore verde dell'allegato.
L'allegato era il giornalino che vedete qui sotto, e si chiamava Cuore, come il tremendo libro di De Amicis, con un inquietante - ed allora divertente - postilla: settimanale di Resistenza umana.

Il 4 marzo 1991, io avevo diciotto anni scarsi, e nella mia testolina castana da secchioncella post-adolescente pensavo che la resistenza umana a cui Cuore settimanalmente mi istruiva era semplicemente la conservazione di una coscienza critica, di un occhio che, come mi insegnavano al Liceo Classico, CASTIGAT RIDENDO MORES.
Il 4 marzo 1991, io avevo dicotto anni scarsi e di Mani Pulite non si parlava ancora.
Mario Chiesa era ancora il presidente del Pio Albergo Trivulzio.
Il 4 marzo 1991, io avevo diciotto anni scarsi e neanche sapevo cosa cazzo fosse, il Pio Albergo Trivulzio.
Ero molto più preparata sui Pink Floyd e sui Sex Pistols, per dire.
E mi sentivo una sorta di icona intellettuale di sinistra, a portarmi in giro per il mio liceo di fasci quelle paginette verdi sudaticce e stropicciate, che mi facevano lacrimare gli occhi tanto quanto le canne che i miei amichetti si facevano nel littorio cesso del medesimo Liceo.
Ci volle il 17 febbraio 1992 per iniziare a dubitare del fatto che avremmo cambiato il mondo.
Il 17 febbraio 1992, io avevo diciotto anni e tre mesi scarsi e  avevo cominciaito seriamente a dubitare che avremmo cambiato il mondo.
Poi, Antonio Di Pietro, un pubblico ministero che mi stava simpatico per il solo fatto che parlava con lo stesso accento che aveva il mio pro-cugino figo, quello che giocava a football e che correva con la macchina, fece arrestare Mario Chiesa.
E dopo di lui iniziarono a sfilare, sui giornali, in televisione, in tribunale, tutti quei politici che noi, quelli che volevano cambiare il mondo, avevano sempre visto seduti almeno tre metri sopra, in un empireo di potere, di soprusi, di vessazioni.
Il 17 febbraio 1992, io avevo diciotto anni e tre mesi scarsi e ricominciai a pensare che avremmo davvero cambiato il mondo, forse con l'aiuto proprio di quel pubblico ministero che a me odorava tanto di fascistone, ma si sa, la pulizia è sempre un bene, e chi la fa un eroe, e gli eroi non hanno colore.
A ben vedere, poi, l'unico colore degli eroi, paradossalmente, è il rosso, ma non quello delle bandiere nostre: quello del sangue che prima o poi gli eroi versano.
Il 10 febbraio 2002, io avevo ventotto anni e tre mesi scarsi, una laurea in giurisprudenza ed un tesserino d'avvocato e mi ero definitivamente convinta che il mondo non l'avremmo mai cambiato.
Al massimo, potevamo non contribuire allo sfacelo, ma era come non salire su un treno in corsa contro un muro: sopravvivenza, più che dovere civico.
Il 10 febbraio 2002, Cuore, il settimanale di resistenza umana, aveva chiuso i battenti da un bel po', ed io nella cartella da avvocato tenevo Il Manifesto e Micromega: l'equivalente intellettuale de sinistra del binomio panino mortadella / Peroni del muratore di Bari Vecchia.

