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Meet Madame Revanche
Utente: MadameRevanche
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venerdì, 14 novembre 2008



"Migliaia di cose ti vanno per il verso giusto ogni giorno, a partire dal momento in cui ti svegli. Per mezzo di una qualche magia che non riesci a comprendere pienamente, stai ancora respirando ed il tuo cuore batte, nonostante tu sia stata priva di coscienza per molte ore. L'aria è una miscela di gas che è esattamente ciò di cui il tuo corpo necessita, esattamente come lo era prima che ti addormentassi.

Puoi vedere! Una luce di molti colori scorre nei tuoi occhi, registrata da nervi che Dio, l'evoluzione od un qualche processo hanno impiegato milioni di anni per metterli a punto. Il dono sorprendente di questi vividi colori è stato anche reso possibile da una sfera di fuoco di inimmaginabili dimensioni - il sole - che esplode in continue detonazioni nucleari al solo fine di tramutare il suo corpo in luce, calore ed energia affinchè tu te ne serva.

Puoi camminare! Le tue gambe funzionano meravigliosamente bene. Il tuo cuore pompa il sangue in basso per rifornire di energia i muscoli dei tuoi piedi, delle caviglie, delle cosce, e quando ha terminato di consegnare i suoi doni, il sangue ritorna al tuo cuore per essere rinnovato. Questo meraviglioso mistero si ripete e si ripete continuamente senza alcuna interruzione ogni ora della tua vita.

Puoi odorare gli aromi, ed ascoltare i suoni, ed assaporare i sapori, e molti di essi sono decisamente godibili. Puoi pensare! Puoi provare sentimenti e visualizzare immagini di cose che neanche esistono. Possiedi il potere straordinario dell'autocoscienza. Riesci a comprendere quanto possa portarti lontano questa stupenda abilità? Non solo sai chi sei. Sai anche di sapere che sai chi sei.

Ognuna dei 50 trilioni di cellule nel tuo corpo può essere considerata per se stessa un essere senziente, e tutte agiscono insieme come una comunità, mettendo in opera un costante atto di prodigiosa collaborazione.

Per un'improbabile serie di coincidenze o per un piano divino a lungo termine, il linguaggio è venuto alla luce. Milioni di persone hanno collaborato nei secoli per creare un sistema di comunicazione che tu comprendi molto bene. Parlare, e leggere, e scrivere ti donano un grande piacere ed uno spaventoso senso di potenza.

Ricordi quando sei nata, a proposito? E' stato un miracolo complicato che ha coinvolto molte persone le quali hanno lavorato duramente per tuo conto. Non meno miracoloso è che tu sin da quel momento abbia continuato a crescere, con milioni di nuove cellule che rinascevano con te in ogni momento per sostituire quelle vecchie che morivano. E' proprio come una magia.".


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 15:23 commenti
Category: dio esiste
lunedì, 10 novembre 2008

