"Non vorrei dare adito a pettegolezzi blasfemi
Ma credo che Dio abbia un pessimo senso dell'umorismo
E quando morirò sono sicuro che lo troverò a sbellicarsi"
Ma credo che Dio abbia un pessimo senso dell'umorismo
E quando morirò sono sicuro che lo troverò a sbellicarsi"
Depeche Mode
Ecco, tra le mie ultime e rispolverate passioni sta prendendo nuovamente piede l'abitudine di annegarmi una volta al giorno nella lettura di un qualche articolo in senso lato esoterico, il che comprende nella medesima dignità le previsioni del tempo zodiacale a firma del Mago do Nascimiento ed un dotto excursus sulle origini dei Cavalieri di Malta...
Da queste letture, la Madamme del Vostro Corazon si illude, oh ingenua puella, di trarre non già spunti di riflessione (chè quelli, in effetti, si traggono eccome) ma nuove e più bonarie regole di lettura e di interpretazione della realtà.
In soldoni, when I found myself in times of trouble, Mother Mary comes to me, ma non mi dice Let it Be, mi mette in mano l'Uzi e mi dice: "Fa' ciò che devi."; e siccome io avrei deciso che no, l'ergastolo non rientra tra i miei desideri, attraverso le letture cerco di darmi una calmata.
Parteggiare per i Templari, per dire, provare ripugnanza per le persecuzioni di Santa Romana Casa e Chiesa, aspirare ad un nuovo ordine universale in cui andarsene in giro ignudi, incuranti delle panze un po' flosce e delle tette cadenti a mandare baci al creato, cercare la buddhità nel vicino che ascolta in loop Tiziano Ferro senza praticargli all'uopo un taglio ad Y ma pensando empaticamente che magari ha nel cassetto una lettera d'ammore che non ha mai avuto il coraggio di spedire, son tutte cose che, se diligentemente coltivate, dovrebbero aiutarti a moderare l'aggressività, limitare lo scazzo e finalmente accedere al Primo Grado dell'Iniziazione for Dummies: verificare che il prodotto della tua diuresi non è più di quel simpatico giallo fosforescente che denota l'assunzione in modalità Christiane F di Biochetasi.
Non solo.
Una volta compreso che il Graal non era un feticcio di dubbia veridicità storica quanto, piuttosto, una verità che solo l'attaccamento di Santa Romana Casa e Chiesa ai beni dello spirito (i quali, pur misurabili in goldoni e metri quadri, non possono certo entrare nella dichiarazione dei redditi in quanto non suscettibili di transustanziazione) ha voluto tenere nascosta allegramente e cristianamente torturando, mutilando e mettendo al rogo gente che s'era fatta non solo la croce rossa sulla tunica ma anche un culo così per difendere i pellegrini, come non sentirsi più buoni, più belli, più chic ed accedere al Secondo Grado dell'Iniziazione for Dummies e finalmente scoprire che la tua popò non ha più quei simpatici bagliori di alluminio che dichiarano che in borsa, oltre all'immancabile cellulare col quale scambiare quintali di aria fritta con gente di cui, al 99%, ti frega quanto del numero di peli per cm quadrato del tuo cane, trasporti con la sicumera di un narcotrafficante quintalate di Malox che assumi ogni due per tre come uno di Trainspotting?
(Attenzione: il periodo che precede, per la sua lunghezza e complessità, partecipa al Famo Riggirà GeimsGiois Nel Loculo Blog Award.)
E così, asseverato il fatto che, quando sono di buonumore, scrivo delle immonde cagate come questa che ancora vi ostinate, meschini, a leggere, e quando invece ho la SPM che suona a quattro mani col Piccolo Gerarca che è in me finisco per creare inusitate e spaventevoli dichiarazioni di ammore ad Utonta Media (la quale, mentre io son qui che sgobbo e sudo per aumentare lo share, se ne sta chissà dove in Sardegna a baloccarsi con The Babsie) le quali raccolgono il plauso dei miei Piccoli FanZ, torniamo a bomba.
Il primo che ride lo mando dal preside e lo sospendo, ho perso 30 chili e bomba sarà tua mamma.
