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Meet Madame Revanche
Utente: MadameRevanche
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domenica, 29 marzo 2009

E dunque, io c'ho un fidanzato.
Quarantenne, aitante, 188 cm in piena forma fisica, capello brizzolato e istruttore di volo.
E mi ama, pure!
Certo, non bisogna essere pignoli, occorre avere fiducia.
Per esempio, se riemergi dal tuo budoir bella e letale come una regina del burlesque, calze di microrete sotto la minigonna e scarpe fetish a righe bianche e nere, rossetto perfetto e guance rosate e lui ti guarda dall'alto dei suoi scarsi due metri e ti dice, pieno di avida ammirazione: "Ma come sei bella, Gnoma!"....
Beh, là ci vuole fiducia.
Soprattutto se non hai sottomano una 7.65 parabellum.
Ma vabbè, qui, chez Madame, si investe nel potere dell'ammore.
Il problema, casomai, è un altro.
E' che dentro di lui si agita un naif.
Non un quadro.
Lo stile, proprio.
Che poi, è parte del suo fascino, la naiverie...
Perchè la vedi sogghignare dietro i suoi modi normalmente impeccabili, lungo le gambe lunghissime accavallate con una naturalezza da modello.
Però c'è.
E salta fuori nei momenti meno adatti.
Cioè quando i miei freni inibitori sono in vacanza e così finisce che mi scompongo in un ululato di sguaiato divertimento.
Come stamattina.
Andiamo a prendere il caffè in tenuta glam da domenica del villaggio globale.
Lui col cappottino trequarti grigio che mi fece innamorare - oh, yeah, noi desperate housewives della Calabronia ci s'innamora anche di un cappottino avvitato - io in giacchino nero da motociclista trendy che però mi va alquanto largo, ma tant'è, la borsa Ferrè a bandoliera lo schiaccia sulla schiena e per questa stagione va bene così.
Beviamo il nostro Illy d'ordinanza e compriamo un vassoio di dolci.
Usciamo sorridenti, come incuranti del cielo coperto, e nonostante l'inizio della giornata per lui non sia stato dei migliori ed io sinceramente neanche non lo ricordo più, un buon inizio di giornata, mi tiene stretta per mano e si china leggermente a sorridermi.
Poi parla.
"Oh, certo che col vassoio delle paste sembriamo proprio Checco Zalone e la fidanzata barese!!!".
E scoppia a ridere come un pazzo proprio nel momento in cui il suo passo incrocia tre notori pregiudicati fermi a confabulare sul marciappiede.
Uno dei tre lo guarda anche male, ma anni di vita barese - la cosa più vicina al survival horror che io riesca a concepire senza fare uso di una playstation - mi hanno insegnato le tre regole auree per sfangarla nella jungla urbana:
1) passo svelto
2) muso duro
3) occhi anche sul culo.
Ed è proprio in virtù della regola nàmber frììì che IO mi avvedo dei tre guitti da confino e LUI, il pilota, no.
Così, allungando leggermente il passo - una falcata alla Pippo Baudo mentre me lo trascino dietro come un alano che punta i piedi - sfioro il più cattivo dei cattivoni e con un tono ridanciano alla Lino Banfi flauto: "Mòòòò.... E che ci posso fare se io sono barese???".
Al Capocchione mi ridà un'occhiata, poi, avvedutosi che no, non sono Cassano, liquida me ed il mio allampanato accompagnatore con uno sguardo neutro.
Ci sono momenti, nella vita, in cui una risata innocente può farti fare la bua.
La "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto, ad esempio.
O sparare una risata in faccia a tre gringos in fase di litigiosità pre-prandiale.
Per Achille non ho potuto fare niente. Sono andata alla Festa di Cuore, mi son messa la maglietta inneggiante ad "Achille e gli allegri funzionari" e le elezioni le abbiamo perse lo stesso.
Ma stamattina ho salvato il fondoschiena del pilota.
Che neanche se n'è accorto.

E quindi, vorrei lanciare il mio messaggio alla pletora di donnini come me, gnocche alte 167 cm che si legano per la vita a figoni giraffeschi che le guardano letteralmente dall'alto in basso e le apostrofano con parole d'ammore come "Gnometta" facendo irriverenti domande circa il luogo ove è stata piantata la "casa dei Puffi" ed interrogandosi su "che tempo fa, là sotto???"....
Voi, piacenti femmine che, per baciare il vostro baobab, dovete spiccare salti che nemmeno Sara Simeoni....

SE CE L'HO FATTA IO, CE LA PUOI FARCELA ANCHE TU!

....Quantomeno ad evitare che una normale passeggiata domenicale si tramuti in uno scorrere dai Soprano a Six Feet Under solo perchè il vostro ammore, oltre che alto, è pure un po' simpatico.


