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Meet Madame Revanche
Utente: MadameRevanche
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martedì, 30 settembre 2008

Perchè certe mattine, o ti svegli così o rischi di non svegliarti più...


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 06:43 commenti (2)
Category: amsterdam
domenica, 28 settembre 2008

Madame Revanche: "Adesso scusami, vado a pranzare... Se si può chiamare pranzo..."

Bop: "Perchè, che mangi?"

Madame Revanche: "Un'insalata, mentre resisto fieramente a loro che mangiano la parmigiana di melanzane..."

Bop: "Minchia."

Madame Revanche: "Ebbè... Ho perso quasi sedici chili..."

Bop: "Volontà nicciana."

Madame Revanche: "Eh, devo ammettere che resistere alla privazione alimentare ti da un certo delirio d'onnnipotenza. Sai, l'altro giorno ti ho anche citato"

Bop: "Perchè?"

Madame Revanche: "Mamma ha impiattato le cotolette ed io ho scostato il piatto e mi son messa a mangiare la mia insalata. Quando ho finito, ho detto E come dice il mio amico Bop, adesso me la potete sucare più e più volte."


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 20:23 commenti (6)
domenica, 28 settembre 2008

Chè se mi chiedi il perchè di ciò che accade, e come possa apparire agli altri il complesso delle cose e le cose nel complesso...

Se mi chiedi cosa mai io abbia posto a me stessa come fine ultimo di tutto...

Io non saprei dirtelo meglio di così.
Io non saprei risponderti se non con queste parole che, pur non essendo mie, mi appartengono nel profondo, come colui che le ha scritte e che davvero è la creatura più complessa che io conosca...

desire - io vorrei...

Desidero un mondo che non possa più gridare,

spero in un sistema in grado di farmi bruciare davvero il cuore,

disapprovo il forzato sistema di regole autoimposte da ogni essere umano a se stesso

disegno un sogno con la matita del pensiero, colorandolo con il sangue della mia anima


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 11:29 commenti (5)
sabato, 27 settembre 2008