Insomma, leggevo un interessante, lunghissimo e convincentissimo articolo americano che cercava di verificare se, nella nostra epoca, sia ancora worthy (ecco, la lingua inglese è spettacolare per questo, perchè definisce in modo netto e senza opposizione. La nostra no. La nostra deve sempre dare un piccolo giudizio di valore. Per gli inglesi una cosa che è bene fare è worthy. Per noi italiani, ne deve valere la pena. Suffer little children, chè poi arriva Natzinger e sai che fiamme...) regolare le nostre azioni secondo il Bushido, vale a dire non un hentai nel quale femmine dagli occhioni stellati paiono popputi succedanei degli idranti ma nientepopodimenochè il codice cavalleresco dei Samurai (Madame Revanche, non solo Gnocca ma anche Nuova Frontiera del Divulgazionismo. De Crescenzo Luciano, oh tu che hai dato in pasto Platone e Socrate a gente che sceglie per nickname ossimori come PrincipeSchiavo, RanocchiettaDotata e Psychologo, deh...vafangù, chè la cultura è roba per pochi, e che cazzo...).
Afferma lo scrittore americano che se un Samurai vivesse ai giorni nostri si metterebbe le mani nei capelli e, piuttosto che rassegnarsi a vivere in un mondo di castrati, si risolverebbe a fare harakiri e tanti saluti al secchio (notate, vi prego, come in questo splendido passo la perfetta padronanza del congiuntivo e delle ipotetiche si coniughi perfettamente con il gusto della celia...).
E che in buona sostanza il segno della barbarie dei nostri tempi non è ascoltare la suoneria del cellulare del proprio farmacista trillare con "tu sei cattivo con me/perché ti svegli alle tre/per guardare quei film/un pò porno" e non è nemmeno il rosso vermiglione che NON si dipinge sul suo volto quando risponde "Ciao, Mamma, dimmi..." (mi è successo stamattina, e mi è venuta voglia di correggere a penna la ricetta del collirio per farmi spacciare del tavor e farla finita.).
Il segno della barbarie dei nostri tempi è l'inversione dei ruoli.
Il ragionamento è semplice, potete comprenderlo persino voi, miei adorati succhiasangue digitali, se solo seguite il labiale e tenete le manine intrecciate al di sopra della testa: QUESTA SOCIETA' COSPIRA PER RENDERE I MASCHI FEMMINE E LE FEMMINE MASCHI.
Questa società desidera invertire i ruoli per annullare definitivamente le caratteristiche di genere.
E pecchè???? - chiederete voi resistendo fieramente all'impulso di scaccolarvi pensosi.
Semplice, tonti: per avere il controllo.
La strategia è diabolica.
Essendo empiricamente provato che l'unione fa la forza, e che gli individui son tanto più dominabili quanto più sono isolati gli uni dagli altri, ed essendo l'unione dell'ammore quella più difficile da vincere in quanto fondata sull'afflato e non sul fatturato (oh, yeah, siamo degli idealisti, ma molto eleganti, eh...), l'unico, efficace modo per controllare la società è rendere impossibile l'unione dell'ammore.
Badate, si parla di AMMORE, non di "metti lo diavolo tuo nell'inferno mio", chè quello non preoccupa i cospiratori e riesce a tutti.
...Beh, a tutti....
...A tutti tutti no....
... Per dire, e senza fare nomi... All'uomo che si ingroppava i cavalli che qui trovate effigiato magari vien più facile mettere lo diavolo suo da 30 cm in una tazza da te e sentirlo sfrigolare come Belzebù nella piscina di Lourdes...
Però, diciamo che fare cosino e cosina riesce un po' a tutti.
L'Ammore no.
L'Ammore è come il trono machiavellico conquistato per Virtù: tanto difficile a perdersi quanto più difficile fu a guadagnarsi.
Orbene, a codesti scienziati cospiratori che idea venne, per tarpare le ali dell'Ammore e quelle della Libertà col medesimo sferruzzare di forbici?
Invertire i ruoli partendo dalla FEMMINILIZZAZIONE DEL MASCHIO.
Ora, non è che ci volesse lo scrittore 'mmiricano per disvelarci questa tragica realtà, eh.
I maschietti dei giorni nostri ce li abbiamo sotto gli occhi.
E sono esattamente come li descrive lo scrittore 'mmiricano.