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 14:47 commenti (10)
giovedì, 19 marzo 2009

C'è una cosa che mi piace fare.
E' inserire, in qualsivoglia conversazione, con chiunque, la frase "Io sono buddista!".
Così, a freddo, senza troppi legami logici e di concetto col dialogo.
E' come sparare un colpo di fucile in un pollaio.
Le reazioni sono varie.
Alcuni incassano la mia dichiarazione col sorriso leggiadro di chi si rende improvvisamente conto di avere a che fare con un malato di mente.
Quel genere di comprensione, per capirci, col sorriso fisso ed un occhio perlustrante in cerca degli infermieri.
Altri, invece, hanno come un sussulto, si sentono quasi traditi nel loro cattolicesimo da riporto, neanche se parlare con un buddista spalancasse chissà quali abissi infernali.
Mi son sentita sinanche chiedere, con preoccupata sollecitudine, "Potresti evitare di dire che sei buddista a mia mamma? Sai, non capirebbe....".
Certo, potrei evitare.
Ma anche no...
Altri, infine, sorridono felici, finalmente consapevoli di aver trovato in me un compagno di merende.
Sì, perchè essere buddisti pare sia molto freak, quel genere di attività un po' piaciona, un po' alternativa, che unisce mentre annaffiamo i fiori rullando cannoni.
"Buddista???Bellissimo!!! Io mi son fatto le canne sino alla laurea...".
Il che, detto da un idiota, farebbe anche ridere.
Poi realizzi che l'idiota guadagna 5000 euro al mese nutriti dalle TUE tasse, e la risata ti si spegne in un algido, signorile rutto di disapprovazione.

Ed insomma, io sono buddista.
Anche se non mi drogo.
E non fosse stato per il buddismo, magistralmente impersonato - nella sua versione Pulp Core - da quel donnino benedetto e piacente di Fukinagashi, a quest'ora quasi certamente non sarei qui a contrastare l'influenza con cotanto tragico tentativo di riprendere a scrivere.
Se non fosse stato per il buddismo alla O'ren di Fugnokkagashi, io a quest'ora sarei bella e trapassata.
Ma son storie che non si raccontano, queste.

E' che non avevo capito bene il metodo della Tea-cup...
Think Correctly Under Pressure...
Io sotto pressione, ultimamente, ci son stata un bel po'.
Diciamo che ho dovuto smontare di nuovo la mia vita col timore di non riuscire più a rimetterla insieme.
E diciamo che qualcuno ha fortemente cospirato affinchè non ci fosse nulla da rimettere insieme.
Insieme alla mia vita m'è toccato anche di smontare i mobili, e non è una metafora.
Smontare e rimontare mobili insieme alla propria esistenza.
Non è una metafora, ma è romantico, sotto certi aspetti.
Perchè mentre cerchi di non mettere i piedi sul piano di cristallo della tua scrivania e riscopri varianti ottomane della bestemmia mentre cerchi in giro per la stanza la brugola senza la quale la tua sedia executive sembra la versione per obesi di un seggiolone per bebè, ti rendi conto di chi ti ama veramente.
Certamente, ti ama quello spilungone brizzolato in piedi su una scala pericolante a montarti il lampadario.
Certamente, ti ama quella versione anzianotta di George Clooney che al momento sembra interessato esclusivamente a disporre le mensole della tua libreria ma che, quando ce n'era bisogno, ha detto: "Okay, ce ne andiamo." e fine della musica.
Ma di sicuro ti ama, e forse più di chiunque altro, il deus ex machina di tutto questo smontare e rimontare.Qualcuno che, quando ogni cosa appariva persa, incluso l'onore, non ha mai mollato la presa.
Lì, al telefono, tra invettive degne di Michele Santoro quando s'incazza e lacrime di compassione trattenute rigidamente in gola (a proposito....Compassione significa "soffrire insieme". E non è antivitale, Zio Fried...), non ha mai mollato, per quanto io abbia in ogni modo tentato di rendermi viscida ed inafferrabile.

Io sono buddista.
E lo dichiaro in ogni conversazione con un certo orgoglio.
Non perchè mi reputi speciale, per questo.
Io sono speciale a prescindere.
Lo dichiaro con orgoglio perchè il buddismo mi è stato donato da Fugnokkagashi.
Già la vedo, col nasino nobile arricciato.
"Il buddismo non è un dono...." mi si indignerebbe con la sua spettacolare aria da Signorina Rottermeier mentre cerca di non far derapare il cilindro verde irlanda.
Lo so che non è un dono.
Però immagina come deve apparire, ad una piccola pozzanghera melmosa che pareva destinata ad asciugarsi al sole in crepe aride, un piccolo, candido, inaspettato loto che improvvisamente emerge sulla sua superficie.
Ecco, io ho avuto giorni durissimi, e la tremenda certezza che mi sarei prosciugata in crepe aride.
Fugnokkagashi è stata quel gruppetto di foglie verdi irlanda che ospitano il fiore di loto.
Lo ha ospitato sulla mia superficie perchè potessi guardarlo, e ricordarmi che esiste.
Esiste un piccolo mondo di intemerata perfezione che non disdegna di frequentare una pozzanghera melmosa.
E da quel mondo di intangibile bellezza la pozzanghera può trarre beneficio anche solo contemplandolo.
Anche solo ospitandolo.

Io sono buddista, e non mi drogo.
E lo dichiaro in ogni conversazione.
Perchè spero che qualcuno, ascoltandomi, possa comprendere che non sono pazza.
Non sono pazza, quando dico che se metti una pozzanghera melmosa al sole e ci lasci crescere un piccolo fiore di loto, non è l'acqua, ad evaporare.
E' il fango.


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 16:34 commenti (9)