E succede anche questo, e forse non poteva che accadere in una mattinata come questa, che inizia freddissima e poi si scalda di sole.
Succede che io ed il mio Angelo Custode scendiamo a prendere un caffè, il passo sciolto quasi quanto le nostre lingue che si regola automaticamente quando il suo braccio circonda le mie spalle.
Camminiamo velocissimi, di solito, poi lui mi stringe e rallentiamo, i fianchi che si sfiorano e correnti buone di affetto ed intimità che si allargano da noi in sbuffi tiepidi.
E visto che il bar è strapieno, ci fermiamo fuori senza parlare, in quella nostra esotica fratellanza che da sempre ci appartiene e che non di rado si tinge di perfidia.
Del resto, quando sono entrata nel suo ufficio, la prima cosa che ha detto ad Aurelio, chino sul telefono a mostrare un culo che mi ha istantaneamente ricordato un altro b-side che occupa il mio cervello - stessa altezza, stessa conformazione fisica - è stata: "Minchia! Parli del diavolo e spuntano le corna!", solo che a quanto pare Belzebù Revanche le corna ce le ha sulle tette, perchè è lì che si è appuntato lo sguardo dell'Angelo Custode.
Ma quello era prima.
Adesso stiamo fuori del bar e lui mi punta gli occhi addosso.
"Mi stai facendo una lastra?", chiedo senza particolare ironia, ma lui nemmeno mi risponde, è il suo sguardo che si scalda.
"Ecco, Barbarè, io vorrei dirti che sognavo questo momento..." spara in un tono quasi ringhioso, tanto è lo sforzo che compie per fare una tale affermazione.
"Guarda che al bar Giò 'sto casino c'è tutte le sante mattine, eh...", rispondo deviando sia questo momento di grande televisione che la sua mano fulmineamente alzatasi a mollarmi una qualche botta tra la faccia ed il collo ed ora ferma a mezz'aria.
Gli tengo il polso senza stringere, il palmo chiuso sul quadrante del suo Pirelli, uno strano sorrisetto in faccia.
Dio, quanto mi piaccio quando rispolvero certi trucchetti!
"Strunza! Aspettami qua!" intima, e si allontana correndo lungo il marciappiede, con me che non faccio neanche un plissè mentre incontro lo sguardo mezzo sorpreso e mezzo saputo di due collegucci.
A quei sorrisetti, a quelle spallucce ed a quell'invidia io francamente ci ho fatto il callo, ed anzi non manco mai di fomentarla.
Io e l'Angelo Custode siamo amici da dieci anni, ma nei secoli dei secoli rimarremo esposti al giudizio di chi vede nel prossimo lo specchio di se stesso.
Ritorna dieci minuti dopo, ficcandomi in mano una scatola rettangolare accompagnata da una curiosa dichiarazione.
"Sogno per sogno..." mi dice, fieramente resistendo alla mia immediata controspinta.
"Ma ti sei bevuto il cervello??? Io non posso accettare, è una cosa troppo grossa...Dai, non fare lo stronzo, riportalo indietro..."
"Barbarè...Non che mi aspettassi da te una cosa standard del tipo "grazie, sei un tesoro" con tanto di bacio sulla guancia e lacrimuccia..Però, cazzo, almeno non mi insultare per averti fatto un regalo. E che minchia!!!"
Sorrido mezza ironica e mezza vrigugnusa, e riparto.
"Dai, ti prego, non posso accettare un regalo così...Per favore, riportalo indietro...Per favore..."
Con una mano mi spinge indietro lo scatolo, con l'altra mi scompagina un po' i capelli.
"Tu lo desideravi ed io desideravo di vederti esattamente come sei adesso. Sogno per sogno, Barbarè."
"Se mi dici che mi sono fatta bella ti prendo a pugni, quanto è vero il Signore..."
"Tu sei SEMPRE stata bella, cretina d'una femmina... Adesso sei soltanto luminosa."
"Hai detto cretina a me??? - latro. Poi lo guardo, mentre qualcuno dentro mi dice sì, vabbè, ciao - Vabbè, per stavolta ti lascio vivo, vah..."
E dopo la dissolvenza, e quell'abbraccio fortissimo che ci scambiamo sulla porta del bar Giò, coi collegucci che fanno la ola, siamo di nuovo noi, fianco a fianco, le schiene premute contro la Corsa Sport ed il sole che ci scalda ignorando il sorrisetto che ci aleggia sulla faccia.
Non so come ci siamo arrivati, a dircelo, ricordo solo la sua frase: "La dici prima tu la minchiata o la dico io?" che dimostra come mi legga nel cervello.
La dico prima io, la minchiata, e torniamo indietro di dieci anni.
"Ecco, quando sei entrato allo studio, io chiesi ad Ornella di te e lei mi disse che eri sposato, e sai come sono fatta..."
"Ecco, quando sono entrato allo studio, io chiesi ad Ornella di te e mi disse che eri la ragazza più straordinaria che avesse mai conosciuto, e sai com'è, io sono sposato e sai come sono fatto..."
"E quindi?"
"E quindi niente."
"A posto così."
"A posto la minchia, Barbarè... Potrai SEMPRE contare su di me. Io ci sarò sempre, per te."
"Lo so. Anche io ci sono sempre."
"Lo so."
E c'è questa pausa densa, fatta di tenerezza e di rispetto.
"E' per questo che mi hai chiamata sempre "il mobiletto dell'ufficio"?", chiedo.
"Il mobiletto, sì, il mobiletto..."
Ci parliamo senza guardarci, perchè ci sono momenti della vita in cui quelli come noi devono tenere gli occhi a terra.
"Caffè?" offro con un sorriso, mentre raddrizziamo la schiena.
"Caffè! Minchia, che giornata!!!!".

Per cronaca...
Nella scatola c'era questo...



Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 08:13 commenti (3)
venerdì, 26 settembre 2008

"Un uomo che non conosce il proprio Destino è insicuro. Svelateglielo e l'avrete reso un infelice..."
Madame Revanche, 2008

Il problema, credo, è veicolare l'energia.
L'incontro con la bruja mi ha folgorata, mi ha in un certo senso risvegliata.
Ma la lunga pausa, nella quale tenevo tutto sopito e quiescente, mi ha fatto male.
Adesso sono un cavo dell'alta tensione.
Ed avrei anche una discreta dose di pepe al culo.
Finisce, quindi, che mi lascio prendere la mano, e sbaglio.
Io lo so quanto riesco ad essere intensa e FONDA, in quelle situazioni.
Lo so, ma me l'ero scordato.
Finisce che le mie parole vanno oltre le mie reali intenzioni, chè io, con tutto il rispetto, avrei smesso da tempo di arruolarmi come infermiera esistenziale di chicchessia.
Io sinceramente avrei smesso da tempo di cercare di salvare la vita degli altri.
Io al momento desidero e voglio solo salvare la MIA, di vita.
Quindi, per cortesia...
Non pensare che "spingerò" in senso contrario a quello che tu desideri.
Immaginami a schiena nell'acqua, le mani che si muovono pigramente sotto la superficie, gli occhi socchiusi e la pancia al sole.
Tu sei l'acqua.
Ti sto sopra e quasi dentro.
Ma non ho intenzione alcuna di tirar sotto la testa.

Chè poi, quando il Destino ci si mette, è ben ironico, eh...
Più vado affermando a destra e a manca che ho la fermissima intenzione di lasciare questa grandissima presa per il culo che è l'avvocatura (quando mi sono iscritta a Giurisprudenza pensando di soddisfare il mio senso della Giustizia, mi dovevano cadere le mani...La prova che Dio non esiste sta nel fatto che quando ho depositato la richiesta d'iscrizione nessuno mi ha dato un calcio in culo, secondo me...), più vado schifando quei dannati corridoi di marmo coi pavimenti che cigolano sotto le mie Converse, più mi arrivano casi nuovi da affrontare...
Chè se si trattasse di multe, o di spaccio in modica quantità, o di altre stronzatine, il gioco sarebbe fatto.
Rigirerei il fascicolo a Grazia con la atletica perizia di un croupier e me ne andrei a spasso, hands in the pocket e i Subsonica a palla ad elencare tutti i miei sbagli.
Invece no...
Mi capitano questioni interessanti, cose che NORMALMENTE non si affidano ad una ragazza educata e carina come me...
Normalmente.
Perchè chi me le porta non manca mai di dirmi: "Barbarè, io gliel'ho detto... E' guagliuna ma è 'na strunza!".
E andiamo avanti così, facciamoci del male!
Legata a vita alla toga non già perchè da ogni mio poro fuoriesce la Cassazione in una esotica versione del cumshot, ma perchè io sono una Stronza, non mollo mai e, questa è la migliore, "tu sei l'unica che litiga con i giudici"...

E quando dico a Grazia chi è, il nuovo clientuccio, ci manca poco che tracolli sul suo portatile Hp.
Va in iperventilazione, la bocca si cristallizza su una O da bambola gonfiabile, le pupille si dilatano e partono mille scenari nei quali io e lei finiamo tragicamente ammazzate.
Già me lo vedo, il cippo commemorativo...
Qui trapassò la Strunza.
Con la U.
Ed una bella fiamma di metallo, tirata via da un cappello.

La stessa O, ma in versione glam, la vedo comparire in serata, sulla bocca di uno a cui, senza altro motivo che una botta di follia e giustizia, cedo la metà esatta  dei frutti scaturiti dalla mia fatica.
La metà esatta di un anno di lavoro matto e disperatissimo, iniziato quasi per gioco e poi diventato Il Grande Gioco.
Mi guarda, lui, soffocando le millemila domande che gli affollano il cervello.
La mia MontBlanc non ha nessun tremito, mentre firmo.
C'è solo una piccola pausa mentre traccio la d minuscola del mio cognome.
La d minuscola che spetta solo ai primogeniti.
Esito, quando chiudo il cerchietto della d.
Lui mi guarda, come a dire "Lo sapevo, troppo bello per essere vero...".
Sapesse che sto esitando perchè accanto alla d stavo per scrivere una b, quasi a mettere nero su bianco il motore immobile di tutto quanto non riesce a comprendere...
Se lo sapesse, sarebbe ME.
Ma siccome è lui...