"Sono sdolcinati e disponibili, schivi, impegnati, consumatori consapevoli di moda, risolutori di problemi e tecnici della manutenzione. Sono inondati di deodorante, griffati fino alla pelle, danno soddisfazione alla mamma, si tengono in forma e sono sportivi, riflessivi ed inoffensivi, non affrontano gli ostacoli, sono sincerie ragionevoli. Dedicano ogni loro energia ad apparire in una luce attraente. Si sforzano di essere carini, di fare la cosa giusta qualsiasi cosa questo significhi.E considerano tutto questo un comportamento virile. Nel migliore dei casi, la loro massima aspirazione è essere "davvero carini". Un ideale nauseante.
Il problema è che questa violenza funziona, ed ogni governo desidera controllare ciò che si lascia violare.
Nella nostra società, il concetto di Autorità combacia con la capacità di distruggere, opprimere, incarcerare ed invalidare. Ed esige che tutti stiano zitti e buoni, lontani dalla strada, a protestare soltanto in modi impotenti.
Per compiere grandi azioni, un individuo dev'essere nenecessariamente forte, e disposto a restringere un po' le proprie comodità.
Ciò è intollerabile per qualunque autorità perchè non le consente di ricacciarci in nessuna delle regole che ha definito per la nostra società ideale. Se non come carne da macello."
Non so a voi, ma a me capita spesso e volentieri di vedere uomini come questi.
Sia chiaro, qui non si sta affatto affermando che " TROGLODITA è bello" o che "L'ommo è ommo e adda puzzà!".
Qui si sta solo dicendo che nulla è più lontano dal concetto di maschio di certi, ormai diffusi come la gramigna, personaggetti da romanzo harmony coi denti luccicanti ed il sorriso che non gli arriva agli occhi, sedicenti maschi incapaci di saltare l'appuntamento col coiffeur, le mascherine di Paciotti ben calcate sugli occhi come dichiarazione di valore e l'incapacità cronica di entusiasmarsi per una Mercedes, figuriamoci per una donna, chè dopo sei mesi se non passa il tagliando mica la puoi riportare alConcessionario....
E che la costruzione di questi sfigati burattini senza fichi sia in realtà PREORDINATA mi pare anche evidente dal fatto che i media solo questo tipo di maschi ci ammanniscono in tutte le salse ed in tutte le isole.
Ho come la sensazione, a dirla tutta, che qualcuno si stia divertendo ad incasinare le carte per non farci più giocare.
Noi femmine siamo cresciute con un idea del maschio che coincideva, nella sostanza, con nostro padre e con nostro nonno.
Al di là delle declinazioni soggettive, dei caratteri e degli umori, il MASCHIO si caratterizzava per tre fondamentali qualità:
1) ERA SEMPLICE. Per un maschio, sì voleva dire SI' e no voleva dire NO. Tertium non datur. Su questa semplicità, femmine come nostra mamma o nostra nonna hanno fondato imperi millenari e dittature rosa shocking, pugno di ferro in collant velatissimi, microrete se si sentivano osè.
2) RISPONDEVA SENZA ECCEZIONI ALLA LEGGE DI CAUSA-EFFETTO, mirabilmente istoriata dal distico di Elio e le Storie Tese "Eccoti la pelliccia/ Eccoti l'utero".
3) AVEVA UN APPROCCIO MINIMAL AL RITO DELLE ABLUZIONI. Per uscire di casa dopo la sveglia, ci impiegava al massimo dieci minuti. Quindici se si doveva andare ad un matrimonio e si lanciava in un accorato: "In questa casa non si trova mai niente, io vorrei sapere che cos'ha tua madre nella testa..." mentre cercava la cravatta regimental. Nel cassetto dei calzini.
Mio padre è un militare, mia mamma laureata in Filosofia Teoretica.
Non c'è gara, proprio...
Quando mio padre, il Radetzsky dell'Irpinia, compulsa l'estratto conto della banca e, armato di matita bicolore ed occhi iniettati di sangue, sottolinea in rosso le spese gravi ed in blu quelle gravissime, mia madre mica si tiene alla larga.
Macchè.
Svolazza per casa in vestitino soft-core e tacchi alti, beatamente strafottendosene del Rommel dello shopping che conta i morti sul campo della Visa.