Il Cuore verde aveva chiuso, ma il mio cuore rosso aveva inopinatamente ripreso a battere.
Furioso.
Perchè nel silenzio generale e colpevole di quelli che, eletti da me, lasciavano campo libero ai predoni ed a quelli che mia nonna, nobildonna vera, etichettava seccamente come "pezzenti arricchisciuti", durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario s'era levata, alta come una fucilata, la voce certamente non tenorile di un Procuratore Capo dal nome impegnativo che, alle toghe d'ermellino rosse come il sangue degli eroi e bianche e nere come le coscienze dei miei rappresentanti, aveva detto:"
Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività 'resistere, resistere, resistere' come su una irrinunciabile linea del Piave.".
Il nuovo che avanzava, infatti, doveva essersi impigliato da qualche parte, forse tra gli spuntoni glamour e luccicanti di una antica tentazione che si chiama consociativismo, forse sulla maledizione da faraone lanciata da Craxi, il quale, avendo dimostrato coi fatti che nessuno dei suoi stimati colleghi aveva in fondo il diritto ed il coraggio di dichiararsi innocente, aveva fatto della latitanza l'esilio del martire, forse nelle sabbie malmostose di quello che un signore di nome Edward Bamfield chiamava Familismo amorale.
Il nuovo che avanzava si era rivelato per ciò che avrebbe dovuto essere: il nuovo che sarebbe dovuto avanzare.
Ed invece, nel silenzio correo solo la voce di Francesco Saverio Borrelli ci disse che occorreva resistere, resistere, resistere.
I predoni, naturalmente, gridarono alla lesa maestà.
Perchè se omnia munda mundis, OMNIA IMMUNDA IMMUNDIS, e quindi il Procuratore Capo di Milano voleva fare la rivoluzione, instaurare la dittatura.
Nel febbraio del 2002, io avevo ventottanni e tre mesi scarsi, e quando sentivo i predoni parlare di dittatura borrelliana sghignazzavo apertamente e tenevo le dita incrociate pensando: ammagara!
Cuore era chiuso da un bel po', ma in TV ancora si poteva vedere Paolo Rossi, un metro e cinquanta di diabolico coraggio che diceva : "Berlusconi è uno che si è fatto da solo. Una mattina, suo padre e sua madre si sono svegliati e se lo sono ritrovati in salotto a leggere Il Sole 24 ore. E tu chi sei????, gli hanno chiesto. E lui: sono Silvio, vostro figlio!!!".
Nel febbraio 2002, la dittatura non c'era, c'erano Paolo Rossi in tv ed in libreria si poteva comprare un piccolo capolavoro come Il Pianeta dei bauscia di Gino e Michele.
Poi, senza quasi che ce ne accorgessimo, la dittatura è arrivata davvero, e Paolo Rossi e Il Pianeta dei Bauscia han chiuso i battenti.
Ma non come Cuore.
Diciamo che i battenti glieli han piantati sul muso.
Solo che non è stata opera di Borrelli.
E nessuno ha gridato alla sovversione.
Qualcuno, semplicemente, ha sentito arrivare un gol che si chiama "condanna passata in giudicato" ed ha pensato bene di prendersi il pallone e dire che non si gioca più.
Solo che il pallone si chiama Costituzione, ma le parole, checchè ne pensi Michele Apicella, non sono importanti.
Non quando hai i piccioli, almeno.
Oggi è il 22 luglio 2008, ed io ho trentacinque anni scarsi ed i capelli rosso amarena.
E riguardo queste due copertine e penso.
Penso: cazzo, son passati sedici anni e sembra ieri.
Anzi, sembra oggi.
E "resistere, resistere, resistere!" lo metto a volte come messaggio personale di Msn.
Mi fa sentire meno sola.



Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 22:01 commenti (4)
domenica, 20 luglio 2008

