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Meet Madame Revanche
Utente: MadameRevanche
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lunedì, 25 maggio 2009

...A fare il botto, dico.
Sono la fortunata portatrice di una sindrome reattiva da stress.
Uno sballo!
Stessi sintomi dell'infarto, solo più fetish.... Notti in bianco ad aspettare che il cuore ti esca dalla bocca, sbalzi di pressione che neanche una caldaia antiquata, tremolii diffusi, vocina da bambina mannara che si impossessa della tua laringe ed improvvisa difficoltà ad esprimere concetti semplici.
Tipo che stamattina vado al bar e chiedo: "'ngiorno, un bicchiere d'acqua e... uno di quei cosi nella tazzina..." perchè non mi esce la parola caffè.
E poi ieri, quando dopo decenni ho provato la spinta fortissima di far male a qualcuno, io che ho passato tredici anni della mia vita ad onorare il bushido....
Io, mi sono ritrovata con le unghie conficcate nei palmi delle mani - due si sono spezzate, ma meglio la manicure che la galera... - e mi sono sentita urlare come mai, io che credo nella gentilezza e nella comprensione e nella tolleranza.
Io, passata da essere umano a bestia e poi ritornata il paradigma della persona affettuosa ed educata, che conversava amabilmente, abbracciava, baciava e dentro aveva l'inferno....
M'è toccato rifugiarmi due volte in bagno, tanto era forte la voglia di urlare e scappare...
E la sensazione di sporco, chè io non mento mai, e ieri ho avuto una performance da Oscar, a masticare ed inghiottire roba che sapeva di veleno e tradimento, ma tant'è, io non vado mai oltre il giusto, nella punizione, e dovevo starci, là...
Stanotte rivivevo quei minuti secondo per secondo ed ho provato un misto di furia e vergogna da morirne...
Col cazzo, che ne muoio!
Uno sballo, proprio.
Così, dinanzi alla dottoressa che mi prescriveva esami, controesami, interrogatori e cazzi e mazzi, io, con la mia notoria congruenza, ho sbattuto le ciglia ed ho chiosato: "Bon, lasciamo perdere i sintomi. C'è una cosa che voglio sapere..."
Ha sorriso, la tenerella... "Vuoi sapere se guarirai? Certo!".
"No. Voglio sapere se questa cosa mi farà prendere qualche chilo, perchè vede, io devo arrivare al pesoforma entro luglio..."
Ha smesso di sorridere.
"Stai davvero molto male, allora.".
"Sì, ma guardi che pancia piatta, eh!".


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 11:39 commenti (2)
domenica, 24 maggio 2009