Giuro, mi sento trasportata a forza in una soap opera a dir poco bizzarra, un incrocio inguardabile ed ingestibile tra "Sensualità a Corte" e Pulp Fiction.
Perchè sì, vabbè (..ciao...), da qualche tempo porto la gonna, e da qualche tempo porto la gonna alquanto più corta.
E sì, vabbè (...ciao...), ho restituito ai miei capelli il famoso color Bitter Campari, che sotto il sole di questo Novembre altalenante oggi pareva quasi sanguigno...
E poi sì, vabbè (...ciao...), sono evidentemente più rilassata, e come fluttuante per quanto mi sento leggera nello spirito, prima che nel corpo che si va stringendo nei miei nuovi abiti...
Però...
Però, porca pupazza, sono sempre IO, sono sempre quella difficile da catturare, quella difficile da inquadrare, e diciamola tutta...
Sono sempre io, quella difficile da sopportare, per il modo adamantino e militante con cui vivo, io, che mi spezzo ma non mi piego, e che non tengo a freno la lingua.
Io, che devo sempre salvare il mondo e "dove ci sono cause perse ci sei tu".
Io, che cause, quelle in tribunale, ne perdo una su un milione, ma che in effetti ce l'ho, questa malaugurata tendenza a dare una chance a chiunque...
Io, che non conosco il grigio e le mezze misure, io che non mi concedo cedimenti e non mi perdono niente.
Io, che "Barbara è una donna problematica".
Io, che "Barbarella? Barbarella non si sposerà mai, perchè è troppo intelligente ed agli uomini fa paura".
Io, che di questa terrorizzante intelligenza mi rifiuto di vergognarmi.
Io, che non mi vergogno di niente, perchè non c'è mai stata una volta che abbia fatto qualcosa per me.
Io, che frequento troppi intellettuali e che "anche da bambina era strana, sempre nel suo mondo...".
Io, che ero strana e sono strana perchè ho mille mondi in cui perdermi, perchè sono splendida splendente e faccio cerchi con la mente.
Io, che forse l'unica cosa di cui davvero mi vergogno è la mia capacità di amare in silenzio e senza pretese, mentre gli altri urlano ed esigono.
Io, che mi dono senza fiocchi e senza nastri per scongiurare la gratitudine.
Io, che la gratitudine mi ripugna, perchè costituisce un rapporto di alto e basso.
Io, che il rapporto lo concepisco solo fra pari ed eguali.
Io, che ho un carattere di merda, perchè ho una capacità di incassare degna di un sacco da boxe e poi salto su per una minchiata.
Io, che poi vedono solo la minchiata e non i lividi e le tumefazioni che ho accumulato.
Io, che mi faccio sparare piuttosto che ammettere una debolezza, e potrei ben essere daltonica senza che nessuno lo sappia...
Io, che "Barbara è come se facesse parte di chissà quale gruppo..." perchè me ne sto spesso china su frasi brevi e concitate.
Io, che "Barbara è uscita in malomodo da tante di quelle associazioni...".
Io, che mi rifiuto, ora come allora, di essere caritatevole nel senso peloso ed azzannante di certe signorine bene.
Io, che la compassione è antivitale ma l'empatia è una delle cose che danno senso ad un'esistenza vissuta con onore.
Io, che "pure da piccola sembrava guardasse un dieci centimetri oltre la mia fronte".
Io, che "guarda, non ti so dire che impressione mi faceva, sempre corrucciata, a mormorare...".
Io, che adesso che sorrido e non mormoro non faccio più impressione. Ma potrei fare paura, se dicessi le cose come stanno.
Io, che ho pensato di poter avere tutto e tutto insieme.
Io, che ho avuto tutto e tutto insieme: l'amore, il discepolo, il Fratello e la Sorella.
Io, che la Sorella ce l'ho in Sardegna, e mi manca.
Io, che un'altra Sorella ce l'ho in Piemonte, e mi manca.
Io, che non riesco a pensare di pubblicare questo post perchè io odio chi dice Io, Io, Io...

E se sono sempre io....
Qualcuno cortesemente mi spiega perchè stamattina il mio Angelo Custode se n'è uscito con una frase tipo: "Certo, se vuoi ti considero maschio. Ma credimi, sei una FEMMINA..."

E se sono sempre io....
Qualcuno cortesemente mi spiega perchè stamattina il mio Angelo Custode se n'è uscito con una frase tipo: "Non riesco a toglierti gli occhi dalla bocca...".

E se sono sempre io....
Qualcuno mi spiega perchè invece di prenderlo a calci nel sedere, mi sono letteralmente buttata giù dalle scale lasciandolo dinanzi all'ascensore?

Perchè mi sono rincoglionita, ecco perchè.
Devo mangiare qualche dolcetto, ogni tanto.
No?


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 20:41 commenti (6)
martedì, 04 novembre 2008

"Vieni con me!" intimo agguantando la colleguccia per un braccio.
"Dove andiamo?"
"In procura."
"Ma io non faccio penale..."
"Lo so, mi serve un testimone. Perchè stavolta lo ammazzo, quanto è vero il Signore!!!".

