Lo so.
Un giorno, ripenserò a questo febbraio terribile e sorriderò.
Ce n'era già stato un altro, l'anno scorso, quando in dieci soli giorni il mondo mi è crollato sulla testa senza alcun preavviso.
A ripensarci, sorrido.
Perchè sebbene avessi la gola ostruita dalla polvere ed il corpo segnato dalle macerie, mi sono rialzata e bon.
A ripensarci, allo scorso febbraio, sorrido.
Non vedo, quindi, per cui non dovrei sorridere ripensando a questo.
Quando ero piccola, mio nonno mi iscrisse - come al suo solito senza giro alcuno di consultazioni - all'asilo privato più costoso di Trani.
C'erano le suore, a gestirlo, ed accanto una scuola tenuta dai gesuiti, che mio nonno considerava i cavalieri intellettuali della fede.
Le suore erano strane.
Sotto quei vestiti che frusciavano morbidi lungo i corridoi a specchio, celavano dei cuori duri come il marmo.
Nella mia classe, c'era un bambino che aveva una deformazione del padiglione auricolare.
Le sue orecchie, in pratica, erano due piccoli gnocchi.
Era anche molto miope.
E mancino.
La summa theologica del figlio del diavolo, e così lo chiamavano le suore.
Il figlio del diavolo.
D. era buonissimo.
Sotto gli occhiali spessi, sorrideva con una dolcezza ed un'intelligenza fuori dal comune.
Io e D. cercavamo, in segreto, di socializzare.
Le suore non volevano, mio nonno era molto rispettato e loro credevano che non avrebbe approvato questa solidanza tra me ed il figlio del diavolo.
Io e D. ci nascondevamo spesso nel giardino, dietro un vaso enorme che conteneva una pianta grassa dalle foglie paffute.
Stavamo lì dietro senza parlare, ci tenevamo per mano e semplicemente respiravamo insieme.
Un pomeriggio di maggio, ci siamo trovati uno accanto all'altra davanti al pianoforte di Suor Florenza.
Dovevamo provare i canti per il saggio di fine anno, e D. non riusciva proprio a tenere la bocca chiusa.
Solo, D. non aveva avuto una parte.
Era miope, e mancino, ed aveva le orecchie accartocciate.
Il figlio del diavolo non partecipa al saggio.
Deve solo imparare a scrivere con la destra mentre la sinistra gli viene legata dietro la schiena.
Durante le prove, D. inizia a cantare.
Io ricordo una voce bellissima, o almeno a me sembrò tale, tanto era forte l'urlo di ribellione che vibrava in quella gola.
Suor Florenza, senza nemmeno staccare le mani dal pianoforte, gli sputa addosso una frase.
"Sei un demonio! Zitto!"
Ho preso la mia decisione in due secondi.
Ho allungato la mano ed ho chiuso il coperchio del pianoforte sulle dita di quella bastarda.
Forte.
Sono stata, credo, l'unica bambina espulsa dall'asilo a cinque anni.
Espulsa per manifesta delinquenza.
Ho passato il resto dell'anno ad aspettare la scuola elementare a spasso con mio nonno.
Leggevamo i cartelli pubblicitari e camminavamo.
Solo di rado mi prendeva in braccio.
E mai perchè ero stanca.
Mi sollevava per farmi mettere le mani su qualcosa che non potevo toccare.
"Quando comprendi di non riuscire a raggiungere qualcosa, Barbara, affidati a chi può aiutarti a prenderla. Mai a chi te la da.".
Espulsa dall'asilo a cinque anni.
D. lo incontravo comunque.
Alla villa comunale.
Ci prendevamo per mano con Lisa, Michele e Maria Grazia, e facevamo il girotondo a velocità folle.
Mio nonno ci guardava sereno, come incurante della vasca dei pesci esattamente dietro le nostre schiene.
"Se hai paura di cadere, cadrai.".
Io non avevo paura.
Giravo insieme agli altri e guardavo esattamente al centro del cerchio che avevamo formato.
Sentivo la mano un po' sudata di D., ed era sudore di emozione, io lo sapevo.