Da qualche tempo ho un problema.
Nella mia vita ordinata e marziale è entrato Fulvio.
Fulvio è il classico furbetto del quartierino, uno che, per dirla con Oscar Wilde, "conosce il prezzo di ogni cosa ed il valore di nessuna": aggressivo, arrogante e con la medesima etica di una pozzanghera.
E da bravo fiore di loto quale io sono, ho intenzione di affondare le mie radici nel fango, e restare candida.
In altre parole, ho stabilito di inchiappettarmelo in modalità Madame: preparazione accurata della griglia, focalizzazione dei punti d'interesse, quadrangolare e bam: senti come urla il pennarone.
Ci sto lavorando da oltre un mese, in pratica da quando ho capito di aver sbagliato la partenza, con Fulvietto....
E' che quando ci siamo conosciuti, ha messo in mostra una delle cose che io più schifo, nella vita: l'attitudine a promuovere se stessi gettando badilate di merda su qualcun altro.
E siccome io a quel qualcun altro tenevo parecchio, la cosa mi ha alquanto contrariata.
Ho sbagliato.
Presa dalla collera, non ho ricordato il mio amico Oscar che diceva che la verità di un'idea non ha nulla a che vedere con la sincerità di chi la esprime.
Il concetto merdosetto, ho scoperto, non era poi tanto lontano dal vero. Onore al merito, dunque. Io premio SEMPRE la verità, ed è per questo che ultimamente Fulvietto, nei miei riguardi, è decisamente più rilassato.
Ne sono contenta.
Perchè gente come questa, che non ha nulla di sacro nella vita, vive sempre nel sospetto.
Il reale, belli miei, si conforma.
Se sei un sicofante, difficile che tu ti ritrovi attorniato da fedeli.
Così, mentre Fulvietto si rilassa, io sono la mano che dondola la culla.
Raccolgo informazioni e lascio scorrere.
Perchè io da questo tizio che vedete qui in marmo ed espressione giustappunto machiavellica ho molto e bene imparato.
Così, per dirne una, è bastato che io per qualche tempo scomparissi dal suo orizzonte per ritenere di aver vinto. Ha fatto una proposta disonesta al mio protetto spacciandola per un atto di amicizia e con la certezza che non mi sarebbe stata riferita.
Sbagliava, naturalmente.
Per quanto i rapporti tra me ed il mio protetto possano essere tesi - e lo sono un bel po' - c'è una cosa di cui chi mi è vicino non dubita: la mia integrità nel giudizio.
E poichè, direbbe il mio amico quassù, "
Gli uomini spesso fanno come certi minori uccelli di rapina, ne' quali è tanto desiderio di conseguire la loro preda, a che la natura gl'incita, che non sentono uno altro maggiore uccello che sia loro sopra per ammazzarli.", io mi son portata in quota ed ho lasciato cadere dall'alto la mia contromossa.
Dall'alto: quindi in modo perfettamente logico, disinteressato e bonario.
Fulvietto, vistosi scoperto e non riuscendo a comprendere come mai io non avessi dato di matto, ha sclerato.
Ha modificato l'offerta immonda al mio protetto sostituendola con una assolutamente onorevole (e confermando con ciò l'esattezza del mio giudizio), ha pregato il mio protetto di rassicurarmi sulle sue onorevoli intenzioni e si è spinto ancora più avanti.
Stamattina, mentre bevevamo il caffè, ed il mio protetto era al telefono, mi ha mormorato: "Barbara, io voglio che tu sappia che nella mia proposta non c'era niente di male, eh, io avrei portato gli estratti conto delle spese, tutto alla luce del sole, eh... E comunque, guarda, il fatto che te ne abbia parlato vuol dire che poverino ce la sta mettendo tutta per migliorare...".
Un disastro, insomma.
Non solo ha dato corpo alla massima di La Rochefucauld secondo cui "La generosità spesso non è altro che la vanità del donare" ma ancora una volta, per rimediare alla propria debacle, ha dovuto smerdare il suo supposto "amico fraterno".
Me cojons!!!
E non finisce qua...
Proverbio inglese: "
Se un uomo ha una grande idea di sé stesso, si può essere certi che è l'unica grande idea che ha avuto in vita sua.".
Mi mostra, impettito ed orgoglioso, una lettera che ha intenzione di recapitare a qualcuno che, evidentemente, ha sentito anche lui, al cospetto di Fulvietto, quel vago ma preciso sentore di merda e richiede, ottenendolo, il mio plaudente giudizio.
Plaudo, eccome.
Perchè anche nella lettera riesce in qualche modo ad esporre il mio protetto...

E poi mi piace assai che mi prenda da parte per inchiappettarsi il mio protetto, come se io e lui potessimo essere complici.
La complicità è una finta, da parte sua: la complicità si fonda sull'idea della parità, ed è un'idea che raramente sfiora i neuroni di gente come lui....
E dunque, giochiamo, tu sei il Male ed io sono la Cura.
So già come finirà: alla resa dei conti, il mio protetto sceglierà da che parte stare. E non sarà la mia, visto che sinanche oggi ha scelto Fulvietto, ed il suo piccolo mondo.
Pazienza.
"Amare significa volere per una persona le cose che si ritengono buone, a motivo di lei e non per sé stessi, ed essere pronti a compiere queste cose, secondo le proprie possibilità.", diceva Aristotele...
Io sono pronta, e voglio portare fuori la buddità di Fulvietto.
Con un taglio ad Y, che esponga al mondo tutto quello che ha dentro.
Del resto, "una spada è inutile nelle mani di un codardo" ma può fare meraviglie in quella di un anatomopatologo....





Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 15:24 commenti (2)
sabato, 23 maggio 2009

Un paese che ha vissuto cose come queste, alla fine non può che perderlo, il senso.
Delle cose, della misura, del decoro, delle istituzioni.


Io non dimentico.
Non dimentico e non perdono.
Manco per il cazzo.


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 15:06 commenti
Category: convinzioni
venerdì, 22 maggio 2009

MadameRevanche: "E quindi adesso può stare tranquillo...Il GIP ha archiviato, altro che processo penale!!!! Può uscire a testa alta. Del resto, ogni tanto accade anche, di indagare un innocente...Meglio così. Vuol dire che la giustizia funziona e che le persone perbene ottengono il riconoscimento dovuto, no?"

Cliente: "Essì, avvocato, grazie di cuore! E' vero, io sono innocente! Ed ora sta scritto sulle carte, pure!...Però...Io l'avevo detto, avrei fatto meglio a dargli due TRUONi in testa, a quello stronzo!"

MadameRevanche: "......"


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 14:10 commenti (2)
lunedì, 18 maggio 2009

"Barbarèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè!!!!"
L'urlo primitivo buca l'antimateria di Skype.
E' il mio migliore amico, questo troglodita confuso da una connessione non eccelsa che ne mischia gli occhi celesti ed i denti candidi in una spirale indistinta.
"Yes, we can, BUANA!"
"Uh, abbiamo i nervi tesi...Dica, dica...."
Mentre snocciolo, impietosa e triste come la Morte, detti, ridetti e contraddetti di quella che, a dire la verità, è la più cocente delusione umana degli ultimi due anni, l'immagine si mette a fuoco.
Io parlo veloce ed asciutta, rispondo alle domande in modo circostanziato e lo guardo, e so in ogni istante che non troverò mai sulla sua faccia compassione o arroganza.
Ascolta, Dr. Psycho, con la testa di lato, annuisce ogni tanto e mi sorride.
"E bon!" chiudo, e cerco con tutte le mie forze di mantenere un minimo di marziale rigidezza.
"Beh, non credo che ti stupisca il fatto che non sia esattamente Lord Brummel...".
Sorrido.
"No, macchè. Ma tra una passeggiata a cavallo nel parco e Giuda ci sarà pure una via di mezzo, no?".
"Senti, Sharignocca...Te la metto giù come piace a te. Il maestro bussa tre volte e poi si ritira. Quante volte hai bussato, tu?"
"Cinque."
"E perchè non ti sei ritirata?"
"Perchè non sono un Maestro, temo."
"Errore. Cito sempre dalle tue boiate new age: Il maestro arriva quando l'allievo è pronto. Tu sei arrivata ma il tuo allievo ha un piccolo problema: pensa di non aver niente da imparare, come ogni ignorante che si rispetti.".
"Non essere duro."
"E tu non essere molle. Se poi vuoi che piangiamo insieme, piangiamo..."
No, non voglio che piangiamo insieme. Voglio esattamente ciò che sto ottenendo, qualcuno che abbia il coraggio e l'onore di prendere la spada e mettermi finalmente a mio agio, perchè son settimane che mi sento a disagio.
E mi sento a disagio perchè ho la sensazione di essere un rifugio.

"Se utilizzate l'amore come fuga, l'estasi non durerà a lungo [...] servirsi di una relazione come rifugio, anche a livello inconsapevole, è una mancanza di rispetto nei riguardi del proprio compagno e di se stessi. La felicità non sarà mai raggiungibile senza un cambiamento interiore [...] La felicità non è una condizione che possa dipendere dall'altro: la si deve raggiungere per se stessi. Il solo modo per farlo è di sviluppare il carattere e le nostre capacità come esseri umani, di realizzare appieno il nostro potenziale»