E ci siamo, dietro la porta intonsa, io con un diavolo per capello, e lei preoccupatissima e quasi spettrale.
"Avvocato Revanche, qual buon vento?"
"Lo tzunami!!! Le avevo depositato un'istanza."
"Lo so, gliel'ho rigettata."
"E possiamo varcare le soglie della conoscenza e sapere perchè?"
"Perchè non c'erano i presupposti.".
"Davvero? E le tre pagine spillate alla fine cosa le sono sembrate? Carta da lettere?" ironizzo, squadernandogli sotto il muso la copia depositata della mia istanza.
Sbianca, e la colleguccia quasi non riesce a respirare.
"Ma... Ma... Non ci avevo fatto caso...."
Neanche replico. Mi limito ad uno sguardo in cui passano cavalcando tutti i reati contro l'amministrazione della giustizia ed anche le lesioni personali e l'ingiuria.
"Eh... me la riproponga... Io....".
"LEI.".
"Avvocato, scusi... Potrebbe consentirmi un colloquio riservato con la sua collega?" chiede alla colleguccia, la quale ha già la mano sulla maniglia ed un alito di fiato in più.
"Certo, certo, ciao, buongiorno...".

Ci fronteggiamo a muso duro, le schiene dritte.

Ci conosciamo da anni, questo a riprova che IO non sollecito, non chiedo, non esigo.
"Bà, posso parlarti come se non fossi un giudice?"
"Se io posso parlarti come se non fossi un avvocato ma la tua vecchia amica di scuola."
"Certo."
"Ma come cazzo si fa????? ma siete fuori di testa???? Ma vi rendete conto???? Non ci avevi fatto caso???? Ma come cazzo si fa?????"
"Ba, non l'ho visto..."
"Guarda, quando temo di averle sentite tutte, qua mi fate scoprire nuove frontiere del diritto, eh... Siamo al decreto-cacata!!!! Anzi, no...Siamo alla Pringle Justice, mò..."
"Alla che?"
"Alla laurea che hai trovato nelle patatine, santa madonna!!!! Ma che cazzo avete, nella testa??? Una scatola di Ritz????".
"Ba, non l'ho visto...Mi spiace, riproponi l'istanza e faccio ammenda..."
"Ma fammi il favore! Io la ripropongo, contaci. Però tenete sempre ben fermo, tra i Ritz e le Pringles, che qua avete a che fare con la vita della gente, porca pupazza!!!".
"Sì, ma calmati...."
"Dillo all'avvocato, di calmarsi. Io sto bollendo!!!".
"Senti, ti ho detto che mi dispiace, ho sbagliato, sono umano anche io..."
"Guarda, non mi commuovo giusto perchè sono uno squalo, eh..."

"Ba, ma eri tu che gridavi?"
"Noooo... erano le intercettazioni..."
"Sembrava la tua voce, però..."
"No, macchè...Chè, mi metto a strepitiare con un giudice???"
"Ma adesso che succede?"
"Bon, vai in udienza..."
"E tu???"
"Boh, forse mi arrestano... Ma vai, tu..."
Fugge, la colleguccia, pattinando sul marmo del corridoio come Vil Coyote.
Busso tre volte alla porta.
"Dott. Sindona? Caffè!"


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 15:48 commenti (2)
domenica, 02 novembre 2008

"Ogn'anno, il due novembre, c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.

Ogn'anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza."

Sono stata una bambina incredibilmente fortunata.
Io di nonni ne ho avuti sei: quattro per parte di genitori ed altri due dai quali sono stata adottata appena giungemmo in Calabria lasciandoci dietro, in un grumo di dolore, Trani ed il suo cielo punto dalla Cattedrale.
L'unica nonna che mi è rimasta, vive con me.
Gli altri son tutti in cielo, tranne, almeno spero, la mia nonna paterna, alla quale certamente la Giustizia divina avrà corrisposto il premio di una vita trascorsa nell'odio e nella perfidia.
Così, oggi anche io devo avere la creanza di ricordarmi dei miei nonni, e soprattutto dei nonni maschi.