Solo quando l'avaro Bonaparte si lascia scappare un sentito "OrkUttàna..." dinanzi alla cifra a tre zeri che suggella l'acquisto del secchiello Vuitton, la Filosofa Gold si siede accanto a lui, mostra un ditino di pelle sopra il ginocchio e si applica.
Il ragionamento è semplice.
La cifra a tre zeri che tu, milite gretto ed incolto, hai avuto l'ardire non già di sottolineare ma addirittura di racchiudere in un cerchietto rosso come il sangue versato sul Piave, non è ciò che tu definisci "uno sfizio da nababbi" o "una cagata pagata a peso d'oro", nonnò.
E' la dimostrazione pratica del SUBLIME DINAMICO di Kant, stolto guerriero brutale e zotico.
Quella cifra, infatti, altro non è che la potenza distruttrice della natura, che mostra all'uomo il concetto del limite.
Se poi quei tamarri della Visa lo chiamano PLAFOND, son capperi loro.
IO ti sto portando la cultura.
E tu invece di ringraziarmi mi cazzii, ingrato brutale che non sei altro!
Dinanzi a questa escalation di dialettica e lagna, credete che mio padre chieda il divorzio?
Tonti...
Fissa gli occhi sul piedino di mammà calzato Guess che decide improvvisamente di far sgranchire la caviglia, appallottola l'estratto conto e propone un giretto al Centro Commerciale.
La guerra è finita, la truppa festeggia e l'Ammiraglio Nelson si rivolta nella tomba.
Non so...
I miei genitori, tra estratti conto e zuffe, stanno insieme da quasi quarant'anni, il matrimonio dei miei nonni è durato sessant'anni, quando ero adolescente un qualsivoglia amico figlio di genitori separati era più raro, e guardato con più sospetto, di un figlio di latitanti mafiosi.
Oggi, le cose non mi sembra vadano meglio.
Voglio dire, si parla tanto di crisi del settimo anno, ma i miei amici sposati al settimo anno, se gli va di lusso, incontrano la moglie in corridoio e le dicono: "Salve!" chiedendosi chi minchia è quella sconosciuta che ciabatta in direzione del bagno.
Altro che settimo anno...
AL TERZO MESE, digeriti i confetti e vomitate le diapositive del viaggio di nozze, già mi chiedono, simulando una curiosità meramente intellettuale che non hanno mai avuto, quanti sono mediamente gli alimenti da versare in caso di separazione.
Le amiche sono peggio.
Quelle che tacciono hanno applicato l'aforisma di Dumas padre per cui "Il matrimonio è una catena così pesante che per portarla occorre essere almeno in tre".
Quelle che parlano mi dicono: "Ti firmo la procura e me lo togli dalle palle.".
E' che obiettivamente non è facile vivere con un simil-tronista.
Non è questione di maldisposizione d'animo.
E' l'imprinting genetico che lo rende impossibile.
Essendo figlie e nipoti di maschi che rispondevano ai requisiti che ho detto sopra, come non avvertire l'odio ripugnante per uno che sta ore ed ore in bagno a rimirarsi?
Come barattare senza traumi i dieci minuti d'orologio del mi babbo con le gare da centometrista nel corridoio per occupare quella piastrellata, confortevole Kamichakta che è il bagno nel grande Risiko della casa coniugale?
Chè se te la senti, e lo scatto tiene, non ci sono problemi.
Ma se Dio non voglia il mocassino ti scivola sul granito e LUI ti batte sul tempo, son volatili per diabetici.
Se vuoi andare a lavorare, ti tocca sfondare la porta a spallate in puro stile "La Polizia ringrazia", fare irruzione come Steven Seagal quando va a casa di quelli che gli hanno mortammazzati moglie e figlio, rimuovere a scalpellate dal lavabo questo imbecille col filo interdentale incastrato tra incisivo e canino mentre si applica il patch sos sul brufolo invisibile che ha sul mento, trascinarlo per i capelli fuori e barricarti all'interno del bagno.
Il che, con la porta fuori dai cardini e tu fuori dalla grazia di Dio, non è semplice.
E dagli oggi, dagli domani, dopodomani ti trovi seduta di fronte a me.
Firma la procura e te lo levo dalle palle.