E guardavo il centro del cerchio, e mi sembrava liquido e vivo.
Anche gli altri lo credevano.
Non ne abbiamo mai parlato.
Poi, all'università, ci siamo ritrovati.
Ed una sera ci siamo ritrovati di nuovo.
In cerchio, mano nella mano, intorno ad un tavolo.
Al centro, c'era una tavoletta ouija.
Cantavamo giro-girotondo e guardavamo il tavolo.
Ci siamo alzati dopo dieci minuti che sembrarono dieci anni.
Non ne abbiamo mai parlato.
D. è morto cinque anni fa.
Il suo cuore si è come spento.
Senza sussulti.
Senza rumore.
Proprio come era D.
In chiesa eravamo tre.
Ci siamo presi per mano incuranti di quello che sembravamo: un avvocato, un medico ed una archeologa che cantavano Giro-girotondo ad un funerale.
Non ne abbiamo mai parlato.
C'è una persona, nella mia vita, che è l'incarnazione dei due insegnamenti di mio nonno.
Non ha paura di cadere, e non cade.
Sta lì, splendida e fiera col suo cilindro Guinness e non mi da qualcosa a cui non arrivo.
Mi aiuta a prenderla.
Incurante di sè, e di ogni decente convenienza, mi prende in braccio e mi solleva.
Non ha paura di cadere, e non cade.
Non ho paura di cadere, e non cado.
Ieri sera, mi ha presa per mano.
La sua mano era un po' sudata d'emozione.
Lo era anche la mia.
Mi ha presa per mano ed ha iniziato a ruotare.
Giro-girotondo.
Non sei la mia migliore amica.
Sei la migliore amica che abbia osato desiderare.
C'è qualcuno che mi ha presa in braccio, affinchè ti avessi.
Solo, mi ha tenuta dalle caviglie, per consentirmelo.
"Ecco la preghiera
dal mio cuore fino a te
Nessuno mi conosce
bene quanto te
Tu sai bene quanto sia arduo, per me
scacciar via il malessere
che mi paralizza la lingua
in situazioni come queste.
Comprendimi."
Un giorno, ripenserò a questo febbraio terribile e sorriderò.
Ce n'era già stato un altro, l'anno scorso, quando in dieci soli giorni il mondo mi è crollato sulla testa senza alcun preavviso.
A ripensarci, sorrido.
Perchè sebbene avessi la gola ostruita dalla polvere ed il corpo segnato dalle macerie, mi sono rialzata e bon.
A ripensarci, allo scorso febbraio, sorrido.
Non vedo, quindi, per cui non dovrei sorridere ripensando a questo.
Quando ero piccola, mio nonno mi iscrisse - come al suo solito senza giro alcuno di consultazioni - all'asilo privato più costoso di Trani.
C'erano le suore, a gestirlo, ed accanto una scuola tenuta dai gesuiti, che mio nonno considerava i cavalieri intellettuali della fede.
Le suore erano strane.
Sotto quei vestiti che frusciavano morbidi lungo i corridoi a specchio, celavano dei cuori duri come il marmo.
Nella mia classe, c'era un bambino che aveva una deformazione del padiglione auricolare.
Le sue orecchie, in pratica, erano due piccoli gnocchi.
Era anche molto miope.
E mancino.
La summa theologica del figlio del diavolo, e così lo chiamavano le suore.
Il figlio del diavolo.
D. era buonissimo.
Sotto gli occhiali spessi, sorrideva con una dolcezza ed un'intelligenza fuori dal comune.
Io e D. cercavamo, in segreto, di socializzare.
Le suore non volevano, mio nonno era molto rispettato e loro credevano che non avrebbe approvato questa solidanza tra me ed il figlio del diavolo.
Io e D. ci nascondevamo spesso nel giardino, dietro un vaso enorme che conteneva una pianta grassa dalle foglie paffute.
Stavamo lì dietro senza parlare, ci tenevamo per mano e semplicemente respiravamo insieme.
Un pomeriggio di maggio, ci siamo trovati uno accanto all'altra davanti al pianoforte di Suor Florenza.
Dovevamo provare i canti per il saggio di fine anno, e D. non riusciva proprio a tenere la bocca chiusa.