Sono stata una bambina incredibilmente fortunata perchè ho avuto l'onore e la fortuna di avere per nonno un uomo eccezionale, duro e granitico come una lastra di marmo ma capace di una tenerezza incredibile.
Mio nonno si chiamava Ernesto, ed era un fascistone duro e puro, uno di quegli uomini nei quali la rettitudine non aveva confini e che si sarebbe fatto volentieri ammazzare per ciascuno dei suoi principi.

Sono stata una bambina fortunata perchè mio nonno mi ha sempre amata per me stessa.
Se sono ciò che sono, nel bene e nel male, il bene è merito suo ed il male è colpa mia.
Uno dei primi libri che mi regalò mio nonno era proprio quello che conteneva le poesie di Totò, ed in particolare 'A Livella, che leggevamo insieme quartina per quartina.
Avevo questo libro con la foto di Totò in bianco e nero tra due fasce rosse e laccate, e nelle prime letture era solo una storiella divertente, nella quale lo spazzino Gennaro finalmente riusciva a dirne quattro al saccente Marchese di Rovigo e di Belluno.
Col passare del tempo, però, la storiella si faceva più seria e si riempiva di contenuti inimmaginabili che spaziavano dalla filosofia, alla politica, all'esoterismo.
Leggevamo 'A Livella a mezzanotte del due novembre, perchè mio nonno sapeva quanta paura avessi della morte, e quanto inaccettabile fosse per me il pensiero di perdere, morendo, ogni cosa, di non poter più interagire col mio mondo.
Mio nonno non poteva mentirmi, e si teneva ben lontano da consolatori racconti di passaggi a miglior vita.
Mio nonno preferiva, piuttosto, inculcarmi il valore di una vita ben spesa, dalla quale separarsi con molti rimorsi, eventualmente, ma nessun rimpianto.
"Le persone che ami non ti appartengono. . . - mi diceva - Non puoi pretendere di portartele dietro come valigie.".

Mio nonno mi ha amata per me stessa, e forse proprio per questo ha speso 31 anni della sua vita a farmi crescere ed evolvere.
Mi portava ovunque, condivideva con me ogni cosa, non mi ha mai trattata come una bambina, neanche quando ero davvero una bambina.
Da me, esigeva scelte e pensieri da adulto, perchè non c'era nulla che non provvedesse a spiegarmi nel dettaglio, senza mai incorrere in quegli odiosi "Perchè sì" e "Perchè no" che invece i miei dispensavano con generosità.
Nel contatto con mio nonno, io mi dispiegavo, e non ho mai patito disagi, nè provato rimpianti per quella infanzia che, probabilmente, non ho mai vissuto come protagonista.
Sia chiaro, giocavo anche io, avevo la Barbie, e la spada di Lady oscar e potevo avere qualunque cosa una bambina potesse desiderare.
Ma non potevo avere nulla che, al contempo, non fossi capace di guadagnarmi.
A ripensarci adesso, mio nonno non mi ha mai davvero regalato nulla.
Il baratto, tra noi, era la regola, ed a me andava bene così.
Quid pro quo.
Ho avuto Barbie Sposa - con tanto di bouquet e velo ricamato - dopo aver spiegato a mio zio che ci ospitava a Firenze che cosa avevo visto agli Uffizi ed in particolare perchè avevo trascorso quasi mezz'ora in trance davanti alla Primavera.
"Babbo, non sarà un po' eccessivo per una bambina di sei anni?", gli chiese mio zio, che all'epoca si occupava della mia educazione trash.
"Perchè, ti risulta che fino ai 14 anni i giovani debbano essere degli idioti?", fu la risposta.
Cinque cents ed avanti un altro.