"Devi imparare ad accettarlo, Barbarè...Per certe persone sarai sempre il massimo obiettivo possibile. POSSIBILE. Poi inizieranno ad abbassarti al loro livello. Perchè anche accettare di avere una virgola da imparare da qualcuno richiede saggezza ed intelligenza. Non tutti lo sono. La maggior parte è avida.".
Già, la maggior parte è avida.
Ma io non penso mai per fette statistiche.
Io penso sempre uno-a-uno, e questo anzi rafforza la mia visione del mondo.
Ed in questo uno-a-uno pare che abbia perso.
"Pensa ad una grande tela bianca al centro di una stanza. Fai entrare 100 persone dotate di pennarello e chiedi loro di usarlo. Solo una decina farà un disegno od una firma in un posto scelto sì da non imbrattare tutto. Il tuo Lord Brummel è colui che sgomita per arrivare prima degli altri e piazzare la sua grande firma od uno scarabocchio esattamente al centro, e magari in modo da occupare più spazio possibile."
La metafora, naturalmente, mi colpisce.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che c'è una cosa che non riesco ad ingoiare.
Una patata bollente, diciamo.
"E ti meravigli? Vuoi fare a botte con me?"
"Sì, certo."
"Chi colpisce per primo colpisce due volte. E sia. Ti rinfaccia i tuoi valori perchè sono le sue mancanze. Non scendere a compromessi, per esempio. Ma va anche più oltre. Ti bacchetta perchè non sei accogliente col suo amico. Quello stesso amico a cui mente. Ma tu devi essere accogliente. Perchè rischi di pregiudicare la SUA posizione. Una persona normalmente orientata al bene sarebbe orgoglioso di te e della tua onestà. Non la vedrebbe come un ostacolo. La considererebbe un esempio. Ed una volta che tu effettivamente hai mutato atteggiamento, il dado è tratto. Il livello può scendere ancora.".
Sottoterra, come le patate.
"Non puoi insegnare a chi pensa di non aver niente da imparare. E non puoi imparare nulla da chi non insegna. Perchè insegnare significa scambiare. Questa gente non scambia. Prende.".
Bam! Bam!
Colpita due volte.
Forse così è troppo facile, penso, parlare dei tuoi guai con qualcuno che è esattamente come te. Forse così è troppo facile. Ma anche no.
Perchè la Verità è universale.
"Com'era, quella tua frasetta? Credere l'incredibile, ottenere l'impossibile... Credi l'incredibile e non otterrai altro che questo. Delusioni."
Che cos'è la fede? Una spada nelle mani di un eroe.
Una spada utile.
Efficace.
Affilata.
Affidabile.
Mi torna su come un singhiozzo.
“Una donna che si dedica al Gohonzon attira la felicità in questa vita e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà sempre. Come una lanterna nell’oscurità, come un forte braccio che ti sostiene in un sentiero infido, il Gohonzon ti proteggerà, signora Nichinyo, ovunque tu vada.”
Dr. Psycho sorride.
"Non ne dubitavo affatto, sallo....Prosegui, Signora Revanche. E se il Gohonzon non ti protegge, sparagli. ...Perchè hai quella faccia strana? ...."
Perchè?

In vino veritas, in Tennent's Super buddhitas


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 13:47 commenti (9)
venerdì, 15 maggio 2009