Solo, D. non aveva avuto una parte.
Era miope, e mancino, ed aveva le orecchie accartocciate.
Il figlio del diavolo non partecipa al saggio.
Deve solo imparare a scrivere con la destra mentre la sinistra gli viene legata dietro la schiena.
Durante le prove, D. inizia a cantare.
Io ricordo una voce bellissima, o almeno a me sembrò tale, tanto era forte l'urlo di ribellione che vibrava in quella gola.
Suor Florenza, senza nemmeno staccare le mani dal pianoforte, gli sputa addosso una frase.
"Sei un demonio! Zitto!"
Ho preso la mia decisione in due secondi.
Ho allungato la mano ed ho chiuso il coperchio del pianoforte sulle dita di quella bastarda.
Forte.
Sono stata, credo, l'unica bambina espulsa dall'asilo a cinque anni.
Espulsa per manifesta delinquenza.
Ho passato il resto dell'anno ad aspettare la scuola elementare a spasso con mio nonno.
Leggevamo i cartelli pubblicitari e camminavamo.
Solo di rado mi prendeva in braccio.
E mai perchè ero stanca.
Mi sollevava per farmi mettere le mani su qualcosa che non potevo toccare.
"Quando comprendi di non riuscire a raggiungere qualcosa, Barbara, affidati a chi può aiutarti a prenderla. Mai a chi te la da.".
Espulsa dall'asilo a cinque anni.
D. lo incontravo comunque.
Alla villa comunale.
Ci prendevamo per mano con Lisa, Michele e Maria Grazia, e facevamo il girotondo a velocità folle.
Mio nonno ci guardava sereno, come incurante della vasca dei pesci esattamente dietro le nostre schiene.
"Se hai paura di cadere, cadrai.".
Io non avevo paura.
Giravo insieme agli altri e guardavo esattamente al centro del cerchio che avevamo formato.
Sentivo la mano un po' sudata di D., ed era sudore di emozione, io lo sapevo.
E guardavo il centro del cerchio, e mi sembrava liquido e vivo.
Anche gli altri lo credevano.
Non ne abbiamo mai parlato.
Poi, all'università, ci siamo ritrovati.
Ed una sera ci siamo ritrovati di nuovo.
In cerchio, mano nella mano, intorno ad un tavolo.
Al centro, c'era una tavoletta ouija.
Cantavamo giro-girotondo e guardavamo il tavolo.
Ci siamo alzati dopo dieci minuti che sembrarono dieci anni.
Non ne abbiamo mai parlato.
D. è morto cinque anni fa.
Il suo cuore si è come spento.
Senza sussulti.
Senza rumore.
Proprio come era D.
In chiesa eravamo tre.
Ci siamo presi per mano incuranti di quello che sembravamo: un avvocato, un medico ed una archeologa che cantavano Giro-girotondo ad un funerale.
Non ne abbiamo mai parlato.
C'è una persona, nella mia vita, che è l'incarnazione dei due insegnamenti di mio nonno.
Non ha paura di cadere, e non cade.
Sta lì, splendida e fiera col suo cilindro Guinness e non mi da qualcosa a cui non arrivo.
Mi aiuta a prenderla.
Incurante di sè, e di ogni decente convenienza, mi prende in braccio e mi solleva.
Non ha paura di cadere, e non cade.
Non ho paura di cadere, e non cado.
Ieri sera, mi ha presa per mano.
La sua mano era un po' sudata d'emozione.
Lo era anche la mia.
Mi ha presa per mano ed ha iniziato a ruotare.
Giro-girotondo.
Non sei la mia migliore amica.
Sei la migliore amica che abbia osato desiderare.
C'è qualcuno che mi ha presa in braccio, affinchè ti avessi.
Solo, mi ha tenuta dalle caviglie, per consentirmelo.
"Ecco la preghiera
dal mio cuore fino a te
Nessuno mi conosce
bene quanto te
Tu sai bene quanto sia arduo, per me
scacciar via il malessere
che mi paralizza la lingua
in situazioni come queste.
Comprendimi."
Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 16:43 commenti (6)