Torno a casa tardi, sotto la pioggia battente, e Giuliano che dice che tutto scorre.
E scorro anche io, stanca morta e assurdamente felice.
Vado piano, una guida sciolta e rilassata che stamattina, sulla Salerno-Reggio, direzione sud, pareva un miraggio...
Non a me.
A Grazia, seduta sul sedile del passeggero con la schiena ben schiacciata nel sedile e le mani chiuse sulla cintura di sicurezza.
"Ma scusa, non puoi rallentare?" mi chiedeva.
"Sta zitta o ti lascio all'Autogrill." è stata la mia cortese risposta.
Poi ho scalato di botto e ho sorpassato in curva la Finanza, una mano sul volante, l'altra che pogava al ritmo di BlitzkriegBop dei Ramones.
"Stanno limonando sul sedile posteriore
Producono vapore caldo
mentre pulsano col back beat
Il Blitzkrieg Bop"


Stanca morta ed assurdamente felice.
Due aspetti che ultimamente mi appartengono molto.

Che poi, se qualcuno pensa che mi sto sminchiando, trascinata nel gorgo confettoso...
Se qualcuno pensa che siccome io mi bacio e mi abbraccio con gli amici, allora sono una donnina di facili costumi...
Se qualcuno pensa che stasera resterà qualcosa di impunito...
Beh, come direbbe il mio balcanico e militante faro BOP...
"Modestamente quel qualcuno me la può più e più volte..."

Ed ora, balliamo.



Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 06:38 commenti
Category:
mercoledì, 24 settembre 2008

Cliente: "Avvocà..."

MadameRevanche: "Dimmi..."

Cliente: "Ve la posso dire una cosa?"

MadameRevanche: "Certo, Rocco...La parola è libera."

Cliente: "Ma non è che se ve la dico mi querelate?"

MadameRevanche: "Rocco, se ti querelo poi devo mandarti da un altro collega. E tu sei un cliente troppo buono..."

Cliente: "Allora ve lo dico... Ma come vi siete fatta bella!!!"

MadameRevanche: "E pure tu??? E basta!!!"

Cliente: "No, davvero, Avvocà... Avete una luce...."

MadameRevanche: "Rocco, senti a me... Lascia stare..."

Cliente: "Sì, Avvocà... Però... Vi posso portare in tribunale con la Ferrari, una mattina di queste? Quando dite voi..."

MadameRevanche: "Questo mi mancava, eh..."

Cliente: "E sapete come manca a me???!!!"


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 13:27 commenti (4)
martedì, 23 settembre 2008

Silvia dice: (18:36:05)
ma santa Minchia Benedetta

Madame Revanche - Colta, Carina e Coccolosa dice: (18:36:16)
sempre sia lodata

Silvia dice: (18:36:16)
ma i maschi che cazzo hanno

Madame Revanche - Colta, Carina e Coccolosa dice: (18:36:32)
dipende
alcuni grosso
altri mignon




E tanti auguri di buon compleanno, Sorè!
Vorrei dirti cento di questi giorni, ma mi sa che tira un'arietta....


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 17:43 commenti (4)
domenica, 21 settembre 2008