Ed insomma, io ho un problema.
Sono Naomi.
Naomi Campbell, per la precisione.
Non da sempre. Da circa sei anni.
Me ne stavo tristemente allungata sul divano, ero al mare e guardavo la tv. Quando solo posare un piede a terra ti fa partire una fitta di dolore come uno shuttle pronto a far base nel tuo cervello, converrete che la spiaggia è una chimera, una di quelle cose da inserire nella lista del "vorrei ma non posso" e sperare di sopravviverci.
Alla lista, dico.
Ero al mare e me ne stavo sul divano, piantata lì come questo plinto di cemento, ad arrugginirmi malinconica.
E l'ho vista.
Naomi, dico.
Sfilava credo per Versace, abito mini e sandali con le zeppe altissime.
Anche queste nella lista del "vorrei ma non posso".
La guardo affrontare la passerella e capisco a pelle perchè la chiamano La Pantera.
Naomi non cammina.
Naomi ... panterizza.
Ma è umana. E le zeppe sono disumane.
Cade.
Finisce col sedere a terra, le gambe aperte a compasso con quelle zeppe immonde che le inchiodano i piedi a terra.
Una posa grottesca, da pupo spezzato.
Roba che stai lì e preghi che qualcuno ti spari.
Perchè se ti rialzi sei condannata allo sfottò eterno.
Non lei.
Lei sorride ancora più forte, si tira su e riparte.
Ridendo.
Ma non con quel sorriso finto da mannequin.
Sta proprio ridendo. Di se stessa. E, credo, anche di quelli che la applaudono.
La tigre ed il dragone. Tutto in uno.
Non so dirvi l'ammirazione che ho provato per Naomi, in quel momento.
Per il modo in cui ha volto a suo vantaggio una situazione che avrebbe fottuto chiunque.
Sono diventata Naomi, quella mattina.
E sono andata in spiaggia.
Sorridevo beata. Dietro le fitte lancinanti ed i bestemmioni.
Liquidavo gli sguardi compassionevoli di parenti ed amici dall'alto delle mie zeppe mentali.
Non ho mai più camminato curva. Un passo dopo l'altro. Sorridendo.
Poi è arrivata Gloria.
Gloria Gaynor, naturalmente.
Quella che sopravvive, per intenderci.
Ecco, Naomi, nelle mie scarpe, cantava I will survive.
L'ha cantata persino al telefono.
Dall'altra parte c'era un fidanzato.
Uno che, dopo tre anni di miei costanti "sopravvoliamo" alle sue intemperanze, la sera che sono sbottata ha GIUSTAMENTE commentato, stupefatto come Cristiana F allo zoo, "Minchia, e che è? La rivolta degli schiavi???".
Già, gli schiavi. E' così che vengono definite le persone troppo educate, troppo comprensive, troppo tolleranti.
Bon, quella sera c'è stata la rivolta degli schiavi, sì.
Ma senza spargimenti di sangue.
Nel modo curioso che ho io di affrontare la ripugnanza.
Ho declamato tutta la canzone della Gaynor in italiano.
Non se n'è accorto, l'imperatore.
Era troppo occupato ad attendere l'arrivo dei leoni. O del Ku Klux Klan.
Insomma, di qualcuno che ponesse fine alla rivolta degli schiavi.
Mentre snocciolavo I will survive, io non lo sapevo.
Ma Naomi aveva trovato un volto, dentro le mie Converse.
Era questo.

Occhi socchiusi, colori brutali e l'idea che dietro quella quiete ci fosse qualcosa di magico e spaventoso pronto a spiccare il balzo.
Io la guardo sempre, questa statua enorme e meravigliosa. Vado a Reggio e non manco mai di passare a salutarla.
E mi chiedo che denti abbia, dietro quel sorriso così buddista.
"Mi sono sbriciolata, forse? Hai pensato davvero che cadessi morta per terra? Oh, no, no, io sopravvivo."
Ho passato i tre mesi successivi a respingere i suoi tentativi di farmi smettere.
Di sopravvivere.
Ha tentato con ogni mezzo. Mi è toccato querelare gente, difendermi da accuse bestiali.
Ma sono sopravvissuta.
E' questo che mi rende pericolosa.
Il fatto di essere una sopravvissuta gentile.
Perchè io dei casi miei parlo poco, e cerco sempre di sopravvolare.
Ma non sono una stupida.
E soprattutto non sono una vittima.
Non più.
Nevermore, come direbbe Edgar Allan Poe.
Ed insomma, tra Naomi e Gloria abbiam messo ordine in quel casino psicofisico che era la mia vita.
C'è voluto parecchio tempo, e molta fatica, ma alla fine ne siamo usciti.
C'era solo un piccolo particolare che non quadrava ancora.
Poi, per fortuna, sono arrivati i Radiohead.
Era agosto, son passati nove mesi e sembrano nove secoli.
Ero lì, nella piazzetta del Metropolis, quella sfigata dove non va mai nessuno, mi rimiravo la panchina che per me coincideva con un momento di rara bellezza ed ascoltavo il mio Shuffle.
Parte Creep, che io non avevo mai sentito.
E dice così.