Riappropriarsi di Roma, dei propri luoghi, dei propri ricordi, sacralità dissacrate da ricordi infami di gente infame, la cui esistenza in vita è la prova inconfutabile che non sempre l'omicidio può considerarsi reato.
Che, in qualche modo, io avessi l'obbligo etico di tornarci, a Roma, era cosa che sapevo da tempo, ma in quel modo così tipical of me ho sempre cercato, negli ultimi tempi, di opporre meno resistenza possibile agli eventi che da Roma mi tenevano lontana.
Poi, semplicemente, ed anche questo è tipico di me, ho esaurito con me stessa i pretesti da accampare e mi son buttata a capofitto.
In meno di due ore, ho fatto i biglietti, ho prenotato l'hotel e, la mattina dopo, ero seduta in un torrido vagone Eurostar a cercar disperatamente di obliare la sequela di proteste di mia sorella (e fa caldo, e siamo in ritardo, e si paga caro, e che schifo di bagno, e che caffè orrendo, il tutto con i tasti SHUFFLE e LOOP saldati in posizione ON) appuntando gli occhi sul nostro compagno di viaggio.
Nonostante qualche filo di grigio nei capelli a fare pendant con gli occhi ed un sacchetto di carne umana che lo chiama - orrore! - "papino" (ma che, devo ammetterlo, non ha rotto il cazzo al mondo come la MIA compagna di viaggio), LUI è ancora un bel culetto.
Io mi ricordo di lui perchè a livello locale era una specie di celebrità: bellissimo giuovine, musicista di talento, uno che ha scelto consapevolmente di far soldi suonando (e bene, per giunta) la musica degli altri.
Lui si ricorda di me perchè ero io quella che gli pagava il compenso della famosa serata del 23 dicembre.
Le nostre immagini attuali, tuttavia, evidentemente non combaciano con quelle dell'album dei ricordi, così impieghiamo un po' di tempo a riconoscerci, abbastanza da completare almeno le prime due fasi del rituale di corteggiamento in I classe Eurostar.

Fase 1) VALUTAZIONE DEL PARTNER
Con studiata casualità, lui estrae i suoi cellulari: un Nokia Comunicator nuovo di pacca, di un interessante color cioccolato, ed un Motorola Peebl. Il nokia è il pezzo forte e continua a rigirarselo tra le mani, anche quando tiro fuori il mio Nokia N73 e l'IPhone.
Ecco, sull'IPhone bel culetto prende l'abbaglio, perchè avendo le cuffiette inserite lo scambia per l'IPod Touch.
Vincitore, sorride facendo la ruota, e sorrido anche io.
Di compassione.
Ci pensa la Professional ScassaUmbrellas a cancellargli il trionfo dagli occhi, perchè, dando vita ad uno dei momenti più bassi della mia vacanza romana, Tritaballs inizia a strillare come un'aquila alla volta di due incartapecoriti italo-americani seduti alla mia sinistra : "Eccoloooooooo!!!! E' questo l'IPhoneeeeee!!!!", E così mi tocca anche consegnarlo in quelle mani parkinsoniane, con l'orgogliosa angoscia di un genitore che imbarca il brufoloso pargolo per la sua prima vacanza-studio in Inghilterra.
Finalmente chiarite le reciproche possanze e possidenze, lui passa decisamente alla

FASE 2) ANNUSARSI I GENITALI

La sostanziale parità hi-tech incoraggia il giuovine ad avvicinarsi. Inizia quello che, a mio umile parere, è l'ormai noiosissimo e trito gioco di sguardi e di sorrisi.
Sarà che sto invecchiando, ma tutte quelle schermaglie preliminari ultimamente mi danno proprio sui nervi, preferisco un più diretto: "Wilma dammi la clava!".
Ed insomma, tra gli scadenti risultati di mia sorella al Brain Training (età cerebrale stimata solo dopo l'esame del Carbonio 14, roba che una lobotomia, in quelle condizioni, ti giova, eh...) e le sue farneticanti proteste, ce ne sarebbe per stipulare un soddisfacente gentlemen's agreement a sfondo erotico, e però la mia vita è troppo complicata, al momento, per spupazzarmi un musicante paterfamilias, e poi c'è qualcosa che annuso che non mi convince...
Ed infatti....
Mi squilla il telefono, e così mi metto a parlare fitto con Devil delle serate dei ragazzi,e  del Chichiribeach, e della lista vip, e bla e bla.
Lui naturalmente appunta gli occhi altrove ma ascolta con ogni attenzione.
GUARDA TU CHE STRANO CASO, dopo un minuto e mezzo dalla fine della mia conversazione, avverte irrinunciabile l'urgenza di fare una telefonata di lavoro con la quale mi informa che ha anche un piccolo studio di registrazione, che è bravo a fare dei master e trova anche il modo di ficcare nella conversazione l'indirizzo dello studio.
L'esito è questo scambio.
"E allora, X, ci vediamo allo studio, in Via YYY n. 0."
Poi, dinanzi all'evidente sconcerto di X, non riesce a trattenere un dolente ed imbarazzato : "Massì, lo so che ci lavori anche tu, era per essere precisi....".