Poi sono cresciuta, da bambina bizzarra mi son trasformata in un'adolescente a dir poco sulfurea, e lui era sempre lì.
Io ero un'attivista di sinistra e lui un fascista duro e puro, e mai abbiamo litigato per la politica pur discutendone pressocchè costantemente.
"Gli estremi si toccano, ricordatelo. E stanne sempre alla larga." mi ripeteva, ed io non sempre ho tenuto fede a quella lezione, ma faceva parte di me entrare nelle cose a capofittto, e lui non mi ha mai ostacolata, nè ha mai cercato di smorzarmi.
Per molti, era questo il problema del nostro rapporto, il fatto che, in apparenza, ci rinfocolassimo a vicenda, mentre avremmo dovuto andare a passeggio parlando di niente, abbracciarci alle feste comandate e via.
Non è mai accaduto.
Ho avuto un cronografo Panerai per aver smontato tutte e quattro le gomme della Panda di mia zia ed essermele rivendute quale punizione per aver insultato la famiglia.
Una delle gomme è stata per anni nel retro della gioielleria, dopo che ce l'avevo portata facendola rotolare per tutto il centro come un gioco da strada.
Ci ho messo quasi tre giorni per togliermi il nero che mi ricopriva fino al gomito.
La soddisfazione che ho provato, però, mi scorre ancora sottopelle, ed oggi ha per me il nome di Giustizia Militante.

Ecco, la cosa che più mi meravigliava, di mio nonno, era la tenerezza, che teneva racchiusa e compressa esattamente al centro del suo essere, e che liberava solo di rado, e sempre quando non te l'aspettavi.
L'ho vista e toccata al mio primo esame all'università, per dire, quando nessuno volle accompagnarmi se non lui, visto che a casa mia nessuno mi rivolgeva la parola, avendo io tenuto l'inferno in gran dispitto ed abdicato alla laurea in medicina per quella in giurisprudenza.
Quando mi alzai, le mani gelide che stringevano un libretto intonso se non per quel rigo che diceva Istituzioni di Diritto Romano: 30, lui era dietro di me, apparentemente neutro.
"Ho preso trenta?", gli chiesi incredula.
"Sì. Certo, manca la lode.".
"Mi spiace. Ero troppo nervosa, credo.".
"Niente lode. Però il bacio accademico te lo do io!", e mi abbracciò e baciò davanti a tutti ridendo forte.

Io avevo una paura fottuta della morte.
Non vado ai funerali, e non vado nei cimiteri.
Son stata però al suo funerale, e tutti si meravigliavano sostanzialmente di due cose.
La prima era che TUTTI, senza eccezione, davano le condoglianze a me bellamente ignorando mia nonna e mia mamma e mio zio, come se fossero dei parenti alla lontana.
La seconda era che, in chiesa, mentre il prete faceva il suo lavoro, io sorridevo e scherzavo.
Questa cosa, in particolare, ha molto indignato il corteo delle prefiche d'accatto capitanato da mia zia, la quale ebbe anche modo di sottolineare come fosse in qualche modo normale, la mia allegria, visto il mio ruolo di erede.
Non era colpa sua, in fondo, quella donna ha la meschinità conficcata al centro del cuore come un paletto di Van Helsing.
La meschinità e l'ignoranza, chè ci son cose che lei non ha mai saputo, e che nessun altro ha mai saputo.
Cose, per dire, che mentre loro erano intenti ad organizzare esequie vip io andavo seppellendo sotto le rose del mio giardino.
Cose che, per dire, ci eravamo tramandati al mio diciottesimo compleanno, e che in parte ho tenuto ed in parte ho lasciato andare con lui.

Avevo una paura fottuta, della morte.
Lui mi ha insegnato a dominarla.
In parte con quella storia della vita ben spesa.
In parte con quella storia delle valigie e delle persone.
"Ma se non funziona, Barbara... Se devi andarci, ad un funerale, e sei spaventata, o troppo triste, o senti cose brutte.... Perchè io lo so che a volte le senti... Se devi e non puoi... Cantati una canzone. E passa.".

Io, mentre mio nonno era chiuso là dentro, dove non potevo più toccarlo e stringermi a lui in cerca di conforto...
Io, mentre gli altri piangevano di default ed i miei occhi restavano asciutti perchè avevo perso l'unica persona che mi avesse mai davvero amata per me stessa...
Io, mentre quelle campane suonavano gravi e l'odore di tutti quei fiori mi annegava...
Io sorridevo.
Perchè dentro di me, io e mio nonno stavamo cantando la canzone.
Ed era questa.



Ti voglio bene, Nonno.

Ma non posso dire che mi manchi.
Perchè sei sempre qui.


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 14:42 commenti (5)