Io, che modestamente son sempre stata avanti come un paraurti, questa cosa l'avevo capita già da tempo.
Precisamente dal 1994.
Era di maggio, e io ero fidanzata con un tarantino, intendendosi per tale non già un parente del regista di Kill Bill bensì un abitante della città delle cozze.
Il tarantino in questione era un figone allucinante.
Bello, bruno, alto, colto, brillante, faceva karate...
E si truccava.
Avete letto bene, si truccava.
Non era un emulo di Boy George.
Era solo uno che si curava come un modello ed era una delle persone più colte che io abbia mai conosciuto.
Io lo chiamavo "Il templare col bonazzo attorno".
E si truccava.
Una base per il viso perlescente, il correttore per eliminare le occhiaie da studio, un velo di mascara ed una righina nera sotto gli occhi per sottolineare lo sguardo smeraldino.
Assomigliava molto a Jared Leto , le mie amiche erano invidiose come delle merde ed io lo amavo.
Ero convinta che fosse l'uomo della mia vita.
Sbagliavo.
Improvvisamente, muore il mio nonno paterno e mentre la famigghia si reca fuoriporta alle esequie, io non posso andarci.
Devo discutere la tesi del master.
Goffredo di Figone si offre di farmi da bodyguard e siccome come lo guardava lui il mio body nessuno mai, io neanche insisto per scongiurare l'evento.
La famigghia parte e Gano di Figonza trasloca.
Orrore allo stato puro.
Ho stoicamente sopportato di attendere per un'ora e quindici minuti, vestita e truccata di tutto punto, che Sua Beltà uscisse finalmente dal bagno per andare a cena da amici, i quali, alla dodicesima telefonata di sollecito, mi dissero brevemente "Prima di salire, prendete cinque pizze. Il timballo si è incementito.".
Ho fieramente resistito alla tentazione di prenderlo a badilate quando l'ho beccato che si spalmava, con la verve e la cazzuola di un imbianchino pazzo, il mio fluido Sisley che costava quanto un rene nuovo.
Ho porto cristianamente l'altra guancia, ed un batuffolo imbevuto di latte detergente Clinique, quando si mise in testa che un pochino di ombretto perla nell'angolo interno dell'occhio dà luce e si girò disperato a guardarmi, improvvisamente conscio di sembrare la versione muscolare di Raffaella Carrà.
Poi, qualcosa si è rotto.
E' stato quando, sdraiata in pre-coma post cena sul divano, un occhio a Michele Santoro e la testa fissata sul dessert che mi attendeva modello "Mamma PERDI l'aereo, capisc'ammè" sono letteralmente schizzata verso il soffitto per colpa di un urlo bestiale che proveniva dal bagno.
Ho attraversato il corridoio in un tale stato di terrore che il bambino di Shining sul triciclo stava facendo una passeggiata di salute e quando varco la porta, invece del corpo in agonia che DOVEVA aver lanciato quel grido prima di inizare a contorcersi sul parquet, trovo LUI, vivo e vegeto, la matita nera impastata dai lacrimoni, che mi guarda ed esclama: "Ma come cazzo fate a sopportarlo???" facendo dondolare, tra pollice ed indice, una striscia Veet arricchita al miele che mia sorella usava per disboscarsi.
Ecco, lì qualcosa s'è rotto.
Le mie palle, temo.
Tutto questo per dire che c'ha ragione lo scrittore 'mmiricano.
Con questi tristi simulacri di maschi che animano tv e giornali, che vediamo nelle Smart ed incontriamo dal visagista, l'istinto di riproduzione ti passa.
Non è questione di fare cosino e cosina.
E' che io, ad uno che corteggia una cogliona da Maria De Filippi, non solo non affiderei il ruolo di padre dei miei figli.
Neanche vorrei trovarmelo accanto il giorno dell'Armageddon.
Chè se tanto mi da tanto, se c'è una minima possibilità di farla franca e salvare la pelle, questo imbecille è capace di lasciarsela scappare.
Per non rovinarsi la manicure.
E noi donne?
Stiamo messe meglio?
Ma manco per il piffero.
Ne parliamo un'altra volta, però...
(TO BE CONTINUED)
Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 12:44 commenti (5)
Category: apodittico cronico, anfibi e parigine