...Sic transit gloria mundi.


Ah, per la cronaca...
QUESTE le ho comprate.




Per questo, invece, non avevo posto in valigia, eh...




Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 20:46 commenti (2)
giovedì, 10 luglio 2008

Moglie mia....


GRAAAAAZIEEEEEEEE!!!!




Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 19:02 commenti (4)
Category: mia moglie
giovedì, 10 luglio 2008


Madame Revanche: "Vogliamo postare?????"

Amico dice: (14:55:26)
che cosa?

Madame Revanche dice: (14:55:33)
una cosa nuova
son due giorni che stiamo allo stesso punto

Amico dice: (14:56:00)
hi.. ma che sono uno juke-box?
stavo postando uno stralcio della nostra telefonata
in verità

Madame Revanche dice: (14:56:23)
e procedi
io se non ti leggo mi deprimo

Amico dice: (14:56:32)
ma volevo condirlo con qualche altra meditazione a contorno
addirittura!

Madame Revanche dice: (14:56:40)
eh

Amico dice: (14:56:44)
stai messa male, madame

Madame Revanche dice: (14:56:48)
per dire quanto sto alle cozze, eh
ahah

Amico dice: (14:57:29)
cioè credevo di essere l'unico oltre-uomo disperato in circolazione su splinder

Madame Revanche dice: (14:57:37)
sbagliavi
as usual

Amico dice: (14:57:46)
invece c'è anche un'oltre-donna
wow

Madame Revanche dice: (14:57:55)
appunto
congiungiamoci e facciamo l'ultra-sesso
l'ultra-violenza la faccio coi miei amici

Amico dice: (14:58:18)
stavo per suggerire la medesima soluzione
somministriamoci reciprocamente  un po' di su e giù


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 14:10 commenti (1)
mercoledì, 09 luglio 2008


....Dopo ROCCO CASTIGA PRAGA.....






Madame Revanche giustizia Amsterdam


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 23:55 commenti (1)
mercoledì, 09 luglio 2008

Qualche giorno fa, in un commento al provvido Contenebbia, accennavo alla mia nostalgia per i tempi, neanche troppo passati, in cui si poteva concettualmente distinguere il mondo tra NOI e LORO.
Tempi in cui NOI eravamo, in buona sostanza, quelle persone umanamente oneste, solidali ed ancorate a concetti come meritocrazia, Giustizia, e Verità, e LORO erano invece i predoni, quelli che nulla rispettavano se non le loro logiche malate di potenza e di prevaricazione.
NOI, soprattutto, eravamo quelli che avevano la forza delle parole ben spese, della supremazia della cultura e della ragione sulle tenebre del nepotismo e della bieca pirateria.
NOI eravamo quelli che sapevano esprimere ciò che avevano nella testa e nel cuore senza ricorrere all'insulto, allo svilimento dell'avversario, alla volgarità aggressiva e violenta che invece avevano, indefettibilmente, LORO, con i loro uffici di marmo e platino, le supercar parcheggiate regolarmente sulle strisce pedonali e lo sprezzo per qualunque regola.
Che di questi tempi tra NOI e LORO la diversità si stia pian piano facendo evanescente, e sia più affermata che tangibile, beh, è cosa che chiunque può vedere se rinuncia, per qualche istante, al sonno dogmatico di una magnifica sorte e progressiva.
Sinceramente, nutro una grande ammirazione per Marco Travaglio.
Quando fa il cronista alla Montanelli, ancorato ai fatti, alle date, alle circostanze.
Ma quando si pone come Masaniello di una rivoluzione popolare che vede Grillo nei panni di Robespierre e la Guzzanti in quelli di Danton....
Mi chiedo....
Possibile che nessuno si sia posto una domanda, vedendo Nanni Moretti e Furio Colombo abbandonare la piazza?
Possibile che a nessuno venga in mente che i NOI sono quelli che vanno via e non quelli che restano?


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 15:40 commenti (7)