"Non mi importa se fa male
Voglio avere il controllo
Voglio un corpo perfetto
Ed un'anima perfetta
Voglio che a te importi
Quando non ci sono.
Sei così fottutamente speciale
Io desidero essere speciale."

Il bello della musica è che ognuno ne prende ciò che vuole.
Io ho ascoltato Creep e me ne sono convinta.
Di essere fottutamente speciale, dico.
Quindi, mi sono ripresa il corpo.
E m'è tornata in mente la rivolta degli schiavi.
Ed ho pensato "Mai più.".
Nevermore.
Così, mi perdonerete se non sono esattamente la campionessa mondiale di schiavitù.
Io sono di Trani. Venti chilometri più a sud c'è Molfetta. La patria di Caparezza.
Comprenderete, quindi, che concordo col Capa.
"Non ha capito che sono disposto/ a stare sotto/solamente quando fotto.".
E' spirito campanilistico, mica cattiveria, credetemi.

Così, oggi pomeriggio, a studio, mi è partito uno Shuttle. Nell'orecchio destro. Poi m'è uscito sangue dal naso.
E' così che non ti viene l'ictus, quando la tua pressione schizza improvvisa a 130, mentre tu hai sempre avuto una massima degna di un iguana.
Ti esce sangue dal naso e sei salvo.
I will survive, appunto.
Ho tutta la vita da vivere.
Ma se poco poco sento aria da "rivolta degli schiavi", monto sulle zeppe e, quanto è vero che sono Naomi, declamo Il Corvo di Edgar Allan Poe.
E riparto in passerella.
Perchè ha ragione un mio amico.
"Sii seria...Niente può DAVVERO andare male quando stai per entrare in un jeans Levi's taglia 44!".



Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 21:22 commenti (4)
domenica, 10 maggio 2009

E ci risiamo.
Come l'anno scorso, il caldo è arrivato improvisamente, ma a differenza dell'anno scorso io non ho più un guardaroba faranoico pronto per ogni stagione, e così esco con mammà intabarrata in un cappottino bianco che mi fa sudare solo a guardarlo.
Ma almeno non è il sudore freddo che mi ha imperlato la fronte quando, rimirandomi allo specchio nel giacchino blu notte dell'anno scorso, ho sentito mio padre esclamare: "Complimenti, Bà, sembri uno spaventapasseri!" per quanto mi andava largo ed informe...
E mi rifugio da Zara in cerca di un'assoluzione, e mi guardo nello specchio mentre mi fisso alla vita una cinturina bianca che decora un giacchino da motociclista fashion candido come la neve e perfettamente aderente al mio corpo, e penso che sì, ce la posso fare a perdere un altro paio di chili e finirla, con questa dieta...
E passeggio, incurante degli sguardi altrui, se non fosse per due miei ex fidanzati a spasso per il corso, uno con moglie a carico e l'altro trincerato nel suo iPod di cui potrei declamare la playlist senza averla mai sentita.
L'ammogliato cammina con le braccia intorno al corpo, la postura identica a quella di sedici anni fa, ed identica è la nostalgia che gli invade gli occhi quando mi guarda, ma io sono talmente lontana, adesso, talmente intangibile nel mio sguardo proiettato al futuro che quel rimpianto mi genera un fastidio insopportabile...