La lettura più facile è che io sia impazzita.
Già me li immagino, amici e parenti, tutti stretti intorno al mio capezzale, gli occhi lacrimosi che contemplano le cinghie che mi legano al letto e le pacche di solidale conforto ai miei prossimi congiunti.
"Che peccato...Una ragazza così intelligente..." sarebbe la frase di default, ma anche sotto quintali di Tavor io li sentirei, i miei fidati sodali, sussurrarsi: "Sì, vabbè...Però era strana, eh...".
E poi di nuovo tutti zitti a contemplare la mia artificiale quiete.
Se avessero occhi buoni per guardare, vedrebbero.
Vedrebbero quella cosa che mi serpeggia sotto pelle.
Vedrebbero la mia bocca socchiusa non nel sonno ma nella pregustazione.
Ma i loro occhi non sono buoni, non lo sono mai stati.
Hanno fatto troppo in fretta, ad archiviarmi come l'Innocente...
Io sono il SILENZIO degli innocenti.
E nelle cose che non dico, chi ha orecchie buone per sentire sentirebbe l'urlo dionisiaco di milioni di persone come me.
Quelle persone che vivono per decenni come sottotraccia, e si scoprono di rado, solo quando lo squarcio del velo è imposto dal balcanismo militante.
Per il resto, sempre a bocca chiusa, le mani nelle tasche e gli occhialini ben calzati, a scongiurare il pericolo che lo scintillio che danza nei loro occhi decida di andare a farsi un giretto all'aria aperta.
E poi sono cazzi.
Chè a quelli come me quando gli brillano gli occhi è come se brillassero le mine.
Bum bum, bang bang, lie down, you're dead, direbbe uno che di mine e silenzi se ne intende.
Ebbè, io il silenzio l'ho rotto, finalmente.
Mi son calata il mio immaginario chador sin sotto il mento, ed ora le mie mine brillano ovunque: negli occhi, sulle labbra, sui palmi delle mani.
Sono come Hannibal Lecter in quel porcile.
Ho i piedi nudi e nessuna chance.
Ma ho i miei occhi.
E non faccio prigionieri.
Accade così che io perda la mia innocenza, intesa come volontà di non nuocere, al concerto di Caparezza.
Esattamente dopo il suo invito a ballare in Puglia.
Ho in bocca il sapore fruttato di due dita di Red Bull nel quale il mio bartender del Plaza ha diluito una dose di vodka secca da lasciar stecchito un camionista.
E tanti di quei cazzi per la testa che la metà basta.
Con Devil abbiam passato due ore a gelarci le chiappe sulla scalinata masticando amaro e veleno.
Due ore in cui abbiamo preso reciprocamente atto di aver chiuso una stagione per iniziare finalmente una GRANDE stagione.
Quando lo vedo fermo di fronte a me, il telefonino all'orecchio e lo sguardo che attraversa la piazza per cercarmi, dentro mi squillano le trombe del giudizio.
Io e Devil ci alziamo agilmente, ci scambiamo un'occhiata da soci e lo raggiungiamo.
LI raggiungiamo.
Sono perfetta.
Simpatica, competente, accogliente.
Non ho gli occhialini ma fa lo stesso.
Sono un animale da palco.
E Devil è una spalla perfetta.
Perfetta.
Poi il Capa fa la sua apparizione, e sembra quasi portare la piazza stracolma sul palmo della mano.

Con Devil commentiamo estasiati.
Prendiamo mentalmente nota.
Stiamo lavorando.
Lentamente, l'intruglio va in circolo.
Me lo sento salire nel petto, in fiammate tenere ed ineludibili.
La testa no.
La testa è gelida, è quella delle grandi occasioni.
Mi fotografo con Mario, che mi abbraccia e mi sbaciucchia.
Sento due occhi puntati esattamente al centro della schiena e dimostro la mia angelica bontà rifilando a Mario un buffetto tenero sulla guancia.
Chi ha occhi per vedere, VEDA.
Durante il concerto, l'intruglio va in circolo.
Mando un sms.
Dieci minuti e si va.
E lì, nel backstage, cadono gli occhialini.
Mi SENTO cambiare volto e sguardo.
Sono a piedi nudi e non ho una sola chance.
Ma ho i miei occhi.
E quelli leccano, e mordono, e baciano.
Poi esplode tutto il resto.
La passione, il delirio, l'estasi.
Esplode anche il Destino.
Mi faccio strada tra la folla.
Chi ha occhi per vedere guarda.
Ma non vede.
Non vede una mano enorme intrecciata alla mia.
Non vede cosa accade nel piccolo spazio che ci separa.
"Sei a disagio?"
"No. Non è colpa mia se tu appartieni a me.".