Non tanto insopportabile come la ripulsa che mi invade solo un paio d'ore dopo, mentre me ne sto seduta ad un tavolino a Piazza Kennedy ed ascolto, incredula, uno che condivide con me un aperitivo e la sua precisa visione della MIA vita, di cui ad essere onesti non sa un cazzo, ma evidentemente tanto gli basta per tagliare giudizi a fette grosse.
Così, sorseggio sempre più silenziosa il mio Campari Bitter mentre la disamina di come sono e di come ho vissuto prosegue, ma non per bocca mia, chè io, in questi casi, ho imparato da tanto a tacere.
Prosegue per bocca di uno che trova sinanche di che commentare sulla mia nuova borsa Chromia bianca e oro e sulla mia proprensione al consumo, e lo fa, naturalmente, dall'alto della sua fichissima polo Aereonautica Militare, le Nike ben allacciate e l'orologio figo che gli cinge il polso.
E taccio, mentre vengo neanche tanto velatamente accusata di essere una creatura mitologica, mezza donna e mezza nirvana, io che seguo pedissequamente le regole e non ho istinti omicidi, ma solo perchè, ed è questa la rivelazione dell'anno, non vengo dalla strada e non sono mai stata vittima di violenze ed ingiustizie.
Il che, converrete, detto ad una che ha preso un calcio nella schiena ed ha quasi perso l'uso delle gambe non è esattamente la cosa più veritiera da dire, eh.
Ed è esattamente questa l'immagine che mi viene su, Barbara che crolla a terra con un rantolo, ed a questa se ne affiancano altre due.
In una ci sono io che piango sulla panchina della Villa di Reggio quando mi rendo conto che la gamba destra non mi risponde più.
Nell'altra, piango uguale, ma sono al funerale di Roberta Lanzino.
Io, che non sono mai stata vittima, e quindi "seduta qui a prendere l'aperitivo puoi fare tutta la filosofia che vuoi...", perchè io non conosco la rabbia cieca, quella, per dire, che mi fece letteralmente aggredire il prete che ci faceva religione quando, parlando giustappunto di Roberta Lanzino, ebbe a dirmi che non avevo il diritto di scagliarmi contro gli assassini/stupratori di quella povera ragazza in quanto, essendo io portatrice insana di minigonna, ero "una di quelle che se la vanno a cercare".
Ecco, io quella mattina mi andai a cercare l'omicidio, almeno a giudicare dai commenti basiti dei tre compagni di terza liceo - io ero in quarta ginnasio - che intervennero a salvare il prete su cui io gravavo con tutto il peso mentre valutavo se strangolarlo.
Ma io, io non vengo dalla strada, sono una buddista, io....
Ed a ben vedere, è esattamente questa frase che esce dalla bocca del predicatore fai da te - ovvero che me la sono andata a cercare, la sua reazione scomposta - che mi fa definitivamente sbarellare.
E siccome io mi conosco bene, e so benissimo che quando mi sale dentro il latrato poi finisco davvero per fare "terrore e miseria del terzo reich", cerco una via di scampo a quella rabbia, ma sono lì, inchiodata a quel cazzo di tavolino come una farfalla su un cartoncino, e la carogna non cessa dal montarmi dentro, e volgo disperata lo sguardo sulla piazza, e finalmente lo trovo, un punto da fissare.
E' una strepitosa borsa di Ralph Lauren, che i miei 11 decimi mettono perfettamente a fuoco, e la fisso e "stacco".
Cerco il mio gancio in mezzo al cielo, qualcosa che mi sollevi via da quel tavolo e da quella piazza maledetta, e la voce del mio autonominatosi giudicante si annulla mentre io mi concentro sul mio latrato interiore e pronuncio, nella testa, Nam myoho renge kyo ad una velocità spaventosa.
Ruggite come leoni, ci insegna Nichiren, ed io ruggisco con ogni mia fibra, ma senza fiatare, mentre fisso la borsa di Ralph Lauren, sempre più indistinta, e recito il sutra con la fede piena e gagliarda nel fatto che mi porterà via di lì, che il gancio mi solleverà.
Ed accade, naturalmente.
Non certo in senso fisico, ma in senso mentale.
La borsa si ricompone e si rimette a fuoco, la piazza ricomincia a cicaleggiare ed io mi giro verso il mio censore, che non sa un cazzo di me ma ha comunque molto da insegnarmi.
"Oh, ma lo sai che ti dico? - prorompo senza nemmeno molta acredine - Ma fai quello che ti pare, chi se ne fotte. Ma non mi scocciare. Sai quanto me ne fotte? Fai come vuoi, ed io farò ciò che devo. Ma non mi scocciare.".
E' tanto il sollievo che provo, nel mettere finalmente le distanze, che ripeto almeno tre volte "chi se ne fotte" e mi ascolto e non ho l'accento pugliese che mi vien su quando mi incazzo.
Mi ascolto, ascolto la mia buddità che emerge.
E scopro che buddha era napoletano.
 


Decretato ed emanato da MadameRevanche Ora: 14:57 commenti (7)