Sono davvero dolente, Vostro Onore. Ma qui non si fanno prigionieri.
Questo è un campo minato, non un campo di bocce.
Ho i piedi nudi.
Ed i miei occhi mi hanno dato milioni di chance.
Qui non si fanno prigionieri.
E non ci si risparmia.

"Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia
dove la notte è buia buia buia,
tanto che chiudi le palpebre e non le riapri più.
Vieni a ballare e grattati le palle pure tu,
che devi ballare in Puglia Puglia Puglia
dove ti aspetta il boia boia boia.
Agli angoli delle strade spade più di re Artù,
si apre la voragine e vai dritto a Belzebù."




Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 14:19 commenti (6)
venerdì, 19 settembre 2008



Madame: "Vah che commenti teneri che ci scambiamo, eh? Son contenta che stai bene!"
Pensieridicarta: "Sì. Speriamo che duri, eh..."
Madame: "Dura, dura... Silviè, noi siamo creature del freddo... A settembre rifioriamo come tulipani porno!"
Pensieridicarta: "Questa frase è da stampare su una maglietta..."


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 14:10 commenti
giovedì, 18 settembre 2008


"Si sente sempre più spesso

che sono un pazzo depresso.
Meglio depressi che stronzi"


Che serata!!!!
Piena di mille cose, divisa in scene come un pezzo di teatro...
Io e mamma che passeggiamo sul Corso, ed il mio grido di esultanza quando letteralmente scivolo in un cappottino grigio piombo di Zara, e lei che guarda altrove distogliendo le lacrime ed il sorriso.
"C'è stato un momento che ho avuto paura..."
"C'è stato un momento in cui semplicemente ero andata via..."
E lì, tra giacchine a scacchi e pantaloni viola, corre tra di noi un venticello tiepido di comprensione.
E poi dopo, seduta con Giovanni al Vicoletto, a guardarlo mangiare coi suoi orari "mmiricani" mentre mordicchio senza troppa passione un triangolino di focaccia, lui che mi punta addosso i suoi occhi fiordaliso e mi sorride, estasiato da quello che ha nel piatto e che Roby, il boss del locale e mio fan, ha distribuito in quantità industriali.
Parliamo poco, seduti a quel tavolo d'angolo.
Ogni tanto ci prendiamo la mano, stringendo forte i palmi asciutti e caldi.
"Sono felice, Bà."
E lo sono anche io.
Per me. E per lui. E per LUI.
LUI, che qualche ora dopo mi sorride agganciandosi la cintura e pare indossi un cielo al posto del maglione tanta è la luce che emana.
A mezzanotte e dieci guardo la luna, e saluto con la mente Giovanni, che già è in coda per volare via...
Poi c'è solo LUI.
Seduti al Salotto delle Donne in un improbabile addio al celibato, trattengo fieramente la tentazione di prendergli la mano e fargli pestare nel fondo del suo bicchiere il lime e lo zucchero di canna.
Chè se Kaipiroska dev'essere, la si beva come Dio comanda!
Io ruoto il Campari Vodka, e la vodka mi rende sentimentale, è notorio.
C'è uno seduto con noi che fa un po' il guappetto, niente cui valga la pena di applicarsi, in realtà, ma mi piace dargli ogni tanto dei piccoli colpi sulle orecchie, tanto per far capire chi è che comanda.
Il futuro sposo quasi si astrae, curvo su un giornale illeggibile per il buio che ci inghiotte.
Mi piace, questo ragazzo, assomiglia molto a Gunther, ma non ha dentro quell'invidia crudele che divora il mio ex socio.
E si parla, e si parla di MAC, e naturalmente ci si guarda quasi in tralice, chè ci son persone, sedute a quel tavolo, cui non sfugge la valenza erotica di un'estensione .dmg.
E mani che quasi camminano da sole, e sfiorano e sfregano mentre io guardo il MIO divanetto e penso a millemila utilizzi alternativi...
Poi, quando l'aria si è distesa, arriva il coglione.
Una versione idrorepellente di John Lennon, inguainato in una camicia rossa che fa ogni sforzo per non stargli a contatto.
Lennon de noantri ha bevuto, puzza di un qualcosa che non so definire ma temo sia un pessimo rum.
Arriva e d'amblè, senza nessun motivo altro se non la sua piccolezza, spara.
"E tu sei la spogliarellista?!"
Decisamente un buon modo di fare amicizia con Madame Revanche, e la vodka, si sa, mi rende sentimentale.
Calcolo mentalmente in quanti secondi riuscirò a saltargli addosso attraverso il tavolo, e a prenderlo a botte sul culo come meritano questi cani rissosi e sgarbati.
Se ne accorge l'amico che CoglioLennon si è portato dietro, un bel culetto in felpa bianca e neuroni in stop.
Tenta un disperato recupero dicendomi:" Guarda, non è cattivo...".
"Lo so. E' semplicemente stupido." convengo e nessuno ribatte.
CoglioLennon parla e straparla, di sacra rota e annullamenti, un piccolo ed unto esperto di fallimenti matrimoniali sempre pronto a dispensare agli altri quei saggi consigli che lui non è stato capace di applicare a se stesso.
Un ometto triste, a ben vedere, conoscente di tutti ed amico di nessuno, neanche di se stesso.
"Guarda, lui di solito non è così..." ritenta BacieAbbracci, ma la dea bendata è lì, da qualche parte, irraggiungibile.
"Me lo auguro, eh. Per LUI."
Mi fa talmente tanta tristezza, questo misogino di reazione, che inopinatamente decido di soprassedere.
Non mi importa quello che dice, lo spingo fuori dal mio orizzonte e vado avanti.
Prima, però, devo diluire la vodka, e mi alzo per andare a bere un bicchiere d'acqua a distanza di sicurezza.
Lì, vicino al bancone, il mio barista delle ciliegine mi mette davanti un bicchiere di plastica pieno d'acqua fredda.
Lo bevo lentamente, mentre ci guardiamo senza dire niente.
BacieAbbracci, casualmente, deve andare in bagno, e si ferma sulla porta, indeciso su cosa fare.
Lo guardo e, incurante del dito d'acqua sul fondo, accartoccio il bicchiere nella mano per poi lanciarlo nel cestino schiacciandocelo dentro.
BacieAbbracci opta per il bagno, ed io mormoro alle sue spalle: "Bravo..."
"Brava tu!" mi dice Ciliegina, ed io faccio un gesto con la mano e ritorno di là, le narici ben aperte per aspirare LUI mentre gli passo accanto e mi siedo alla sua sinistra, aderendogli addosso su tutto il mio lato destro fino al piede.
Ho un paio di ballerine Diesel, piccole e tonde, che non fanno assolutamente pensare che io calzo un 40 abbondante.
E lì mi godo il piacere della temperanza, la sublime arte del soprassedere senza rancore, semplicemente cancellando l'esistenza di CoglioLennon.
Non lo guardo più, neanche per caso.
Sento il suo blaterio con una parte residuale dell'orecchio, dentro di me sto brindando.
La potenza è nulla senza controllo, ed io esercito un controllo ferreo su me stessa.
Quello stesso controllo che mi consente di continuare a discettare di autovelox mentre il mio braccio si perde a destra e la mia mano si ritrova sulla schiena di LUI, e nessuno che avverta non già il gesto ma il vento che tira.
Poi ci salutiamo, e mentre torniamo alla macchina io e LUI ci lasciamo andare ad una sghignazzata terribile.
"Ti sei mantenuta..."
Non ricordo la mia risposta, stavo pensando al mio Fratello di Sangue in volo, gli occhi chiusi e la testa appoggiata indietro, in volo e finalmente non in fuga.
Stavo pensando a quando lo guardavo dormire sul mio divano, dopo un giorno disperato, temporaneamente immemore della fuga e del dolore.
Stavo pensando a quando ci guardavamo dormire dopo un giorno disperato.
Un giorno nel quale non avremmo neanche osato sognare che ci potesse essere una notte come questa.
In cui i cerchi quadrano ed il mondo va a posto con un clack.


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 13:57 commenti (1)